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Come i clan usano gli e-wallet per riciclare denaro sporco
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Come i clan usano gli e-wallet per riciclare denaro sporco

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Veloci e meno tracciabili dei conti correnti tradizionali, i servizi di portafoglio elettronico sono la frontiera più tecnologica del riciclaggio: come girano i proventi del gioco d’azzardo infiltrato dalle mafie

Come i clan usano gli e-wallet per riciclare denaro sporco

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Come i clan usano gli e-wallet per riciclare denaro sporco

Veloci e meno tracciabili dei conti correnti tradizionali, i servizi di portafoglio elettronico sono la frontiera più tecnologica del riciclaggio: come girano i proventi del gioco d’azzardo infiltrato dalle mafie

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Il manuale del riciclaggio di capitale mafioso italiano via gioco d’azzardo prevede, secondo quanto emerso in anni di indagini, tre passaggi. Primo: aprire una società in un Paese che non fa troppe domande durante la procedura per richiedere la licenza per il gioco online. Secondo: creare una rete di centri scommesse in Italia dove i giocatori possono venire a conoscenza del marchio e fare le loro puntate direttamente. Il controllo del territorio esercitato dai clan facilita il lavoro alle aziende mafiose. Terzo step, il più difficile: trovare un metodo di pagamento per far transitare i soldi tra le agenzie italiane e la case madre all’estero.

Data l’origine illecita – sono infatti proventi di attività dell’organizzazione criminale – devono passare il più inosservati possibile. Dalle casse delle piattaforme di gioco passano però fino a diverse centinaia di migliaia di euro al giorno: la possibilità di controlli delle autorità finanziarie e antiriciclaggio è molto alta. Le banche tradizionali sono obbligate a segnalare possibili operazioni sospette, tra cui vengono inquadrate anche quelle che hanno un ammontare particolarmente rilevante. A chi rivolgersi, quindi?

La risposta, secondo le indagini, sono alcuni istituti di moneta elettronica, operatori finanziari meno noti al grande pubblico, che si sono ricavati una nicchia di affari servendo clienti ad alto rischio, in gran parte nel mondo del gioco online. Il vantaggio: consentono spostamenti di denaro pressoché immediati che secondo gli investigatori «sfuggono ai sistemi di tracciabilità in Italia».

La moneta elettronica è l’equivalente digitale del denaro contante, memorizzato su un dispositivo elettronico o su un server remoto. Gli istituti di e-money non hanno filiali fisiche ma forniscono ai clienti account online dove caricare e gestire la valuta elettronica.

Dopo il caso Wirecard

Wirecard, l’ex gioiellino tedesco della fintech finito in bancarotta nell’ambito della più importante inchiesta internazionale mai fatta finora sul settore della tecnofinanza, è stata tra le società che hanno gestito pagamenti digitali e trasferito fondi illeciti di siti di scommesse infiltrati dalla mafia. Ma non è l’unica. Anzi, stando alle carte di diverse indagini antimafia, altri due tra i più importanti servizi di moneta elettronica sono coinvolti: Skrill e Neteller. Il primo è Global Payment Partner del Milan da maggio 2020; il secondo nel mondo del calcio sponsorizza il Crystal Palace, una delle squadre di Londra in Premier League, e sovvenziona l’Italian Poker Tour dal 2013.

Un tempo rivali, oggi Skrill e Neteller fanno parte dello stesso gruppo: il colosso dei pagamenti digitali Paysafe. Sede sull’Isola di Man e proprietà in mano a due tra i più grandi fondi di private equity al mondo, Blackstone Group e CVC Capital Partners. Per avere un’idea della potenza di fuoco, Blackstone in Italia è il fondo che si è comprato il 20% di Versace e la storica sede del Corriere della Sera, mentre CVC è in trattativa da maggio per acquistare il 20% della Serie A di Calcio.

Il loro prodotto di punta sono gli e-wallet, salvadanai virtuali collegati a un indirizzo email, dove gli utenti possono depositare o prelevare denaro, e inviarne ad altri dal proprio conto.

È possibile che Skrill, Neteller e la capogruppo Paysafe non fossero a conoscenza dei legami degli operatori di gambling con la criminalità organizzata. Ma, in quanto organismi finanziari regolamentati, devono aderire ai più alti standard anti-riciclaggio e segnalare ogni operazione sospetta.

Paysafe, raggiunta da IrpiMedia dice di disporre di «meccanismi di compliance onnicomprensivi affinché venga scongiurato l’utilizzo irregolare dei servizi». «Una traccia elettronica delle transazioni completate da un cliente è sempre disponibile – specificano da Paysafe – e se identifichiamo un comportamento sospetto, blocchiamo immediatamente gli account e, se appropriato, segnaliamo tale attività alle autorità responsabili».

Paysafe ha segnato ricavi per 525 milioni di dollari nel 2019. Un successo frutto di un’astuta mossa commerciale: servire una di quelle nicchie di mercato in rapida crescita ma che le banche tradizionali non vogliono toccare, il gioco d’azzardo online. Nel 2017, ultimo anno in cui Paysafe ha divulgato dati dettagliati, il settore rappresentava il 45% dei ricavi totali di Paysafe. Fino a qualche anno prima il gambling pesava fino al 95%, a detta dei vertici dell’azienda.

Perché il mercato europeo

L’inarrestabile ascesa di Skrill e Neteller affonda le radici nel boom dei siti di scommesse e casinò virtuali dei primi anni Duemila. Fondata nel 2001 a Londra, Skrill è diventato il primo istituto di moneta elettronica a ricevere la licenza dalla Financial Conduct Authority, l’autorità di vigilanza dei mercati finanziari britannica. Nato due anni prima Neteller dalle menti di due canadesi, Stephen Lawrence e John David Lefebvre, Neteller nel 2004 si è trasferito nel Regno Unito per quotarsi su un listino della borsa di Londra, raccogliendo 70 milioni di dollari.

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