c. Analisi del fenomeno criminale della camorra e delle altre organizzazioni mafiose campane
c. Analisi del fenomeno criminale della camorra e delle altre organizzazioni mafiose campane Il fenomeno mafioso campano, univocamente definito con il termine camorra, consiste invero in una pluralità di manifestazioni criminali che assumono connotazioni eterogenee in ragione dei molteplici fattori storici, economici e sociali che ne hanno influenzato nel tempo i territori di origine. Accanto ad associazioni mafiose storiche, dotate di strutture organizzative consolidate e obiettivi crimino-affaristici diversificati, spesso proiettati oltre i tradizionali confini delle aree di origine, coesistono formazioni delinquenziali minori, prevalentemente di tipo familistico, il cui principale fattore identitario è rappresentato dal territorio in cui tentano di affermare la propria leadership criminale, ricorrendo spesso all'uso di armi e ad azioni violente.
sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa AntimaϮa
RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO Le province di Napoli e Caserta rimangono i territori a più alta e qualificata densità mafiosa. È qui, infatti, che si registra la presenza dei grandi cartelli camorristici e dei sodalizi più strutturati i quali, oltre ad aver assunto la gestione di tutte le attività illecite, si sono gradualmente evoluti nella forma delle c.d. "imprese mafiose" divenendo nel tempo competitivi e fortemente attrattivi anche nei diversi settori dell'economia legale. Ne consegue, pertanto, la crescente tendenza dei clan più evoluti a "delocalizzare" le attività economiche anche all'estero per fini di riciclaggio e di reinvestimento con l'obiettivo di trasferire le ricchezze in aree geografiche ritenute più sicure e più remunerative. Ad un livello inferiore, si rilevano gruppi minori, non di rado in posizione strumentale e funzionale alle organizzazioni sovraordinate, dediti prevalentemente ai tradizionali affari illeciti quali lo spaccio di stupefacenti, le estorsioni e l'usura che impattano maggiormente sul livello di percezione della sicurezza nei territori campani. Un'ulteriore e insidiosa minaccia è costituita dalle strategie più subdole e raffinate adottate dalle organizzazioni camorristiche più consolidate ed orientate all'infiltrazione dell'economia e della finanza anche tramite pratiche collusive e corruttive. I consistenti capitali illeciti, provenienti soprattutto dal traffico di stupefacenti, reimpiegati nell'economia legale, alterano irrimediabilmente le normali regole di mercato e della libertà di impresa, consentendo a tali organizzazioni di acquisire posizioni dominanti, o addirittura monopolistiche, in interi comparti dell'economia e dell'imprenditoria locale. Frequenti risultano i casi di ingerenza pervasiva negli Enti locali della Campania volti a condizionarne i regolari processi decisionali per l'affidamento degli appalti pubblici, altro settore di prioritario interesse della camorra. Grazie alla spiccata capacità di tramare articolate relazioni con taluni esponenti delle Amministrazioni e delle imprese locali, i clan riescono ad aggiudicarsi importanti commesse pubbliche sia con affidamenti diretti in favore di aziende ad essi collegate, sia tramite il ricorso a sub-appalti. Proprio in tal senso è stata orientata, anche nel semestre in esame, l'attività di contrasto alla criminalità organizzata sul fronte della prevenzione amministrativa, che ha condotto le Autorità prefettizie campane ad adottare ben 80 provvedimenti interdittivi9 a carico di altrettante società per le quali sono stati rilevati elementi sintomatici di un condizionamento mafioso. I più recenti esiti investigativi hanno evidenziato inoltre un crescente e diffuso interesse per le attività illecite ad alto profitto e con ridotto rischio giudiziario quali il contrabbando di carburanti, il ricorso alle c.d. società "cartiere" per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti allo scopo di riciclare denaro ovvero realizzare frodi fiscali, truffe assicurative, nonché ottenere il controllo delle aste fallimentari e delle procedure di esecuzione immobiliare. Lo spaccio di droga, le estorsioni e l'usura permangono tuttavia i settori criminali maggiormente diffusi e più remunerativi per i gruppi camorristici, anche minori, sempre pronti a contendersi il controllo del territorio anche non esitando a fare ricorso
Di cui 61 provvedimenti adottati dal Prefetto di Napoli e 19 dal Prefetto di Caserta.
2. Matrici Mafiose all'uso della violenza. Al riguardo, nel semestre in esame, nel capoluogo campano e nei territori della provincia è stata registrata una recrudescenza della contrapposizione tra sodalizi10, la cui caratteristica peculiare è rappresentata dalla giovanissima età dei protagonisti e dalla disponibilità di armi, anche da guerra11. Nella città di Napoli e nell'immediata provincia, in particolare, un'analisi delle manifestazioni delinquenziali ricavata dall'esame della copiosa letteratura giudiziaria e delle numerose attività preventive e repressive operate dalle Istituzioni a presidio della legalità, restituisce un quadro ove coesistono fenomeni criminali eterogenei, con differenti livelli evolutivi. Ad un livello più elevato si collocano due principali cartelli camorristici antagonisti che dominano il capoluogo e aree limitrofe: da un lato l'ALLEANZA DI SECONDIGLIANO, composta dalle famiglie MALLARDO, CONTINI-BOSTI e LICCIARDI, le prime due legate anche da vincoli di parentela, dall'altro il clan MAZZARELLA. Queste organizzazioni risultano maggiormente insidiose poiché oltre a perseguire i più classici interessi illeciti, prevalentemente per il tramite di gruppi minori a essi federati, che godono di propria autonomia in una circoscritta area territoriale, ricorrono anche a più sofisticate strategie di infiltrazione del tessuto economico e sociale napoletano. Al livello più basso, infine, si registra la presenza di formazioni criminali di ridotte dimensioni che, costituendo la vera e propria manovalanza di attività di spaccio di stupefacenti, rapine ed estorsioni, in una condizione di conflittualità permanente si contendono con modalità violente piccoli spazi cittadini. Nei territori dell'hinterland settentrionale del capoluogo campano, sono radicati numerosi altri clan camorristici, alcuni storici e con strutture organizzative consolidate, altri ridimensionati dalle incessanti azioni repressive e da conflittualità con clan rivali. In proposito, si ricordano le sanguinose faide che dal 2004 al 2012 hanno interessato i territori dei quartieri napoletani di Scampia e Secondigliano, tra il clan DI LAURO, un tempo leader nel traffico di stupefacenti, e i gruppi camorristici da esso distaccatisi, per questo detti SCISSIONISTI (o SPAGNOLI), con a capo il clan AMATO-PAGANO e a cui aderivano altre famiglie tra cui gli ABETE, gli ABBINANTE, i NOTTURNO, i LEONARDI, i MARINO, gli APREA e il gruppo della VANELLA GRASSI (dal nome della via da cui provengono). Il conflitto, come noto, si concluse con la vittoria del cartello degli SCISSIONISTI sul
Nei primi 6 mesi del 2023, nella sola città di Napoli sono stati censiti 8 omicidi e 14 ferimenti riconducibili ad ambiti camorristici, a fronte di complessivi 12 omicidi e 20 ferimenti a colpi d'arma da fuoco di analoga matrice, avvenuti nell'intero territorio della provincia. Tali dati confermano il clima di conflittualità già rilevato nel corso del 2° semestre 2022, che ha fatto registrare 8 omicidi e 23 ferimenti censiti nell'intera provincia partenopea.
Nel semestre in esame, nella provincia di Napoli, le Forze di polizia hanno eseguito il sequestro di numerose armi anche di elevato potenziale offensivo. In particolare, il 2 marzo 2023, a Giugliano in Campania (NA), la Polizia di Stato e la Guardia di finanza hanno eseguito un decreto di perquisizione della Procura Distrettuale di Napoli all'interno di un'abitazione riconducibile ad un noto broker della droga di origini napoletane, arrestato a Dubai (Emirati Arabi) nel 2021. L'attività ha portato al rinvenimento e sequestro di 3 fucili mitragliatori Kalashnikov, 4 carabine di precisione, 1 fucile a pompa, una bomba a mano, 7 fucili, 38 pistole e numerose munizioni di vario calibro. Il 5 maggio 2023, a Pomigliano d'Arco (NA), la Polizia di Stato ha arrestato in flagranza un pregiudicato che circolava a bordo di un'autovettura rubata su cui sono stati rinvenuti 1 fucile mitragliatore Kalashnikov e 3 pistole con relativo munizionamento. La perquisizione veniva estesa ad un magazzino nella disponibilità dell'arrestato ubicato nel confinante Comune di Casalnuovo (NA) ove venivano rinvenuti altri 2 fucili mitragliatori Kalashnikov, 3 pistole, 4 fucili e numerose munizioni, oltre ad accessori vari con simboli delle varie Forze di polizia.
sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa AntimaϮa
RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO clan DI LAURO, confinato nella zona c.d. Terzo Mondo (quartiere Secondigliano di Napoli) ove tuttora esercita un controllo del territorio, nonostante la detenzione o morte per cause naturali di alcune sue figure apicali, grazie soprattutto alla indiscussa solidità economica derivante dai profitti accumulati nel corso degli anni nella gestione delle attività illecite. A seguito di fratture interne al cartello degli SCISSIONISTI, il clan AMATO-PAGANO, costretto a ritirarsi dai territori di Scampia e Secondigliano, ha ripiegato nel Comune di Melito di Napoli (NA) dove continua ad esercitare il controllo delle locali piazze di spaccio. Il clan AMATO-PAGANO si presenta oggi come un'organizzazione dotata di una solida struttura militare e notevole capacità di infiltrazione del tessuto economico e di condizionamento della pubblica Amministrazione. Ciò sarebbe confermato dall'operazione "Playmaker", conclusa dalla DIA di Napoli il 18 aprile 2023 con l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare12 a carico di affiliati al clan AMATO-PAGANO ed esponenti della compagine elettiva del Comune di Melito di Napoli (NA). In seguito alla citata vicenda, il locale Consiglio Comunale è stato sciolto con DPR del 30 maggio 2023 ai sensi dell'art. 143 del TUEL. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, l'ascesa del clan AMATO-PAGANO nel mercato di stupefacenti partenopeo è strettamente legata alla storia criminale di un broker del narcotraffico internazionale di origini napoletane, arrestato a Dubai (Emirati Arabi) nel 2021, con cui aveva stabilito un rapporto privilegiato per la fornitura di droga. La figura del broker, già riscontrata in altre matrici criminali, è sintomatica del livello di pericolosità raggiunto dai clan camorristici poiché connota in senso globale la dimensione dei traffici illeciti e quindi dei relativi flussi di capitali che gestiscono. Proseguendo nell'analisi di alcune delle organizzazioni criminali del panorama partenopeo maggiormente rappresentative del fenomeno mafioso campano, un riferimento particolare va rivolto al clan MOCCIA di Afragola (NA), tuttora operativo sebbene oggetto di costanti azioni repressive che hanno già portato alla condanna di numerosi elementi di vertice e gregari e indotto taluni di essi ad intraprendere la via della collaborazione con la giustizia. Il clan MOCCIA rappresenta un aggregato criminale di considerevoli dimensioni (per numero di affiliati e per vastità del territorio controllato), attivo nelle aree dell'hinterland settentrionale di Napoli (Afragola, Casoria, Crispano, Caivano, Frattamaggiore, Frattaminore, Cardito ed Arzano), che si è evoluto nel tempo in una sorta di confederazione di numerosi gruppi minori, dotati ciascuno di propria autonomia e competenza territoriale. Nel 2018, l'operazione "Leviathan"13, conclusa dalla DIA di Napoli, ha consentito, tra l'altro, di delineare la struttura "piramidale" dell'organizzazione che viene descritta come "...aggregato di plurimi gruppi criminali locali, ciascuno dei quali guidato da un "senatore". I rapporti con la base del gruppo sono curati da "luogotenenti", legati al "senatore" da un vincolo fiduciario. I "senatori" sono tenuti a rendere conto del proprio operato ad un superiore, che funge da "coordinatore", nominato direttamente
N. 13850/2021 RGNR, n. 7239/2022 RG GIP e n. 98/2023 ROCC emessa il 27 marzo 2023 dal Tribunale di Napoli.
Il 23 gennaio 2018, il Centro Operativo DIA di Napoli, la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e la Guardia di finanza, nell'ambito dell'operazione "Leviathan", hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare n. 30350/13 RGNR - 18835/16 RG GIP - 5/18 RMC, emessa il 5 gennaio 2018 dal Tribunale di Napoli a carico di 45 persone, accusate di associazione mafiosa, detenzione illegale di armi comuni e da guerra, estorsione e riciclaggio, con l'aggravante delle modalità e delle finalità mafiose. L'indagine ha interessato diversi esponenti apicali e affiliati dell'organizzazione camorristica denominata clan MOCCIA, operante ad Afragola, in altri Comuni dell'hinterland settentrionale di Napoli e con proiezioni nella Capitale, permettendo di ricostruirne la struttura organizzativa di tipo piramidale, nonché i principali ambiti illeciti.
2. Matrici Mafiose dalla famiglia Moccia e loro referente diretto..."14. Tale stratificazione dei ruoli ha lo scopo di ridurre al minimo il rischio di eventuali coinvolgimenti in attività investigative ed ha consentito alla compagine criminale di superare le criticità derivanti dalle numerose inchieste giudiziarie e di conservare una considerevole capacità operativa che la colloca ancora oggi tra le più insidiose organizzazioni camorristiche nel panorama nazionale. Nonostante il radicamento territoriale a nord della provincia napoletana, la famiglia MOCCIA, infatti, è riuscita ad estendere la sua sfera d'influenza ben oltre il territorio di origine come documentato da talune indagini che hanno messo in evidenza le loro solide e funzionali relazioni con altri gruppi, anche non camorristici. L'enorme disponibilità finanziaria ha permesso al clan di assumere una vera e propria dimensione imprenditoriale grazie ad una diversificazione degli investimenti in molteplici settori dell'economia nonché ad una spiccata attitudine a stringere relazioni con qualificati soggetti del mondo economico e della politica locale che gli ha consentito di effettuare numerosi investimenti patrimoniali finanche nel Lazio e, in particolare, a Roma. Nel Comune di Caivano (NA), tristemente noto alle cronache per i recenti episodi di stupro di cui sono rimaste vittime due cuginette minorenni, le dinamiche criminali si presentano particolarmente fluide a causa di una iper-competitività tra i sodalizi camorristici locali, i quali tentano di affermare la supremazia sul territorio ostentando la propria capacità militare con "stese" e scontri armati, e di una costante e incisiva azione di contrasto da parte delle Istituzioni. In particolare, la storica supremazia del clan SAUTTO-CICCARELLI, che nel dicembre 2022 è stato oggetto di un'operazione di polizia15 con l'arresto di numerosi elementi di vertice e gregari, sembrerebbe oggi messa in discussione dal tentativo di scalata da parte del clan GALLO-ANGELINO che, come documentato da una misura cautelare16 eseguita l'8 giugno 2023, avrebbe approfittato della detenzione dei vertici del clan SAUTTO-CICCARELLI per assumere il controllo delle attività illecite nel territorio. Quest'ultimo si caratterizza per la presenza di numerose piazze di spaccio, in particolare nei complessi popolari noti come "Parco Verde" e "Bronx" (rione IACP), area definita negli atti giudiziari "uno dei principali mercati di stupefacenti a cielo aperto dell'Europa occidentale"17. La condizione del Parco Verde di Caivano, complesso popolare edificato negli anni '80 all'indomani del terremoto dell'Irpinia con gli stanziamenti statali, è comune a tante realtà di periferia, ove l'assenza di servizi e infrastrutture alimentano un diffuso degrado sociale e si impone una subcultura criminale che consente ai sodalizi camorristici di elevarsi a referenti alternativi allo Stato. Il 17 ottobre 2023, nel corso della redazione del presente documento, nel Comune di Caivano si è insediata la commissione straordinaria per la gestione provvisoria dell'Ente per la durata di 18 mesi, nominata con DPR ex art. 143 TUEL in seguito ad accertate infiltrazioni mafiose che hanno esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti. Nella provincia di Caserta, le più recenti evidenze investigative hanno documentato la persistente operatività del cartello camorristico dei CASALESI. La copiosa documentazione giudiziaria al riguardo ha delineato l'evoluzione della struttura di
Stralcio del provvedimento (pagg. 28 e 29) n. 30350/2013 RGNR, n. 18835/2016 RGGIP e n. 5/2018 RMC, emesso il 5 gennaio 2018 dal Tribunale di Napoli.
N. 30152/2016 RGNR - 5392/2018 RG GIP e n. 391/2022 ROC emessa il 14 novembre 2022 dal Tribunale di Napoli.
N. 20178/2019 RGNR - 25155/2022 RG GIP - 55/2023 OCC.
Stralcio del provvedimento (pag. 37) n. 30752/2016 RGNR - 5392/2018 RG GIP - 391/2022 OCC emesso il 14 novembre 2022 dal Tribunale di Napoli.
sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa AntimaϮa
RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO quello che in passato è stato definito dai magistrati "senza tema di smentita, il più potente gruppo mafioso operante in Campania... dai connotati più similari alle organizzazioni mafiose siciliane che alle restanti organizzazioni camorristiche campane"18. Secondo le ricostruzioni processuali, la consorteria ha conosciuto diverse fasi. Fino al 1988, nella provincia casertana ha operato un unico gruppo criminale con al vertice la famiglia BARDELLINO e, in posizione subordinata, i gruppi SCHIAVONE, BIDOGNETTI, IOVINE e DE FALCO. Successivamente, questi ultimi, dopo aver deliberato l'omicidio del capo carismatico dei BARDELLINO e dei suoi uomini di fiducia, sono subentrati nella direzione del clan dei CASALESI gestendo i relativi affari illeciti anche grazie ad una "cassa comune". Nel tempo si sono susseguiti scontri cruenti, arresti e collaborazioni con la giustizia, che hanno determinato incisivi mutamenti nei rapporti di forza, fino al raggiungimento degli attuali equilibri con l'emancipazione delle singole fazioni individuabili nelle famiglie SCHIAVONE, BIDOGNETTI, ZAGARIA e IOVINE, le quali preservano una propria autonomia gestionale pur mantenendo tra loro articolati e mutevoli rapporti collaborativi. Complessivamente, la mappatura geo-criminale casertana rileva la presenza di organizzazioni storicamente connotate da una stretta appartenenza familiare dei rispettivi componenti e da una solida propensione ad infiltrare il tessuto economico e sociale, non solo locale, spesso intervenendo nelle scelte politiche locali. Invero, risultano storicamente documentate proiezioni del clan dei CASALESI in altre regioni della penisola (Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto) e anche all'estero, ove tale organizzazione si è manifestata soprattutto tramite infiltrazioni nell'economia legale. L'evoluzione della camorra casertana è stata condizionata dalle forme sempre più evolute e sofisticate di investimento dei capitali illeciti e dallo sviluppo del contesto socio-economico locale sino ad assumere la dimensione di holding di imprese ai cui vertici vengono prescelte figure altamente professionali, capaci di interloquire ed interagire con imprenditori, esponenti della politica locale, amministratori pubblici e privati. L'attuale interesse delle organizzazioni camorristiche casertane è quello di penetrare i meccanismi decisionali della pubblica Amministrazione al fine di inserire proprie aziende/imprese in comparti strategici, come quelli della grande distribuzione organizzata, del servizio delle onoranze funebri, dei servizi socio-scolastici e assistenziali (c.d. Terzo settore). Non di rado imprenditori collegati con la criminalità organizzata interagiscono direttamente con funzionari infedeli della pubblica Amministrazione in una prospettiva di comune profitto. Il territorio della provincia di Salerno è caratterizzato da una marcata eterogeneità geografica con peculiarità socio-economiche che condizionano anche lo scenario criminale locale. Nelle aree di confine, la contiguità territoriale con gli ambienti malavitosi delle province di Napoli, Caserta e della vicina Calabria tende a favorire l'influenza degli storici sodalizi mafiosi campani e calabresi con cui i gruppi salernitani, non di rado, stabiliscono rapporti crimino-affaristici. Come per le altre realtà campane, anche qui si registrano una pluralità di sodalizi di matrice diversa, ciascuno con una propria area di influenza e con un elevato grado di autonomia. Accanto ad organizzazioni più strutturate, si assiste all'ascesa di nuovi gruppi emergenti dediti, prevalentemente, allo spaccio di stupefacenti e ad attività illecite più tradizionali, quali estorsioni e reati predatori ricorrendo talvolta ad azioni violente. Le organizzazioni criminali storiche e di maggior spessore hanno sviluppato più incisive
Come affermato dal GIP (pag. 6) nell'ordinanza di custodia cautelare n. 66575/2010 RGNR - 5114/2011 RG GIP - 660/2011 OCC emessa il 27 ottobre 2011 dal Tribunale di Napoli, nella premessa in merito all'esistenza del clan dei CASALESI.
2. Matrici Mafiose capacità di penetrazione nel tessuto socio-economico, politico e imprenditoriale locale, finalizzate ad acquisire spazi in alcuni settori nevralgici dell'economia provinciale quali la realizzazione di opere pubbliche, la gestione di forniture e servizi pubblici per l'ambiente anche tramite il condizionamento degli Enti locali. Le province di Benevento e Avellino, infine, si caratterizzano principalmente per la presenza di organizzazioni camorristiche a forte connotazione familistica, dedite principalmente allo spaccio di stupefacenti e alle estorsioni in danno di imprese e attività commerciali locali. In particolare, nella Valle Caudina, tra le province di Avellino e Benevento, permarrebbe la presenza del clan PAGNOZZI le cui figure apicali storiche risultano decedute o detenute e che, pertanto, sarebbe attualmente governato da soggetti meno carismatici. I suoi interessi illeciti riguardano il racket delle estorsioni in danno di imprese edili e di attività commerciali, il traffico di stupefacenti, il riciclaggio dei relativi proventi, nonché i giochi e le scommesse, in particolare la distribuzione delle slot machines nei bar, nelle sale giochi e nelle ricevitorie. Pregresse indagini avrebbero documentato la presenza del clan anche fuori Regione e, soprattutto, a Roma, ove avrebbe stretto alleanze con soggetti organici ad organizzazioni criminali ivi radicate. Il clan PAGNOZZI eserciterebbe altresì la propria influenza criminale anche in altre aree della provincia di Benevento avvalendosi di gruppi alleati a struttura familistica. I clan camorristici sopra menzionati non esauriscono il panorama criminale campano, ma rappresentano i modelli strutturali e organizzativi tipici a cui sono riconducibili le organizzazioni mafiose presenti nella Regione per il cui dettaglio si rinvia alla lettura delle singole province.

