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b. Analisi del fenomeno criminale di cosa nostra, della stidda, e delle altre organizzazioni mafiose siciliane
Direzione Investigativa Antimafia

b. Analisi del fenomeno criminale di cosa nostra, della stidda, e delle altre organizzazioni mafiose siciliane

Direzione Investigativa AntimafiaIT2023declassified06/08/2026
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Fonte Proprietaria: Direzione Investigativa AntimafiaIT

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b. Analisi del fenomeno criminale di cosa nostra, della stidda, e delle altre organizzazioni mafiose siciliane Le innumerevoli attività di contrasto eseguite nel corso degli anni, anche con la cattura di importanti latitanti,

b. Analisi del fenomeno criminale di cosa nostra, della stidda, e delle altre organizzazioni mafiose siciliane

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b. Analisi del fenomeno criminale di cosa nostra, della stidda, e delle altre organizzazioni mafiose siciliane Le innumerevoli attività di contrasto eseguite nel corso degli anni, anche con la cattura di importanti latitanti, e l'apprensione da parte dello Stato dei patrimoni illeciti accumulati in decenni di attività criminale, hanno fortemente ridimensionato il potere di cosa nostra incrinandone la tradizionale struttura verticistica. Cosa nostra, continua ad essere alla ricerca di una leadership che, dopo la morte di RIINA Salvatore nel 2017, non risulta essersi più ricostituita. Ogni tentativo di ricostituzione della c.d. "commissione provinciale" è stato vanificato dalle incessanti attività investigative che hanno compromesso la compattezza e la forza di cosa nostra. Vieppiù al tentativo di conferire un nuovo assetto a mandamenti e famiglie con l'individuazione di nuovi soggetti da porre al vertice, perlopiù giovani che vantano un'origine familiare mafiosa, si contrappone la presenza di anziani uomini d'onore che, tornati in libertà, pretendono di riacquisire il proprio ruolo di rango all'interno dell'organizzazione. Nello specifico, cosa nostra, impegnata in ciclici avvicendamenti e nei tentativi di stabilizzazione tra le nuove e vecchie generazioni, ha adottato un modello di coordinamento basato sulla condivisione delle linee d'indirizzo e su una gestione operativa collegiale ed "intermandamentale". Le evidenze investigative hanno mostrato come la tradizionale compartimentazione territoriale è risultata essere meno rigida riscontrandosi frequenti episodi di sconfinamenti territoriali dei vari mandamenti anche in province diverse. Tuttavia, nonostante queste criticità cosa nostra denota un mai sopito intento di restituire consistenza sul piano organizzativo alle proprie strutture territoriali, soprattutto facendo ricorso alle tradizionali usanze e regole mafiose, per recuperare l'antica capacità di incidere sul controllo delle attività economiche nel territorio, riadattando i propri modelli decisionali secondo schemi orizzontali di concertazione e di maggiore interazione tra le varie articolazioni provinciali. Nel contesto regionale siciliano, a cosa nostra si affiancano altri sodalizi organizzati di matrice mafiosa. Un rilievo particolare è da attribuire alla stidda7, caratterizzata da una struttura orizzontale, costituita da gruppi autonomi tra loro, storicamente nata in contrapposizione a cosa nostra, ma attualmente piuttosto incline a strategie di non belligeranza, prediligendo intese di condivisione e spartizione degli affari illeciti. La Sicilia orientale continua ad essere caratterizzata da una più variegata pluralità di consorterie, in particolare nella città di Catania: quelle costituenti vere e proprie articolazioni di cosa nostra (che al suo modello fanno riferimento sotto l'aspetto strutturale, funzionale e motivazionale) e altre, con la medesima connotazione, ma distinte da cosa nostra. Il panorama criminale extra cosa nostra ha, in parte, gli stessi caratteri strutturali delle famiglie di Catania, in altri casi alterna una matrice banditesca a formule adattive e fluide tipiche dei quartieri in cui i gruppi insistono. Evidente caratteristica è la propensione dei catanesi ad espandere la loro zona di influenza oltre la provincia etnea. La varietà del contesto criminale della Sicilia centro-orientale, rispetto alle province occidentali, è più visibile nelle zone costiere, gravitanti attorno all'abitato di Gela (CL), nel quale era emerso, fin dalla metà degli anni '80, il fenomeno della stidda, una realtà criminale che nel tempo ha espanso il proprio territorio di influenza anche in porzioni delle confinanti province di Agrigento e Ragusa, con velleità di contrapposizione alle storiche famiglie di cosa nostra. Ridimensionata nei propositi, tanto da arrivare a recenti forme di alleanza o di convivenza, la stidda riesce comunque

Originariamente formatasi nella fascia costiera della provincia di Caltanissetta, ha successivamente ampliato la propria presenza in porzioni delle limitrofe province di Agrigento e Ragusa.

sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa AntimaϮa

RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO ancora ad esprimere un significativo potenziale delinquenziale, ad esempio nelle dinamiche di gestione dei mercati ortofrutticoli. Considerate le complesse relazioni tra le famiglie di cosa nostra e gli altri clan presenti nella Sicilia orientale, gli attuali equilibri criminali sono caratterizzati da assetti a "geometria variabile", in ragione della fluidità delle leadership criminali e dei business illegali oggetto di contesa ovvero motivo di alleanze e tregue tra i diversi clan. Nelle provincie di Siracusa e Ragusa, tangibili sono le influenze di cosa nostra catanese e, in misura minore, della stidda gelese nel solo territorio ibleo. Per quanto riguarda la criminalità organizzata a Messina, la peculiarità delle consorterie presenti è quella di avere da un lato un modus operandi assimilabile a cosa nostra palermitana, dall'altro di risentire dell'influenza dei gruppi criminali etnei. L'oramai minimale ricorso alla violenza da parte della criminalità organizzata siciliana rafforza la tesi della capacità intrinseca della stessa di adattarsi in forma "camaleontica" ai nuovi mutevoli scenari dell'economia regionale, nazionale ed estera. Le attività giudiziarie evidenziano la preferenza di cosa nostra e delle altre organizzazioni mafiose siciliane ad infiltrarsi negli ambienti affaristicoimprenditoriali ove poter impiegare gli ingenti capitali illeciti di cui dispone. Oltre alle tradizionali forme di assoggettamento e di controllo del territorio, nel periodo in esame ha continuato a manifestarsi una spiccata propensione a pervadere il tessuto socioeconomico e ad infiltrare e "controllare" gli apparati politico-amministrativi locali. Le attività di contrasto hanno confermato altresì i "tradizionali" interessi illeciti del traffico di droga, delle estorsioni, del gioco e delle scommesse on line. La droga rimane per le mafie siciliane una delle più sicure fonti di reddito dirette per i propri affiliati, garantendo rapporti di cooperazione con altre organizzazioni criminali (quali ndrangheta e camorra) per l'approvvigionamento di grossi quantitativi su larga scala. In particolare, le risultanze investigative anche nel primo semestre 2023 hanno confermato che cosa nostra mantiene aperto un canale preferenziale di negoziazione con le 'ndrine calabresi, soprattutto per l'acquisto di cocaina. Proprio a questo riguardo, e in considerazione della fondamentale importanza del settore degli stupefacenti, non può escludersi che cosa nostra possa aspirare a riconquistare posizioni di leadership nella gestione dei canali di approvvigionamento della droga. Il ricorso alla pratica estorsiva, antico e fondamentale strumento di controllo del territorio per le mafie siciliane, oggi viene declinato con modalità più persuasive, senza ricorrere all'uso della violenza, "limitandosi" all'imposizione di forniture di beni, servizi e manodopera, anche a prezzi leggermente al di sopra di quelli di mercato. Inoltre, gli esiti delle attività investigative condotte negli ultimi anni, hanno evidenziato come la commissione dei c.d. reati "spia" (estorsioni, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti) sia, tra l'altro, "prodromica" ad assicurarsi una posizione dominante nei settori economici di interesse per le mafie. Oltre alla richiesta del tradizionale "pizzo", emergono modus operandi alternativi in base ai quali le organizzazioni criminali tenderebbero a prediligere forme più subdole e meno evidenti di imposizione estorsiva: alle consegne di denaro, ad esempio, si sostituirebbero le assunzioni o le forniture di prodotti e servizi che, per gli operatori economici vessati, riuscirebbero a far rientrare come "costo d'impresa, ben tollerato, o addirittura richiesto, in cambio di protezione"8.

Affermato dal Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Palermo, Lia SAVA, nel proprio intervento in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2023.

2. Matrici Mafiose Le attività di polizia anche sul piano patrimoniale, hanno evidenziato la tendenza da parte dei principali gruppi mafiosi a garantirsi la gestione, diretta o indiretta, di società concessionarie di giochi e di sale scommesse, anche solo imponendo l'installazione di slot machine in bar o tabaccherie. Inoltre, in considerazione della vocazione agroalimentare e pastorale del territorio siciliano, l'incessante azione di contrasto di Forze di polizia e magistratura ha consentito di scoprire guadagni illeciti posti in essere con l'accaparramento di terreni agricoli da parte di aziende "mafiose" o infiltrate da soggetti vicini a personaggi della criminalità per ottenere contributi di sostegno allo sviluppo rurale concessi dall'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura. Nell'intero territorio siciliano, infatti il comparto agropastorale rappresenta il settore di traino per l'economia che, di conseguenza, attira l'interesse delle consorterie mafiose affiancate da prestanomi e professionisti compiacenti. Il fenomeno continua a interessare principalmente le aree agro-pastorali del cuore della Sicilia rappresentando una minaccia al reale sviluppo delle attività produttive del comparto. In questo ambito le indagini hanno disvelato anche il coinvolgimento di soggetti non direttamente legati alle organizzazioni criminali che hanno cercato di accaparrarsi ingiusti profitti attraverso false attestazioni o condotte fraudolente. Da un punto di vista delle modalità operative i soggetti mafiosi, come tutti gli attori sociali o economici hanno subito un'evoluzione, si sono adattati ed adeguati ai mutamenti della società, hanno cambiato veste e modalità operative seguendo il corso del tempo. La loro più marcata propensione è quella di intelligere tempestivamente ogni variazione dell'ordine economico e di trarne il massimo beneficio. Le mafie siciliane, infatti, rivolgono le proprie attenzioni ad ambiti affaristico-imprenditoriali, approfittando della disponibilità di ingenti capitali accumulati con le tradizionali attività illecite. Si tratta di organizzazioni criminali che ricorrono alle più avanzate metodologie d'investimento, riuscendo a cogliere anche le opportunità offerte dai fondi dell'Unione Europea. Le strategie criminali dei sodalizi mafiosi siciliani si sviluppano fondamentalmente su due distinti canali: il primo è quello incentrato sul controllo del territorio perpetrato attraverso il ricorso alle tradizionali attività delittuose finalizzate a dare forza al vincolo associativo; il secondo orientato al controllo delle attività economiche e delle gare pubbliche fino al condizionamento dei processi decisionali degli enti locali per accrescere il proprio consenso tra la popolazione. Non può escludersi che cosa nostra e le altre organizzazioni mafiose siciliane possano manifestare interesse per gli investimenti relativi allo stanziamento economico previsto dal PNRR. In ragione di tale possibile minaccia va tenuta alta la guardia al fine di scongiurare ogni tentativo di infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici siciliani.

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