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Il controllo della filiera logistica e la successione di vertice a Rosarno
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Il controllo della filiera logistica e la successione di vertice a Rosarno

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Fonte di Approfondimento Investigativo Validata: questure.poliziadistato.itItalia

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Clausola di Trasparenza & Diritto di Cronaca

Dossier e analisi redatti dalla redazione di Unclessify a partire da atti pubblici, registri ufficiali e documentazione declassificata rilasciati da questure.poliziadistato.it. La contestualizzazione storico-giudiziaria, la sintesi analitica e il commento critico sono a cura di Unclessify nel rispetto dell'art. 21 della Costituzione (diritto di informazione) e della dottrina del Fair Use / Pubblico Interesse.

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Documentazione & Atti Ufficiali

Lead: Rilevanza e interesse pubblico

L’infiltrazione della criminalità organizzata nelle arterie del trasporto su gomma e nella logistica agroalimentare costituisce una minaccia diretta alla libera concorrenza e alla trasparenza dei mercati essenziali. Gli atti giudiziari delineano come il controllo capillare delle commesse agricole nella Piana di Gioia Tauro non sia un fenomeno isolato, ma rappresenti il fulcro economico attraverso cui si rigenerano le gerarchie mafiose sul territorio calabrese.

Comprendere la struttura di questi apparati operativi permette di decodificare il meccanismo con cui la detenzione dei capi storici non interrompa la continuità del comando, delegata alle nuove generazioni. La documentazione investigativa offre una prospettiva primaria sui metodi di condizionamento del tessuto produttivo locale e sulle strategie di elusione dei provvedimenti di cattura.

Contesto storico e geopolitico

La cornice territoriale di Rosarno rappresenta da decenni un crocevia strategico per le dinamiche criminali della provincia di Reggio Calabria, dove la cosca Pesce ha storicamente radicato la propria influenza. La genealogia del gruppo affonda le radici nella figura storica di Giuseppe Pesce, detto unghia, deceduto nel 1992, e nel figlio Rocco Pesce, assassinato nel giugno 1969, delineando una complessa discendenza criminale che si tramanda attraverso legami di sangue.

Nel corso degli anni, l’azione di contrasto statale ha colpito ripetutamente i vertici dell’organizzazione, determinando periodi prolungati di latitanza e pesanti condanne. In questo quadro si colloca la figura di Marcello Pesce, nato a Rosarno nel 1964 e noto come U Ballerinu, condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria a 16 anni e 2 mesi di reclusione per associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni.

Le indagini condotte dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile reggina, avviate all’inizio del 2015, hanno seguito la rete di supporto logistico che ha garantito oltre sei anni di irreperibilità al latitante. Il contesto logistico della Piana, caratterizzato da un’intensa produzione agrumicola e ortofrutticola, ha fornito l’infrastruttura economica ideale per dissimulare attività illecite e movimentazioni finanziarie.

La cattura di Marcello Pesce, avvenuta il 1° dicembre 2016 all’interno di un’abitazione nel centro di Rosarno messa a disposizione da Salvatore Figliuzzi e dal figlio Pasquale, ha aperto uno squarcio fondamentale sulla rete di favoreggiatori. I due custodi del rifugio, arrestati in flagranza, hanno successivamente definito la propria posizione processuale patteggiando la pena per favoreggiamento aggravato.

Accanto alla linea di Marcello Pesce, le risultanze d’indagine evidenziano la persistente operatività del ramo facente capo a Vincenzo Pesce, classe 1959 e noto come u pacciu o Cenzo, benché ristretto in regime di carcere duro. La gestione detentiva del capoclan ha imposto una riorganizzazione funzionale, trasferendo l’esercizio del potere sul territorio ai figli emergenti.

Soggetti ed Enti Coinvolti

L’architettura soggettiva delineata dagli atti giudiziari comprende figure apicali, nuove leve generazionali e una fitta rete di intermediari economici e logistici. Di seguito si sintetizzano i profili principali censiti nell’ambito delle attività investigative:

Figure apicali e vertici storici

Marcello Pesce (classe 1964), figura centrale del casato mafioso, ha gestito una prolungata latitanza terminata nel dicembre 2016, coordinando affari economici e mantenendo la direzione strategica della consorteria attraverso intermediari fiduciari.

Vincenzo Pesce (classe 1959), detenuto al regime detentivo speciale, ha continuato a rappresentare il punto di riferimento carismatico per la propria articolazione familiare, la cui autorevolezza criminale è stata spesa direttamente dai propri discendenti diretti.

Antonino Pesce (classe 1982), soprannominato U pecura, figura di vertice attualmente detenuta dopo una trascorsa latitanza, a cui risultava riconducibile un consistente parco veicolare impiegato nei trasporti commerciali.

La reggenza generazionale e gli esecutori

Savino Pesce (classe 1989) e Antonino Pesce (nato a Cinquefrondi nel 1992), figli di Vincenzo Pesce, hanno assunto compiti direttivi e decisionali, pianificando le linee economiche del clan e negoziando alla pari la divisione delle tratte di trasporto con Marcello Pesce e Antonino Pesce classe 1982.

Michelangelo Raso, soggetto fiduciario dei fratelli Savino e Antonino Pesce classe 1992, operativo nella gestione materiale di automezzi sottratti al regime di libera concorrenza per conto dell’organizzazione.

Filippo Scordino e Rocco Pesce, individuati quali figure incaricate della gestione del settore del trasporto merci su gomma per conto terzi, operando in nome e per conto di Marcello Pesce durante la sua assenza.

Michelino Mangiaruga, ritenuto responsabile di favoreggiamento aggravato per aver agevolato la latitanza di Marcello Pesce a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Reggio Calabria il 20 maggio 2010.

Orazio Giordano (classe 1983), autotrasportatore catanese arrestato in flagranza l’8 febbraio 2015 presso gli imbarcaderi di Villa San Giovanni mentre guidava un mezzo carico di stupefacenti e denaro contante verso la Sicilia.

Strutture imprenditoriali e asset patrimoniali

Ditta Individuale di trasporto merci su gomma Di Nicolaci Giuseppe, con sede a Rosarno, formalmente intestata a Giuseppe Nicolaci ma strumentale agli assetti commerciali controllati dal gruppo, comprensiva di 6 semirimorchi, 3 trattori stradali e 1 autocarro targato riconducibili ad Antonino Pesce classe 1982.

Divisione Anticrimine e Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, congiuntamente al Servizio Centrale Operativo, quali autorità inquirenti delegate al contrasto delle strutture mafiose e all’esecuzione dei decreti di sequestro preventivo per un valore di circa 10 milioni di euro.

Analisi Critica delle Evidenze

L’analisi delle risultanze documentali mette in luce il duplice livello operativo del clan Pesce: da un lato l’infiltrazione coercitiva nelle filiere agroalimentari legali, dall’altro l’utilizzo delle medesime piattaforme logistiche per il narcotraffico interregionale. La gestione del comparto dei kiwi gialli prodotti a Rosarno costituisce un caso emblematico di illecita concorrenza.

«PESCE Antonino classe 1992 e PESCE Savino classe 1989 sono accusati di illecita concorrenza in concorso aggravata perché costringevano, con ripetute minacce, NICOLACI Giuseppe a non effettuare il trasporto dei kiwi gialli prodotti da una ditta di Rosarno, al fine di farlo eseguire a RASO Michelangelo che gestiva in maniera occulta un camion a loro riconducibile.»

L’imposizione delle tratte di carico ai danni dell’impresa di Giuseppe Nicolaci dimostra come l’intimidazione mafiosa alteri le dinamiche del libero mercato agricolo, sostituendo ai criteri di efficienza economica la forza d’urto del prestigio criminale paterno. I giovani fratelli Pesce hanno agito sfruttando l’eredità carismatica di Vincenzo Pesce per imporre la propria flotta veicolare fittiziamente intestata.

I riscontri probatori evidenziano inoltre la convergenza tra logistica su gomma e traffico di sostanze stupefacenti. Il controllo eseguito l’8 febbraio 2015 agli imbarchi di Villa San Giovanni ha documentato il sequestro di un camion con semirimorchio al cui interno erano celati 67 chilogrammi di marijuana e 82.350,00 euro in contanti, destinati alla piazza di Catania sotto la guida di Orazio Giordano.

Questo sequestro illumina la direttrice commerciale tra la Calabria e la Sicilia orientale, svelando come i vettori di trasporto convenzionali fungano da copertura per carichi illeciti ad alta redditività. Il flusso monetario intercettato testimonia la liquidità generata da tali canali e la necessità dell’organizzazione di reinvestire rapidamente i proventi in ulteriori attività economiche.

Tuttavia, l’analisi critica del quadro documentale rivela anche significative zone d’ombra. Sebbene gli atti certifichino sequestri patrimoniali per circa 10 milioni di euro, inclusi molteplici trattori stradali e semirimorchi, non emerge una mappatura esaustiva della committenza finale: resta da chiarire quanto le aziende produttrici fossero vittime di estorsione ambientale o beneficiarie consenzienti di tariffe logistiche imposte.

Un ulteriore interrogativo aperto concerne lo stato di latitanza di Antonino Pesce classe 1992, sottrattosi all’esecuzione della misura restrittiva. La sua irreperibilità sottolinea la persistenza di una rete logistica di supporto capace di rigenerarsi anche dopo la disarticolazione del gruppo storico e la cattura dei favoreggiatori di Marcello Pesce.

Trasparenza e Base Giuridica

Le informazioni, i dati anagrafici, i riferimenti cronologici e le contestazioni penali esposte nel presente dossier derivano integralmente dagli atti investigativi e dai comunicati ufficiali diramati dalla Questura di Reggio Calabria e dalla Polizia di Stato in relazione all’Operazione Recherche, consultabili sul portale istituzionale questure.poliziadistato.it.

La riproduzione, l’analisi e la diffusione di tali elementi informativi poggiano sulla base giuridica dell’articolo 5 della Legge 22 aprile 1941 n. 633, che esclude dalla tutela del diritto d’autore gli atti ufficiali dello Stato e delle pubbliche amministrazioni. L’elaborazione critica dei dati giudiziari risponde al pubblico interesse alla conoscenza delle dinamiche di contrasto alla criminalità organizzata e della tutela dell’economia legale.

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