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Istituzioni locali e vertici mafiosi a Reggio Calabria: l’asse tra la cosca Serraino e gli apparati pubblici
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Istituzioni locali e vertici mafiosi a Reggio Calabria: l’asse tra la cosca Serraino e gli apparati pubblici

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Fonte di Approfondimento Investigativo Validata: questure.poliziadistato.itItalia

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Clausola di Trasparenza & Diritto di Cronaca

Dossier e analisi redatti dalla redazione di Unclessify a partire da atti pubblici, registri ufficiali e documentazione declassificata rilasciati da questure.poliziadistato.it. La contestualizzazione storico-giudiziaria, la sintesi analitica e il commento critico sono a cura di Unclessify nel rispetto dell'art. 21 della Costituzione (diritto di informazione) e della dottrina del Fair Use / Pubblico Interesse.

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Documentazione & Atti Ufficiali

Interesse pubblico e continuità del potere criminale

La permeabilità delle istituzioni municipali e dei corpi dello Stato da parte della criminalità organizzata costituisce uno dei nodi critici per la tenuta democratica dei territori ad alta densità mafiosa. Quando le risultanze giudiziarie documentano la sovrapposizione tra cariche elettive di vertice, ruoli operativi nella pubblica sicurezza e legami diretti con i capi di una consorteria, l’analisi degli atti cessa di essere una mera cronaca per diventare un’indagine strutturale sui meccanismi del consenso e del controllo locale.

La ricostruzione delle vicende che legano la cosca Serraino a figure inserite nei quadri amministrativi di Reggio Calabria offre una chiave di lettura indispensabile per comprendere come le gerarchie mafiose mantengano la propria influenza anche attraverso le transizioni generazionali e i passaggi politici. Il valore documentale di tali evidenze risiede nella capacità di mostrare la continuità operativa del sodalizio ben oltre i singoli momenti repressivi.

Contesto storico e dinamiche territoriali tra Cardeto e Reggio Calabria

La presenza storica della famiglia Serraino affonda le proprie radici nell’area aspromontana di Cardeto, espandendo storicamente la propria sfera d’influenza verso i quartieri collinari e periferici di Reggio Calabria, in particolare San Sperato, Modena e San Giorgio. Questa direttrice geografica ed economica ha garantito alla cosca un ruolo centrale negli equilibri della ‘ndrina metropolitana, fondato sull’egemonia territoriale e sulla capacità di condizionare il tessuto socio-politico locale.

Nel corso degli anni, la guida del sodalizio ha visto al vertice figure storiche come il defunto Francesco Serraino, noto alle cronache come Don Ciccio, inteso «il re della montagna», e il fratello Domenico Serraino, classe 1945, inteso «Mico», a lungo sottoposto al regime carcerario speciale di cui all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario. La scomparsa di questi punti di riferimento ha imposto una riorganizzazione interna, culminata nel passaggio di consegne verso la nuova generazione.

Gli elementi raccolti dagli organi investigativi hanno documentato come il comando apicale della consorteria sia progressivamente passato nelle mani di Antonio Serraino, detto «Nino», figlio di Domenico e fratello di Alessandro Serraino, classe 1975, detto «Lisciandro». Questa linea di successione diretta ha preservato la compattezza della cosca, mantenendo intatte le relazioni con i sodali originari di Cardeto e la capacità di infiltrazione nelle articolazioni amministrative e produttive cittadine.

Parallelamente alle dinamiche interne di ‘ndrangheta, la scena politica del capoluogo reggino ha attraversato una fase caratterizzata da una progressiva saldatura tra consensi territoriali e cariche di governo locale. Il decennio compreso tra il 2002 e il 2012 ha registrato l’ascesa di figure capaci di muoversi agilmente tra la rappresentanza civica nei quartieri d’influenza della cosca e le cariche istituzionali di primo piano all’interno del Comune.

Attori e posizioni negli atti

L’impianto probatorio converge su una serie di profili individuali che ricoprono funzioni chiave all’interno della gerarchia mafiosa o nel raccordo con il contesto istituzionale:

  • Antonio Serraino, detto «Nino»: figlio del defunto Domenico Serraino («Mico») e fratello di Alessandro («Lisciandro»). Dagli atti emerge quale figura attualmente preposta al ruolo apicale in seno alla consorteria mafiosa della famiglia Serraino.
  • Sebastiano Vecchio, detto «Seby» (nato a Reggio Calabria l’8 febbraio 1973 e ivi residente): Assistente Capo Coordinatore della [[Polizia di Stato|Q1148721]], già in forza presso il Compartimento Polizia Ferroviaria di [[Venezia|Q641]] e sospeso dal servizio per motivi disciplinari. Sul piano politico-amministrativo ha ricoperto ruoli continuativi: consigliere della VII Circoscrizione (San Giorgio – Modena – San Sperato) dal 2002 al 2007; assessore alla Pubblica Istruzione della seconda giunta comunale guidata da Giuseppe Scopelliti dal 22 giugno 2007 al 5 luglio 2010; consigliere del [[Comune di Reggio Calabria|Q3680]] dal 20 giugno 2011 al 10 ottobre 2012, rivestendo contestualmente la carica di Presidente del Consiglio Comunale.
  • Antonino Fallanca (nato a [[Cardeto|Q54593]] il 13 agosto 1954, residente a Reggio Calabria): soggetto legato al contesto territoriale di Cardeto, titolare di attività imprenditoriali sottoposte a provvedimento cautelare reale.
  • Francesco Russo, detto Ciccio «lo Scalzo» o «‘u Scazzu» (nato a Cardeto il 24 agosto 1973, residente a Reggio Calabria): figura inserita nelle dinamiche operative del sodalizio di Cardeto.
  • Paolo Russo, detto «Zamburro» (nato a Cardeto il 2 ottobre 1961 e ivi residente): elemento radicato nella roccaforte d’origine del gruppo.
  • DDA di Reggio Calabria e DDA di Trento: organi giudiziari che hanno coordinato le indagini condotte rispettivamente dalla Squadra Mobile reggina e dal Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri.

Analisi critica delle evidenze e nodi aperti

La solidità dell’impianto analitico poggia sull’incrocio di filoni investigativi distinti ma convergenti. Da un lato figurano le evidenze della Squadra Mobile confluite nella prima operazione «Pedigree» del 9 luglio 2020; dall’altro, i riscontri raccolti dal ROS di Trento sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia trentina, a dimostrazione di una proiezione territoriale della cosca che supera i confini calabresi senza recidere il cordone ombelicale con Cardeto.

Un elemento documentale di particolare rilievo probatorio riguarda la pubblica condotta di Sebastiano Vecchio nel corso del suo mandato assessorile. Il 12 marzo 2010, mentre ricopriva la carica di assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Reggio Calabria, Vecchio prese parte ai funerali del boss Domenico «Mico» Serraino, celebrati presso la chiesa di San Sperato. L’episodio costituisce una manifestazione visibile di vicinanza verso il vertice della cosca, all’epoca reduce dal regime detentivo speciale ex art. 41-bis.

«I resoconti dei citati collaboratori - oltre che riscontrarsi reciprocamente - trovano una incisiva conferma in un episodio rappresentativo dell’estrema vicinanza di Sebastiano VECCHIO alla ‘ndrina dei SERRAINO.»

La partecipazione esplicita di un membro dell’esecutivo cittadino alle esequie di un capo storico della ‘ndrangheta non rappresenta un fatto isolato o folkloristico, bensì un indicatore documentato del grado di contiguità tra la rappresentanza civica e la famiglia criminale. Tale evento si colloca cronologicamente al termine dell’esperienza nella giunta municipale e precede la successiva elezione a Presidente del Consiglio Comunale nel 2011.

Sotto il profilo economico-patrimoniale, la misura disposta il 15 ottobre 2020 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha sancito il sequestro preventivo dell’attività imprenditoriale riconducibile ad Antonino Fallanca. La misura poggia su una formulazione giuridica inequivocabile:

«La Direzione Distrettuale Antimafia reggina ha ritenuto necessario procedere al sequestro preventivo di tale attività imprenditoriale, in quanto risultata in rapporto di conclamata strumentalità con il reato di associazione mafiosa contestato a FALLANCA Antonino.»

L’analisi tecnica evidenzia tuttavia alcune aree che i documenti non saturano completamente. Se da un lato il passaggio del comando ad Antonio Serraino e la funzione di cerniera istituzionale attribuita a Vecchio risultano tracciati dagli accertamenti e dalle dichiarazioni incrociate dei collaboratori di giustizia, resta aperto l’interrogativo sul raggio effettivo dei canali informativi interni alla Polizia di Stato cui Vecchio, in virtù del suo status di Assistente Capo Coordinatore, poteva avere teoricamente accesso prima della sospensione disciplinare.

Allo stesso modo, la conclamata strumentalità dell’impresa di Fallanca con gli scopi associativi del clan dimostra come il circuito commerciale locale continui a fungere da polmone finanziario e logistico per la ‘ndrina, lasciando aperta la necessità di accertare l’intera filiera di forniture e appalti collegati a tale comparto nell’area urbana di Reggio Calabria.

Trasparenza e base giuridica

Le informazioni, i dati anagrafici, gli incarichi amministrativi e le ricostruzioni fattuali esposti nel presente dossier derivano direttamente dagli atti ufficiali delle autorità di polizia giudiziaria e dai provvedimenti di fermo e sequestro preventivo emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito delle operazioni investigative convenzionalmente denominate «Pedigree» (luglio 2020) e «Pedigree 2» (ottobre 2020).

La riproduzione e l’elaborazione dei testi contenuti negli atti pubblici delle amministrazioni dello Stato avvengono in piena conformità con quanto stabilito dall’articolo 5 della Legge 22 aprile 1941, n. 633, ai sensi del quale le disposizioni sul diritto d’autore non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello Stato e delle pubbliche amministrazioni. L’analisi è condotta per esclusive finalità di interesse pubblico, documentazione storica e trasparenza delle istituzioni repubblicane.

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