Giornalismo d'Inchiesta
Unclessify — Rivista di Investigazione e Declassificazione, Fondata da Graziano Costantino
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L’egemonia di Cosa Nostra e la nascita della DIA: il bilancio del decennio 1982-1992
Atto Acquisito: direzioneinvestigativaantimafia.interno.gov.it

L’egemonia di Cosa Nostra e la nascita della DIA: il bilancio del decennio 1982-1992

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Fonte di Approfondimento Investigativo Validata: direzioneinvestigativaantimafia.interno.gov.it — Italia

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Clausola di Trasparenza & Diritto di Cronaca

Dossier e analisi redatti dalla redazione di Unclessify a partire da atti pubblici, registri ufficiali e documentazione declassificata rilasciati da direzioneinvestigativaantimafia.interno.gov.it. La contestualizzazione storico-giudiziaria, la sintesi analitica e il commento critico sono a cura di Unclessify nel rispetto dell'art. 21 della Costituzione (diritto di informazione) e della dottrina del Fair Use / Pubblico Interesse.

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Documentazione & Atti Ufficiali

Lead

L’apertura degli archivi della prima relazione semestrale del 1992 consente di ricostruire il momento esatto in cui l’apparato investigativo repubblicano ha dovuto misurare l’evoluzione strutturale del crimine organizzato all’indomani dell’attentato di Capaci. I dati ufficiali delineano una trasformazione profonda dei rapporti di forza interni ai clan e l’urgenza di una risposta integrata fondata sulla concentrazione conoscitiva.

Comprendere come lo Stato abbia mappato l’articolazione territoriale di Cosa Nostra e formalizzato la nascita della Direzione Investigativa Antimafia è essenziale per verificare l’efficacia dei meccanismi di aggressione patrimoniale e delle procedure di coordinamento interforze che ancora oggi regolano il contrasto alle mafie.

Contesto storico e geopolitico

La strage del 23 maggio 1992, in cui vennero uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montanari e Rocco Di Cillo, ha formalmente segnato la conclusione di un ciclo decennale iniziato il 3 settembre 1982 con l’assassinio a Palermo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie e di un agente della scorta. Quel decennio è stato caratterizzato dalla progressiva espansione del potere militare ed economico dei clan, a cui ha fatto riscontro una crescente reazione civile e istituzionale.

Il punto di svolta normativo si era registrato nel settembre 1982 con l’approvazione della legge Rognoni-La Torre, che introdusse nel codice penale il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso e aprì la via ai sequestri e alle confische dei patrimoni illeciti. Nei primi quattro anni successivi all’entrata in vigore del provvedimento, l’applicazione delle misure patrimoniali permise di vincolare beni per un valore complessivo superiore ai 1.000 miliardi di lire correnti.

Nello stesso contesto del 1982 venne istituito l’Ufficio dell’Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, primo embrione di coordinamento strategico centrale. Tra il 1985 e il 1986, l’azione giudiziaria sfociò nel maxi-processo presso la Corte d’Assise di Palermo contro Abbate Giovanni + 706, un procedimento che portò sul banco degli imputati i vertici della federazione criminale guidata dalle famiglie dei Greco-Corleonesi.

Alla fine del decennio, l’accumulo di conoscenze investigative rese necessaria una revisione complessiva dell’architettura di sicurezza. Con la legge n. 410 del 30 dicembre 1991 venne istituita la Direzione Investigativa Antimafia, organismo interforze concepito per superare le frammentazioni informative e attuare una pianificazione investigativa preventiva e repressiva su scala nazionale.

Attori

Il quadro istituzionale e criminale del 1992 vede interagire organismi statali di nuova concezione e sodalizi tradizionali in fase di riassestamento.

Soggetti istituzionali

La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) è l’organismo centrale istituito dalla legge 410/1991, strutturato a partire dallo studio ordinativo originariamente elaborato per l’Ufficio dell’Alto Commissario e disciplinato da successivi decreti applicativi, tra cui il decreto del 19 novembre 1991 relativo alla sua articolazione interna.

La Commissione permanente prevista dall’articolo 4, comma 6 della legge 410/1991, presieduta dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, è stata istituita per semplificare le procedure investigative e risolvere i conflitti di attribuzione delle indagini tra le diverse forze dell’ordine.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato le direttive destinate ai Servizi di informazione e sicurezza, fissando i criteri di raccordo per adeguare l’attività di intelligence ai compiti operativi previsti dalla legge istitutiva della DIA.

Il Gruppo integrato interforze costituito presso il Ministero dell’Interno ha rappresentato la cabina di regia conoscitiva incaricata, a partire dal 1990, di redigere la mappatura analitica dell’articolazione dei clan sul territorio siciliano.

Organizzazioni criminali e figure chiave

Cosa Nostra: organizzazione verticistica strutturata in famiglie e mandamenti. Nel Palermitano il gruppo interforze ha censito 67 cosche con 1.630 affiliati noti, con una media di 24,3 membri per clan.

I Greco-Corleonesi: fazione dominante all’interno di Cosa Nostra, ascesa al vertice della cupola palermitana e sottoposta a giudizio nel maxi-processo del 1985-1986.

La famiglia Madonia: cosca associata a Cosa Nostra che ha imposto il proprio predominio nella provincia di Caltanissetta soltanto nel 1990, al termine di uno scontro armato costato perdite gravissime ai clan contrapposti.

La famiglia Santapaola: cosca catanese inserita in Cosa Nostra, forte di 229 affiliati censiti, impegnata all’inizio degli anni Novanta in una violenta contesa con 8 clan esterni forti di circa 1.000 unità complessive.

Analisi critica delle evidenze

I dati elaborati dal gruppo interforze del Ministero dell’Interno e confluiti nella documentazione della DIA rivelano dinamiche territoriali che smentiscono letture semplicistiche del fenomeno mafioso.

La densità mafiosa e il paradosso della violenza

L’indice più significativo emerge dall’incrocio tra il numero totale degli omicidi commessi nel 1990 nelle nove province siciliane e il numero dei clan censiti in ciascun territorio. Le province caratterizzate dalla massima densità e compattezza delle famiglie di Cosa Nostra — Agrigento, Palermo e Trapani — si collocano in fondo alla graduatoria provinciale per rapporto tra delitti di sangue e numero di cosche attive.

La bassa incidenza relativa degli omicidi nelle roccaforti di Cosa Nostra documenta come un controllo capillare e incontrastato del territorio riduca la necessità del ricorso visibile alle armi, riservato ai momenti di rottura degli equilibri di vertice.

Al contrario, i contesti in cui Cosa Nostra ha dovuto conquistare la leadership o fronteggiare la concorrenza di sodalizi autonomi hanno registrato tassi di violenza elevatissimi. Il predominio della famiglia Madonia nel Nisseno è stato conseguito solo nel 1990 al prezzo di costi umani devastanti, a testimonianza di una resistenza locale protratta per anni.

La contesa asimmetrica nella Sicilia orientale

A Catania la mappa del 1990 descrive uno scenario strutturalmente instabile. La famiglia Santapaola, forte di 229 affiliati registrati dalle autorità, ha dovuto confrontarsi con 8 formazioni criminali esterne all’alveo tradizionale di Cosa Nostra, capaci di mobilitare una forza complessiva stimata in circa 1.000 unità. Questa asimmetria numerica ha reso l’esito dello scontro incerto e prolungato nel tempo, costringendo il nucleo di vertice a una costante difesa dei propri spazi economici e militari.

La transizione operativa e l’articolo 416 bis

Sul piano del contrasto, l’analisi dello stato della normativa evidenzia il passaggio da un modello repressivo reattivo a una strategia preventiva articolata. L’obiettivo istituzionale della disarticolazione dei gruppi mafiosi è stato impostato su un doppio binario:

1. L’utilizzo diretto della fattispecie incriminatrice dell’art. 416 bis del Codice Penale per colpire il vincolo associativo e l’accumulazione patrimoniale illecita;

2. L’adozione di tattiche alternative mirate alla preventiva individuazione delle strutture di comando dei sodalizi e al loro perseguimento attraverso le singole fattispecie criminose poste in essere dalle consorterie.

Per sostenere questo cambio di passo, la legge 410/1991 ha introdotto all’art. 4, comma 4 ter, specifici piani di perfezionamento e addestramento del personale investigativo, volti a uniformare le metodologie analitiche di Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza all’interno del nuovo organismo centrale.

Trasparenza e base giuridica

I dati e i riferimenti normativi presentati in questo dossier provengono dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia relativa al I semestre 1992, atto ufficiale propedeutico al rapporto annuale complessivo sulla criminalità organizzata trasmesso alle Camere al 31 dicembre 1992.

La consultazione dell’atto integrale è disponibile sul portale istituzionale della Direzione Investigativa Antimafia. Il documento appartiene al dominio pubblico ai sensi dell’articolo 5 della Legge 22 aprile 1941, n. 633, in base al quale i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle pubbliche amministrazioni non sono coperti da diritti d’autore.

Su cosa si regge questo pezzo

Il testo è stato verificato contro i fatti elencati, estratti dall'atto qui sopra. Non ha ancora una corroborazione da fonti indipendenti.

I 19 fatti verificati nel testo
  1. Alla presente informativa seguirà, alla data del 31 dicembre 1992, l'invio di un rapporto annuale sul fenomeno della criminalità organizzata.
  2. LE PRIORITA' NELLA STRATEGIA DELLO STATO CONTRO LA MAFIA PREMESSA: IL CICLO 1982-1992 La strage del 23 maggio 1992, nella quale hanno perso la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo ed i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montanari e Rocco Di Cillo, ha segnato la chiusura di un ciclo decennale dell'attività mafiosa e dell'azione di contrasto da parte dello Stato.
  3. Tale ciclo si era aperto il 3 settembre 1982 con l'assassinio in Palermo del Generale Dalla Chiesa, di sua moglie e di un agente della scorta, e si è caratterizzato per una duplice tendenza di crescita sia della potenza dei gruppi criminali che dell'opposizione ad essi da parte della società civile, dell'opinione pubblica e delle istituzioni di controllo e di difesa sociale.
  4. Tra i vari provvedimenti di rilievo adottati nel decennio considerato, occorre ricordare in primo luogo l'approvazione nel settembre 1982 della legge Rognoni-La Torre che ha definito il nuovo reato di associazione per delinquere di tipo mafioso ed ha consentito il sequestro e la confisca dei patrimoni illecitamente accumulati.
  5. Nei 4 anni successivi alla sua promulgazione, tale legge ha permesso di individuare e mettere sotto sequestro beni criminali per un valore superiore ai 1.000 miliardi di lire correnti.
  6. Né possono dimenticarsi le altre misure urgenti per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa che portarono nello stesso 1982 all'istituzione dell'Alto Commissario.
  7. Si è avuto, poi, nel 1985-86, il processo presso la Corte d'Assise di Palermo contro Abbate Giovanni + 706 (il cosiddetto "maxi-processo") che ha messo sotto accusa i principali esponenti della federazione di cosche facente capo alle famiglie dei Greco-Corleonesi.
  8. IL PATRIMONIO CONOSCITIVO DISPONIBILE Lungo l'intero ciclo 1982-92 si è anche sviluppato uno sforzo investigativo e conoscitivo non comune, che ha consentito alle forze dell'ordine ed alla magistratura di definire, con un grado di approfondimento mai riscontrato in passato, i contorni e le forme del fenomeno della criminalità organizzata nel nostro Paese.
  9. Secondo la "mappa" elaborata nel 1990 dal gruppo integrato interforze, costituito presso il Ministero dell'Interno, in provincia di Palermo, dove si verifica una coincidenza pressoché totale tra famiglie di mafia e famiglie di Cosa Nostra, esistono 67 cosche mafiose conosciute con 1.630 affiliati ed una dimensione media di 24,3 membri.
  10. Se mettiamo in rapporto il numero degli omicidi totali avvenuti in ciascuna delle 9 province siciliane nel 1990 con il numero dei clan mafiosi presenti in ciascuna di esse, troveremo le province ad alta densità di famiglie associate in Cosa Nostra - Agrigento, Palermo e Trapani - in fondo alla graduatoria che ne deriva.
  11. Il predominio della cosca Madonia associata in Cosa Nostra si è realizzato solo nel 1990 ed a prezzo di perdite notevolissime.
  12. Il confronto tra gli 8 clan esterni a Cosa Nostra, forti di circa 1.000 unità, da un lato, e la famiglia catanese dei Santapaola (229 affiliati noti alle autorità) è tuttora attivo, ed il suo esito quantomai incerto.
  13. ANALISI DELLO STATO DI SITUAZIONE DELLA NORMATIVA La legge n. 410 in data 30 dicembre 1991 costituisce, com'è noto, il provvedimento normativo che ha sancito l'istituzione della Direzione Investigativa Antimafia.
  14. Decreti già emanati A seguito dei rinvii formulati dalla legge n. 410/1991, numerosi provvedimenti di carattere regolamentare hanno disciplinato in dettaglio gli specifici aspetti delineati dalla legge istitutiva ed essenziali per la costituzione dell'organismo.
  15. Pianificazione addestrativa Con riferimento al contenuto dell'articolo 4, comma 4, ter della legge 410/1991 è stato predisposto un programma di perfezionamento e aggiornamento del personale della D.I.A..
  16. Tale impegno si è concretizzato come segue: - con riferimento al contenuto del decreto in data 19 novembre 1991 concernente l'articolazione della Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione a suo tempo ha prodotto uno studio ordinativo poi inviato all'Ufficio dell'Alto Commissario.
  17. L'obiettivo finale della neutralizzazione di singoli gruppi criminali deve essere perseguito sia attraverso lo strumento normativo dell'art. 416 bis del Codice Penale, sia tramite tattiche alternative consistenti nella preventiva individuazione dei sodalizi mafiosi e nel loro perseguimento attraverso le attività delinquenziali poste in essere dai medesimi.
  18. Allo scopo di semplificare le procedure e per agevolare eventuali problemi riguardanti l'attribuzione di specifiche indagini è stata costituita una Commissione permanente cui è stato preposto il Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza di cui all'art. 4, comma 6 della legge n. 410/1991.
  19. Per i Servizi, con una propria direttiva, il Presidente del Consiglio aveva provveduto a diramare apposite linee direttrici per fissare i criteri di adeguamento dell'attività di intelligence alle attività fissate dalla Legge n. 410 del 1991.
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