Gli investimenti milionari della camorra nei grattacieli di Dubai
Gli investimenti milionari della camorra nei grattacieli di Dubai
In principio fu Imperiale.
Spagna, agosto 2006. In una villa a Marbella, sulla Costa del Sol andalusa, si riuniscono i cognati Raffaele Amato e Cesare Pagano. Nella villa, presa in affitto, Pagano vive con la famiglia.
Per i due boss del clan di camorra degli “Scissionisti”, la prima faida di Scampia – che li ha visti contrapposti ai i figli del boss Paolo Di Lauro – si è conclusa da poco, lasciando sul terreno oltre cinquanta morti. Nella loro guerra per il controllo delle piazze di spaccio di Scampia e Secondigliano ha giocato un ruolo determinante un giovane trafficante di droga e armi che opera fra la Spagna e Amsterdam: Raffaele Imperiale, detto “Lello o’ parente”.
L’inchiesta in breve
- Raffaele Imperiale, ex broker della cocaina per la camorra, è stato uno dei primi ad accorgersi delle potenzialità di investire a Dubai, al punto da trasferirsi nel 2013 stabilmente nell’emirato, dove ha realizzato investimenti immobiliari per decine di milioni di euro
- Non è stato solo lui a investire nel mattone emiratino. Utilizzando una fuga di informazioni condivisa con Occrp dall’organizzazione C4ADS, IrpiMedia ha scoperto che diversi imprenditori, accusati di avere collegamenti con la camorra, hanno comprato residenze di lusso a Dubai
- Fra questi c’è Ciro Arianna, imprenditore napoletano in passato residente a Dubai e arrestato nel 2019 a Napoli per traffico di sigarette fra l’emirato e il capoluogo campano. È considerato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli uno dei riciclatori di Raffaele Imperiale
- Ciro Arianna a Dubai è stato proprietario di un appartamento di lusso dal valore di quasi 2 milioni di euro
- Seguendo Imperiale, nel tempo a Dubai si sono trasferiti diversi membri della criminalità organizzata campana. Tuttavia, dopo l’arresto del broker nel 2021, l’emirato sembra non essere più un rifugio sicuro per la camorra e molti sono stati arrestati
Imperiale è ancora sconosciuto alle forze dell’ordine, ma con i boss Amato e Pagano è «in estrema confidenza»: un narcotrafficante sullo stesso livello, se non più alto in grado, degli stessi capi “Scissionisti”.
Imperiale li aveva raggiunti a Marbella per parlare di investimenti. A raccontare dell’incontro di Marbella quasi dieci anni dopo sarà un collaboratore di giustizia, anche lui presente nella villa di Cesare Pagano. Quando Imperiale inizia a parlare, l’altro boss, Raffaele Amato, congeda il pentito e lo manda a preparare il caffè. Non saprà mai se e di quali investimenti parleranno i tre camorristi, ma ricorda un dettaglio: Imperiale «disse che lui era stato a Dubai e che quello era un territorio nuovo buono per fare investimenti».
L’inchiesta Dubai Unlocked
Questo articolo fa parte dell’inchiesta collaborativa Dubai Unlocked, condotta per l’Italia da IrpiMedia. È un lavoro giornalistico di 74 partner internazionali da 58 Paesi, coordinati dalla testata finanziaria norvegese E24 e da Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp), che ha scoperto come Dubai continui a rimanere un paradiso fiscale, nonostante i recenti progressi in termini di normativa antiriciclaggio. L’inchiesta è nata da un leak ottenuto dal Center for Advanced Defense Studies (C4ADS), un’organizzazione non profit con sede a Washington che effettua ricerche sulla criminalità e sui conflitti internazionali e poi condiviso con E24 e Occrp.
Le rivelazioni del progetto Dubai Unlocked si basano su una serie di leak, principalmente dal 2020 al 2022. La maggior parte proviene dal Dubai Land Department, il catasto, e da compagnie pubbliche che erogano servizi come acqua ed elettricità. I dati forniscono una panoramica dettagliata su centinaia di migliaia di proprietari a Dubai, oltre che informazioni sugli immobili e sul loro utilizzo. I giornalisti di Dubai Unlocked hanno trascorso mesi a verificare l’identità delle persone che compaiono nei dati e a confermare lo status delle loro proprietà, utilizzando documenti ufficiali, ricerche su fonti aperte e altre fughe di informazioni.
I dati hanno permesso di scoprire centinaia personaggi di pubblico interesse, compresi trafficanti di droga, truffatori, evasori fiscali, politici e individui sotto sanzioni.
Questa intuizione – quando ancora solo da pochi anni Dubai aveva autorizzato gli stranieri a comprare ville e appartamenti – è decisiva. Al punto che Imperiale, all’epoca un semplice imprenditore immobiliare, lascia l’Olanda per vivere stabilmente a Dubai alla fine del 2013. Inaugurando un decennio d’oro in cui la camorra ha utilizzato sistematicamente gli investimenti nell’emirato per ripulire i proventi del traffico di droga e per sfuggire agli arresti.
Non è stato solo Imperiale, tuttavia, a investire personalmente nell’immobiliare dell’emirato. Utilizzando una fuga di informazioni condivisa con Occrp dall’organizzazione C4ADS, IrpiMedia ha scoperto che diversi imprenditori, accusati di avere collegamenti con la camorra, sono indicati come proprietari di appartamenti a Dubai.
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A quasi quindici anni dall’intuizione di Imperiale su Dubai come «territorio nuovo» per investire, la fama dell’emirato come centro di riciclaggio e rifugio per la criminalità organizzata si è ormai diffusa. Ne discutono nel 2020 alcuni presunti appartenenti alla ‘ndrangheta – la famiglia è quella dei Morabito – in una chat criptata agli atti dell’operazione Eureka, condotta dalla Procura di Reggio Calabria. Stanno valutando proprio gli Emirati come luogo ideale per trascorrere la latitanza:
«Tanti sono a Dubai (…) anche sti napoletani sono là, e non riescono fargli (sic) estradare», dicono. «Vero la se si paga si sta tranquilli».
Al sicuro
A Dubai Raffaele Imperiale insedia la sua base logistica, da cui organizza le forniture di cocaina dal Sud America per i clan campani. La sua organizzazione – secondo quanto riportato dalla stampa – ricicla il denaro sporco acquistando oro fino a 40 chili a settimana, criptovalute e, soprattutto, finanziando progetti immobiliari: Imperiale infatti, prima ancora di trasferirsi negli Emirati Arabi Uniti, aveva già investito 30 milioni di euro nell’acquisto dell’isola artificiale di Taiwan, nel complesso ancora in costruzione di The World, a largo delle coste emiratine. Dopo il suo arrivo a Dubai aveva anche commissionato la progettazione di 10 ville dal valore di 20 milioni di euro.
Consultando il verbale dell’interrogatorio di Corrado Genovese – accusato dalla Procura di Napoli di essere il «gestore della contabilità complessiva dell’organizzazione» di Imperiale – IrpiMedia ha scoperto che il narcotrafficante campano, prima di essere arrestato nell’agosto 2021, aveva a disposizione almeno due immobili nelle zone più lussuose di Dubai.
Interrogato dai Pm nel marzo scorso, Genovese spiega di essere stato invitato da Imperiale in «una villa in Jumeirah Golf Estate». Era questo, secondo la DDA di Napoli, l’ultimo indirizzo conosciuto del narcotrafficante. Si tratta di un complesso di residenze di lusso e campi da golf, dove le ville arrivano a costare anche oltre 10 milioni di euro. Lì, il contabile incontra per la prima volta Imperiale di persona e, dice, «pianificammo il “lavoro di cambisti”».
«A luglio 2020 – mette a verbale Genovese – Imperiale si trasferì in un’altra abitazione, in una nuova villa ad Emirates Hills, ove verrà poi arrestato». Emirates Hills è uno dei distretti più costosi di Dubai, dove le ville si vendono per cifre fino a 40 milioni di euro. Conosciuta come la «Beverly Hills di Dubai», è una comunità chiusa, protetta dall’esterno da un servizio di sicurezza privata.
Come raccontato dall’Irish Times – una delle testate che hanno lavorato all’inchiesta Dubai Unlocked – fra i proprietari di Emirates Hills c’è stata anche la famiglia irlandese Kinahan. Considerata dagli investigatori una delle maggiori gang di narcotrafficanti in Europa, ha posseduto nell’esclusivo complesso una villa di oltre 2200 metri quadrati, con piscina interna ed esterna e sei posti auto. I Kinahan erano in stretti rapporti con Imperiale, tanto che nel 2017 il broker napoletano ha partecipato al matrimonio di uno di loro, Daniel, al Burj Al Arab, l’hotel di Dubai a forma di vela.
A Emirates Hills Imperiale è rimasto al sicuro – nonostante la sua presenza a Dubai fosse nota – fino all’estate del 2021, quando è stato fermato perchè in possesso di un passaporto falso intestato ad Antonio Rocco. Per questo motivo verrà espulso nel febbraio 2022. Le numerose richieste di estradizione avanzate dall’Italia nei confronti delle autorità emiratine – intraprese fin da quando, nel 2016, Imperiale era indagato per riciclaggio dei proventi della cocaina trafficata dagli “Scissionisti” – sono sempre rimaste inascoltate. Anche dopo che Imperiale, l’anno dopo, era stato condannato con rito abbreviato a 18 anni di reclusione.
Dal Vesuvio a Dubai
Nel suo racconto ai magistrati, Genovese fa anche altri nomi. Uno in particolare compare nei dati di Dubai Unlocked come investitore nel mattone emiratino. Si tratta di Ciro Arianna, imprenditore campano protagonista di diverse indagini della procura di Napoli.
Ciro Arianna, 38 anni, è originario di Ottaviano, piccolo comune alle pendici del Vesuvio, ma dal 2017 si era trasferito a Dubai. Tre anni dopo era stato indagato nell’operazione Blonde Arabs della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, per contrabbando di sigarette – provenienti dagli Emirati e spedite tramite container nel porto partenopeo – e arrestato nel capoluogo campano a dicembre 2019. Uno degli indagati era stato accusato di aver favorito il clan Di Lauro.
Nei dati catastali dell’inchiesta Dubai Unlocked analizzati da IrpiMedia, a nome di Ciro Arianna risulta acquistato un appartamento di lusso con tre stanze da letto. Si trattava di 143 metri quadri nella Sunrise Bay Tower, un grattacielo con vista sulle fronde dell’isola artificiale di Palm Jumeirah. La «vendita differita» direttamente dal costruttore è stata effettuata per l’equivalente di 1,7 milioni di euro il 10 novembre 2022, quando Arianna era già indagato. Ad oggi l’imprenditore napoletano non risulta essere più proprietario. IrpiMedia non è riuscita a contattare Ciro Arianna, e neppure la Procura di Napoli è stata in grado di indicarci il nome del suo avvocato.
Secondo quanto raccontato ai magistrati partenopei da Corrado Genovese, il contabile di Imperiale sarebbe entrato in contatto con l’organizzazione del narcotrafficante proprio attraverso Arianna. «Ciro Arianna lo conobbi tramite amici, e cominciai a lavorare per lui. Aveva un’azienda con cui importava a Dubai caffè, pasta, ed altri prodotti italiani».
«Poi – prosegue Genovese – costituimmo una nuova compagnia, quando aprimmo un ristorante chiamato Borbone By The Beach. (…) Ciro Arianna importava in esclusiva negli Emirati, ma anche in Oman, Qatar Arabia Saudita e Sri Lanka, il Caffè Borbone». Contattato per un commento in merito alla partnership con Arianna, Caffè Borbone non ha risposto alle domande di IrpiMedia.
