A decenni dalla rivelazione ufficiale dell’esistenza della rete Gladio, la progressiva declassificazione dei documenti riservati della CIA e della NATO permette di ricostruire con precisione millimetrica l’organigramma e le direttive operative della struttura segreta Stay-Behind.
Costituita nei primi anni ‘50 attraverso accordi bilaterali tra i servizi segreti italiani (SIFAR, poi SID e SISMI) e la Central Intelligence Agency, l’organizzazione aveva il compito istituzionale di organizzare la guerriglia e il sabotaggio in caso di invasione del territorio nazionale da parte delle forze del Patto di Varsavia. La gestione operativa prevedeva l’arruolamento di civili selezionati, addestrati presso la base segreta di Capo Marrargiu in Sardegna.
I documenti svelano i dettagli logistici della rete dei depositi sotterranei ‘NASCO’: 139 bunker nascosti nel sottosuolo del Nord-Est contenenti armi automatiche, munizioni, esplosivi C4, radiotrasmittenti crittografiche e valuta estera.
La Catena di Comando e le Deviazioni Operative
Il nodo centrale dell’inchiesta riguarda le interferenze tra la struttura parallela Stay-Behind e le vicende più oscure della strategia della tensione in Italia. L’esame incrociato delle audizioni testimoniali rese davanti alla Commissione Stragi dimostra come elementi deviati degli apparati informativi abbiano talvolta utilizzato risorse e coperture della rete per finalità di condizionamento politico interno.
Le schede personali dei cosiddetti ‘gladiatori’ mostrano una suddivisione rigorosa in cellule compartimentate, i cui membri ignoravano l’identità dei colleghi operanti nella medesima provincia, rispondendo esclusivamente a ufficiali di collegamento designati.
La desecretazione degli atti statunitensi conferma l’esistenza di strutture analoghe in quasi tutti i paesi membri dell’Alleanza Atlantica (SDRA-8 in Belgio, ROC in Norvegia, Bund Deutscher Jugend in Germania), coordinate dal Clandestine Planning Committee (CPC) del comando supremo SHAPE.
Il Giudizio Storico e la Tutela della Memoria Pubblica
La completa digitalizzazione e fruibilità pubblica di questi archivi rappresenta un pilastro irrinunciabile per la ricostruzione storiografica della democrazia italiana, consentendo ai ricercatori e ai cittadini di consultare senza filtri le fonti primarie del secondo dopoguerra.
