e. Analisi delle altre mafie nazionali
e. Analisi delle altre mafie nazionali Fra i gruppi criminali autoctoni che hanno acquisito nel corso degli anni maggiore autonomia, influenza e spessore criminale nel panorama laziale, e romano in particolare, spicca sicuramente il noto clan CASAMONICA, la cui presenza risale probabilmente agli anni '60, quando famiglie Rom provenienti dall'Abruzzo e dal Molise, fra le quali anche alcuni appartenenti agli SPADA e ai DI SILVIO, fissarono nella Capitale, nel tempo in via sempre più stabile, la sede principale dei loro affari e interessi. Gli aspetti illeciti delle condotte riferibili a diversi personaggi gravitanti in tale contesto sono emersi in modo particolare dal momento della collaborazione con la cd. Banda della Magliana, che negli anni settanta aveva riunito alcuni specifici e ristretti ambiti delinquenziali operanti su Roma in una vera e propria organizzazione dedita a gioco d'azzardo, rapine, traffico di stupefacenti e sequestri di persona. Il principale ruolo all'epoca attribuito ad alcuni esponenti dei CASAMONICA era riconducibile al cd. settore del "recupero crediti", inteso nel linguaggio malavitoso come un insieme di seriali e reiterate minacce nonché azioni violente per assicurare all'organizzazione di riferimento i proventi delle attività illecite, in caso di riluttanza delle vittime a cedere alle pretese prevaricatorie dei sodali. Nel corso del tempo un accentuato familismo, i conseguenti forti vincoli di solidarietà e l'uso
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RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO di una lingua propria di difficile comprensione (in particolare la commistione del dialetto abruzzese o romano con l'originario romanì ostacola di fatto la comprensione delle comunicazioni e rende notevolmente difficoltosa anche l'esecuzione di eventuali attività tecniche) sono fattori che hanno agevolato la deriva criminale di numerosi elementi di questi gruppi, che risultano pertanto difficilmente permeabili dall'esterno, anche per la stretta collaborazione reciproca, non di rado trasversale rispetto ai diversi nuclei di appartenenza. Allo stato attuale la presenza dei CASAMONICA risulta ormai da tempo radicata nelle aree inserite nel quadrante sud-est di Roma, che si estendono da Porta Furba alla Tuscolana, dalla Romanina all'Anagnina, fino a Spinaceto, Frascati, Grottaferrata, Monte Compatri e, per il tramite della parentela con gli SPADA, sono inoltre stati in grado di estendere la propria influenza anche sul litorale di Ostia. Fra le attività illecite più remunerative spiccano estorsioni, usura, reati contro il patrimonio, narcotraffico, intestazione fittizia di beni e riciclaggio, nonché opportunistici tentativi di infiltrazione di alcuni apparati pubblici. Inoltre minacce, lesioni personali e non di rado il ricorso alle armi nella risoluzione delle controversie, fanno parte del modus operandi e della subcultura tipica di tale contesto criminale. A conferma del radicamento e della loro incrementata influenza sul territorio laziale, si osserva ormai da tempo come le tradizionali consorterie mafiose preferiscano interagire piuttosto che contrapporsi a queste realtà criminali, secondo una logica di equilibrio e di spartizione degli interessi, alla ricerca di proficue relazioni di scambio e di collusione che consentono alle organizzazioni criminali più strutturate di infiltrarsi in modo silente, soprattutto nel tessuto economico-finanziario. In proposito, i risultati della coesistenza ultradecennale tra le varie forme di criminalità sono emersi in modo significativo nel corso dell'indagine denominata "All'ombra del Cupolone"23, che nel febbraio 2019 ha portato alla confisca di beni riconducibili alla famiglia CASAMONICA, a seguito del riconoscimento di legami ed alleanze con 'ndrine e con clan camorristici. L'inclinazione della consorteria a sfruttare sinergie e cointeressenze con diverse forme di criminalità è stata confermata anche dai risultati dell'operazione "Brasile low cost"24, che ha dimostrato la spiccata capacità del clan di stringere alleanze con altri attori criminali. Nel gennaio 2019, nell'ambito della citata indagine, la Guardia di finanza ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 5 soggetti indagati, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti destinati ad alimentare le piazze di spaccio di Roma e Napoli. In tale contesto, proprio ad un noto esponente dei CASAMONICA era stato affidato il delicato compito di tenere i contatti diretti con cartelli narcos sudamericani, nel caso di specie brasiliani, per l'importazione in Italia di un quantitativo di cocaina pari alla loro intera produzione annuale, stimata in circa 7 tonnellate (l'intesa criminale non si è però concretizzata a causa dell'intervenuto arresto dello stesso per altri reati). L'autonomia e la fama criminale acquisita nel tempo hanno infatti inevitabilmente comportato forti azioni di contrasto, e i diversi iter processuali, di volta in volta instaurati, si sono conclusi non soltanto con il frequente accertamento del cd. metodo mafioso ex art.416 bis 1 c.p., ma anche, in alcune circostanze, con il riscontro giudizialmente definitivo della sussistenza di tutti
Proc n. 46/2016 RG MP.
OCC n. 8018/2017 RGNR e 1997/2018 RG GIP, emessa dal Tribunale di Roma il 15 gennaio 2019.
2. Matrici Mafiose i requisiti tipici dell'associazione mafiosa. Importante in tal senso la sentenza nr. 1785/2019 della Corte Suprema di Cassazione, con cui è stato sancito che il clan CASAMONICA-SPADA-DI SILVIO è un'associazione di tipo mafioso, documentando le condizioni di assoggettamento, intimidazione e omertà derivanti dalla capacità di ricorrere alla violenza, psichica o compulsiva, per il raggiungimento di fini illeciti. Alla citata sentenza si era giunti ripercorrendo le risultanze dell'operazione "Gramigna"25 a carico dei predetti clan per reati di spaccio di stupefacenti, estorsione, usura, commessi con l'aggravante del metodo mafioso, nonché di detenzione abusiva di armi. Nel luglio 2018, in Roma e Provincia, l'Arma dei carabinieri aveva dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 37 persone ritenute, a vario titolo, responsabili dei reati di traffico e spaccio di stupefacenti, estorsione, usura, esercizio arbitrario dell'attività finanziaria e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante del ricorso al cd. "metodo mafioso", ex art. 416 bis 1 c.p. A 13 degli indagati era stato anche contestato di aver preso parte all'associazione mafiosa denominata clan CASAMONICA, operante nella zona Appia-Tuscolana della Capitale. L'attività svolta aveva consentito di accertare l'esistenza di un'associazione mafiosa autoctona strutturata su più gruppi criminali, a prevalente connotazione familiare, caratterizzata da una propria autonomia decisionale, operativa ed economica, e dedita a vari reati tra i quali lo spaccio di stupefacenti, l'usura e le estorsioni, che poteva vantare legami instaurati nel tempo con altre organizzazioni criminali insediatesi nel territorio capitolino. Le indagini avevano infatti ricostruito un'intensa attività di spaccio nella zona sud-est della Capitale, con canali di approvvigionamento anche dalla Calabria, nonché numerosi episodi di estorsione ed usura in danno di commercianti ed imprenditori26. Il 15 aprile 2019, nelle province di Roma, Taranto, Cosenza, Palermo, Caltanissetta, Nuoro, Sassari, Napoli, Frosinone e l'Aquila, l'Arma dei carabinieri, nell'ambito dell'indagine "Gramigna bis", ha eseguito un'OCC nei confronti di 20 indagati27 ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione, usura, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, trasferimento fraudolento di beni, favoreggiamento, danneggiamento, falsità in atto pubblico, anche questi commessi con l'aggravante del metodo mafioso.
Proc. pen. n. 44106/15 RGNR e 3427/16 del Tribunale di Roma.
Dalle indagini erano infatti emersi anche i contatti tra un elemento di vertice del clan CASAMONICA ed un appartenente alla 'ndrina STRANGIO di San Luca (RC), in merito all'acquisto di un ingente quantitativo di cocaina, a dimostrazione della convergenza di interessi nello specifico settore tra la criminalità di matrice calabrese e la consorteria romana, oltre che del ruolo fondamentale dei CASAMONICA nel mercato degli stupefacenti in un'ampia area della Capitale.
A cui si aggiunge l'obbligo di dimora nei confronti di altri due soggetti coinvolti.
sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa AntimaϮa
RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO L'indagine, prosecuzione della sopra richiamata operazione "Gramigna"28, ha consentito di documentare ulteriori condotte illecite poste in essere sia da soggetti già in precedenza tratti in arresto, sia da altri personaggi, quasi tutti appartenenti alle famiglie dei CASAMONICA (sono stati coinvolti anche i gruppi SPADA e DI SILVIO, anche se per un numero più limitato di soggetti), e ha portato al sequestro preventivo di società, immobili, autovetture, conti correnti e oggetti preziosi29. Anche l'operazione "Sagunto espugnata"30, conclusa a Roma nel maggio 2019 dall'Arma dei carabinieri, ha portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Roma nei confronti di 22 indagati, tutti appartenenti al clan CASAMONICA, ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, principalmente attiva nei quartieri Quadraro e Porta Furba, mentre l'operazione "Fuel Discount"31, condotta dalla Guardia di finanza, ha disvelato una maxi frode all'Iva da oltre cento milioni di euro, culminando nel febbraio 2020 nell'applicazione di misure cautelari a carico di 13 soggetti, fra i quali figuravano, con ruoli di vertice, esponenti della famiglia dei CASAMONICA e del clan camorristico dei POLVERINO. Di fondamentale importanza in quest'ambito criminale è anche l'inchiesta giudiziaria denominata "Noi proteggiamo Roma"32, coordinata dalla DDA della Capitale e conclusa nel giugno 2020 dalla Polizia di Stato con l'esecuzione di 20 misure cautelari a carico di appartenenti alla famiglia CASAMONICA per i reati di usura, estorsione, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, tutti aggravati dal metodo mafioso33. L'attività svolta aveva consentito, nello specifico, di disarticolare due importanti formazioni riferibili al gruppo dei CASAMONICA, le quali, forti del capillare controllo esercitato su vasti quartieri della città, si autodefinivano addirittura come un'organizzazione in grado di proteggere Roma dall'incursione e dagli interessi di altre compagini criminali esterne. Altra significativa sentenza34 di condanna, che fornisce un quadro dell'alto livello di intimidazione e assoggettamento delle vittime del clan, è quella emessa il 22 febbraio 2023 dal Tribunale di Roma, che ha inflitto un totale di 37 anni di reclusione nei confronti di 5 soggetti gravitanti in quest'ambito criminale, per una serie di estorsioni aggravate dal metodo mafioso, che erano finalizzate
Nel corso della redazione della presente Relazione la Corte Suprema di Cassazione con la sentenza del 16 gennaio 2024 ha ribadito l'associazione mafiosa per il clan CASAMONICA, confermando sostanzialmente i precedenti gradi di giudizio (sentenza di primo grado del 20 settembre 2021 e sentenza della Corte d'Appello di Roma del 29 novembre 2022), riconoscendo anche l'aggravante dell'associazione armata per alcune posizioni di vertice.
Per un valore complessivo superiore ai 300 mila euro.
A Roma, Trapani, Foggia, Voghera (PV), Paola (CS), Nuoro e Tornimparte (AQ) - Contestualmente sono stati sequestrati 1, 7 kg. di cocaina e ingenti somme di denaro.
OCC n. 1161/19 e 230/19 RG GIP emessa il 29 gennaio 2020 dal Tribunale di Pavia. È stato altresì disposto il contestuale sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta del profitto dei reati fino alla concorrenza di circa 60 milioni di euro.
OCC n. 9061/17 RGNR e 24116/18 RG GIP, emessa dal Tribunale di Roma il 13 aprile 2020. Il Tribunale ha disposto anche il contestuale sequestro di cui n. 7 unità immobiliari nella Capitale, fra cui anche alcune ville nel quartiere Romanina, quote di 5 società di capitali e di una società di persone, una ditta individuale, una stazione di servizio, un esercizio commerciale, 140 rapporti finanziari con vari istituti di credito e altro, per un valore di circa 20 milioni di euro.
Sono stati ricostruiti nel corso dell'indagine circa 20 anni di vicende relative a quel sodalizio criminale. Ne era emersa una struttura caratterizzata da un assetto orizzontale e dall'assenza di un vertice unico, in favore invece di una sorta di "consiglio familiare" che si riuniva in caso di necessità, in rappresentanza delle singole famiglie, legate tra loro da opportunistici vincoli di parentela, che hanno alimentato nel tempo il comune senso di appartenenza.
Sent. n.2679/2023 (RGNR 27283/2018 - RG DIB 9987/2021) emessa dal Tribunale di Roma il 22 febbraio 2023.
2. Matrici Mafiose a reperire il denaro a copertura delle spese legali sostenute per la difesa di appartenenti al clan DI SILVIO, arrestati nel maggio 2018 a seguito di danneggiamento, minacce e lesioni all'interno di un bar nel quartiere periferico "La Romanina", considerato una sorta di "roccaforte" dei CASAMONICA. L'episodio aveva suscitato elevato clamore mediatico anche per le modalità particolarmente violente dell'aggressione e per le conseguenti lesioni riportate dalle vittime, portando anche alla contestazione di diverse aggravanti, fra le quali figurano il metodo mafioso35 e l'aver approfittato di circostanze tali da ostacolare la privata difesa36. Oltre alle principali attività illecite brevemente descritte, questo sodalizio non trascura, come sopra accennato, tentativi di infiltrazione all'interno di apparati istituzionali. Il 14 febbraio 2023 i Carabinieri di Roma hanno dato esecuzione a una misura restrittiva37 nei confronti di un avvocato, accusato di aver corrotto alcuni funzionari degli Uffici giudiziari al fine di ottenere informazioni e documenti coperti da segreto, e il successivo 17 febbraio, su disposizione del Tribunale di Roma, hanno eseguito una seconda misura cautelare anche a carico di un secondo personaggio coinvolto nella vicenda. I due soggetti, dal mese di dicembre 2021, su commissione di altre persone coinvolte, si sarebbero adoperati per acquisire informazioni circa un eventuale avvio di attività tecniche nei confronti di queste ultime. L'indagine aveva fatto emergere anche cointeressenze con un personaggio pregiudicato per reati relativi al traffico di droga, nonché legato da vincoli di parentela con un appartenente alla famiglia CASAMONICA. Sul litorale romano il modus operandi delle tradizionali associazioni mafiose è stato da tempo emulato dai sodalizi FASCIANI38 e SPADA, la cui influenza sul territorio è emersa in importanti e articolate operazioni di polizia giudiziaria. In particolare già l'indagine denominata "Nuova alba"39 era culminata nel luglio 2013 in un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 51 soggetti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di reati in materia di usura, traffico internazionale di stupefacenti (finalizzato alla gestione di piazze di spaccio dislocate non soltanto sul litorale di Ostia), estorsioni in danno di commercianti, controllo dell'installazione e gestione di apparecchiature di slot machine, nonché di ripetuti tentativi di condizionare gli apparati amministrativi per l'assegnazione di abitazioni popolari e per il controllo delle attività balneari. Le condotte illecite sono state inoltre ritenute ascrivibili a contesti di vera e propria associazione di tipo mafioso, conseguente a una strategica spartizione ultraventennale di affari e interessi fra i due gruppi egemoni in quell'area, i FASCIANI e i TRIASSI (quest'ultimo affermatosi in territorio laziale come proiezione della famiglia agrigentina CUNTRERA-CARUANA)40.
OCC n. 16627/18 RGNR: "Consistito nell'ostentare, in maniera violenta e provocatoria, una condotta idonea ad esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione, e quella conseguente intimidazione, propria delle organizzazioni mafiose" (pag. 2).
Proc. pen. 26993/2020. Fra le vittime dell'aggressione vi era infatti anche una cliente invalida civile che si trovava in quel momento all'interno dell'esercizio commerciale. Per questo episodio il 10 settembre del 2020, la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza di condanna, con la quale, fra gli altri, è stato condannato a 6 anni di carcere anche un esponente della famiglia CASAMONICA.
OCC n. 35243/22 RGNR e 3006/23 RG GIP emessa il 10 febbraio 2023 dal Tribunale di Roma.
La presenza nell'area risale agli anni '80.
Sentenza n. 6846/15 del 30 gennaio 2015 (depositata il 27 aprile 2015) nell'ambito del proc. pen. 54911/12 RGNR e 19933/13/13 RG Dib.
Fra i principali personaggi destinatari delle condanne figurano un esponente di vertice del clan FASCIANI (oltre 27 anni di reclusione) e alcuni componenti del suo nucleo familiare.
sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa AntimaϮa
RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO Altri 16 arresti nel medesimo ambito criminale sono stati successivamente operati dalla Guardia di finanza nel marzo 2014 a conclusione dell'operazione "Tramonto", per le ipotesi, fra l'altro, di associazione a delinquere di tipo mafioso e trasferimento fraudolento di beni41. Al termine di un complicato iter processuale42, la Suprema Corte nel novembre 2019, nel respingere i ricorsi di 10 dei 12 imputati, aveva confermato la sentenza di Appello bis, cristallizzando la matrice mafiosa del clan FASCIANI. Nella stretta sinergia fra quest'ultimo sodalizio e il clan SPADA sono peraltro anche da inquadrare una serie di intimidazioni, incendi e danneggiamenti, in particolare nel periodo 2011-2015, finalizzati ad un riassetto della gerarchia criminale sul litorale romano. Nell'aprile del 2016 l'Arma dei carabinieri ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare43 emessa dal Tribunale di Roma nei confronti di 10 indagati appartenenti al clan SPADA nell'ambito dell'operazione "Sub urbe", documentando numerosi episodi di estorsione e minaccia sul territorio di Ostia aggravate dal metodo mafioso, e confermando in tal modo "l'ascesa criminale della famiglia Spada che, già radicata nel territorio, sta sostituendo il potere già detenuto dalla famiglia Fasciani con la quale era alleata". Nel corso della successiva operazione "Eclissi"44, Arma dei carabinieri e Polizia di Stato, coordinate dalla DDA di Roma, davano esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 32 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, lesioni personali aggravate e illecita detenzione di arma da sparo, estorsione aggravata dalle modalità mafiose, danneggiamento a mezzo incendio, usura, intestazione fittizia di beni, traffico e detenzione illecita di stupefacenti. L'attività investigativa aveva indebolito notevolmente la capacità operativa del sodalizio, coinvolgendone capi, promotori e gregari, consentendo anche di risalire ad autori e mandanti di un duplice omicidio consumato nel novembre 2011, volto ad affermare la supremazia territoriale su una compagine criminale rivale degli SPADA. A seguito delle indagini emergeva, inoltre, il condizionamento, la gestione e il controllo di molteplici attività commerciali e pertanto era stato anche disposto il sequestro preventivo di diversi beni per un valore complessivo di circa 1, 5 milioni di euro. A conclusione delle articolate vicende processuali la Corte di Cassazione il 13 gennaio 2022 ha riconosciuto l'associazione di tipo mafioso per il clan SPADA e inflitto pesanti condanne nei confronti di personaggi di vertice del sodalizio. Ben note sono inoltre le minacce e aggressioni a giornalisti nel regolare svolgimento della loro attività professionale (spiccano gli episodi del 2013 e del 2017 per la particolare gravità e il conseguente risalto mediatico), quanto mai significative della subcultura mafiosa diffusa in tale ambito criminale. A queste connotazioni si affiancano anche profili "imprenditoriali", proiettati al controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, connessi innanzitutto alle attività di balneazione sul litorale romano.
L'attività svolta aveva portato anche al sequestro di dieci attività commerciali, facendo emergere gli interessi del clan nel tessuto economico locale e nella gestione di stabilimenti balneari.
Il 26 ottobre 2017 la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di secondo grado che aveva ritenuto non aver sufficientemente provato la fattispecie associativa ex art.416 bis.
OCC n. 6087/16 RG PM e 550/15 RG GIP emessa dal Tribunale di Roma l'8 aprile 2016.
OCC n.47412/15 RGNR e 34761/2016 RG GIP emessa dal Tribunale di Roma ed eseguita il 25 gennaio 2018.
2. Matrici Mafiose Sotto il profilo dell'aggressione patrimoniale, si segnala infatti che, a gennaio del 2018, la DIA di Roma ha eseguito una confisca di beni, per un valore di circa 30 milioni di euro, nei confronti di 5 soggetti di origine sinti appartenenti a un sodalizio criminale dedito ai furti in appartamenti e, per questo, sottoposti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza45. Inoltre, dalle indagini patrimoniali conseguenti proprio alle due complesse inchieste sopra richiamate, "Sub urbe" ed "Eclissi", nel maggio 2020 la Guardia di finanza nell'ambito dell'operazione denominata "Apogeo" ha confiscato beni immobili e rapporti societari per un importo di oltre 10 milioni di euro riconducibili al sodalizio degli SPADA, la cui disponibilità finanziaria era in grado di alterare significativamente la gestione in quell'area delle regolari attività imprenditoriali. Il decreto di confisca, disposto dal Tribunale di Roma, è stato originato dalla manifesta sproporzione tra i redditi dichiarati e i rilevanti investimenti in attività commerciali, attuati anche mediante il ricorso a compiacenti "prestanome" per dissimulare l'effettiva titolarità dell'ingente patrimonio46. La confisca è divenuta definitiva per effetto della sentenza della Suprema Corte di Cassazione47 del 13 luglio 2022. Un'altra importante confisca48 eseguita dalla Guardia di finanza, nell'ambito dell'operazione "Ultima Spiaggia", ha avuto ad oggetto società e beni immobili per un valore di oltre 400 milioni di euro, a seguito delle cointeressenze emerse fra attività imprenditoriali riferibili a un soggetto49 e i clan di Ostia FASCIANI e SPADA. Una compagine autoctona particolarmente attiva nel territorio di Latina e del basso Lazio è quella dei noti DI SILVIO, la cui egemonia in quell'area è non di rado attuata mediante opportunistiche forme di collaborazione sia con soggetti riconducibili alle tradizionali consorterie mafiose sia con organizzazioni multietniche. La provincia di Latina infatti, vicina alla Capitale e non distante dalle province di Napoli e Caserta, oltre ad essere caratterizzata da vaste aree logisticamente strategiche per le diverse esigenze dei gruppi criminali, presenta notevoli opportunità di investimento grazie alle molteplici potenzialità del territorio e a profili di forte espansione economica. Non a caso le organizzazioni mafiose tradizionali hanno rivolto nel tempo particolare attenzione a queste zone, come ad esempio dimostrato dall'acquisto, risalente alla fine degli anni ottanta, da parte del clan dei Casalesi di terreni a Borgo Montello. Ad oggi sembra tuttavia lontano il tempo in cui la criminalità di matrice campana tentava di imporsi per ampliare il proprio raggio d'azione nei confronti dei gruppi autoctoni.
Decreto n. 1/2018 (2/2017 MP) emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta del Direttore della DIA eseguito l'8 gennaio 2018.
Che ha ricompreso, fra l'altro 6 associazioni sportive, 19 società e 2 ditte individuali, ed attività commerciali operanti in vari settori (forni, bar, sale gioco, distributori stradali di carburanti, palestre e scuole di danza, imprese di edilizia e concessionarie di automobili), nonché automezzi e disponibilità finanziarie su conti bancari e postali.
La sentenza della Suprema Corte ha reso definitivo il decreto di confisca n. 154/18 e 42/2020, emesso dal Tribunale di Roma – Sez. MP, confermato dalla locale Corte di Appello, avente a oggetto il patrimonio riconducibile, direttamente o indirettamente, a cinque esponenti di vertice del clan SPADA di Ostia. I suddetti beni erano già stati sottoposti a sequestro nell'ottobre 2018 e oggetto di confisca di I grado e di II grado rispettivamente nel gennaio 2020 e settembre 2021. La confisca definitiva ha avuto a oggetto la quasi totalità dei beni in precedenza "vincolati" ai vertici del clan SPADA.
Decreto di confisca del Tribunale di Roma - Sez. MP n.201/2018, divenuto definitivo il 16 luglio 2021 a seguito di pronuncia della Corte di Cassazione. Procedimento di prevenzione n.145/16 instaurato presso la Procura della Repubblica di Roma - DDA.
Già in precedenza tratto in arresto per bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.
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RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO Le consorterie locali, emulando il modus operandi delle associazioni mafiose tradizionali, hanno infatti da anni acquisito una spiccata autonomia nella gestione delle attività illecite, ed il rapporto con le proiezioni extraregionali delle organizzazioni più strutturate si fonda ormai su un piano pressoché paritario e di reciproco riconoscimento. Il più accentuato salto di qualità sotto il profilo dello spessore criminale si ravvisa proprio nel clan DI SILVIO. In particolare, le evidenze giudiziarie hanno disvelato come tale sodalizio, insediatosi nella provincia dagli anni '50, sia riuscito ad imporsi sul territorio operando un controllo assimilabile a quello delle mafie tradizionali nei rispettivi territori di origine. Il gruppo criminale dei DI SILVIO, i cui vertici erano costituiti dal capo famiglia e dai suoi stretti familiari, ha evidenziato una struttura piramidale imperniata su legami di parentela e sulla collaborazione con pregiudicati locali, che talvolta erano anche provenienti da gruppi rivali. Sulla scorta di importanti risultanze investigative volte a ricostruire le svariate attività illecite e i ricorrenti metodi intimidatori del gruppo DI SILVIO-TRAVALI, le operazioni "Alba Pontina" e "Alba Pontina 2"50 avevano consentito di contestare agli indagati le modalità tipiche dell'agire mafioso. Sul finire dell'anno 2019 altre importanti azioni di contrasto sono state portate a termine in tale contesto delinquenziale. Nell'ottobre 2019, infatti, l'Arma dei carabinieri, nell'ambito dell'attività investigativa denominata "Cerbero", aveva documentato diverse condotte estorsive aggravate dal metodo mafioso, poste in essere da 6 soggetti ritenuti affiliati al clan DI SILVIO, che erano riusciti a far valere la forza di intimidazione anche all'interno degli istituti penitenziari, costringendo le vittime, tra l'altro, a ripetuti pagamenti a tutela della propria incolumità. L'indagine immediatamente successiva denominata "Masterchef", del novembre 2019, condotta dai Carabinieri in collaborazione con la Polizia Penitenziaria, ha portato all'individuazione del canale di approvvigionamento attraverso cui venivano introdotti nella casa circondariale di Latina sostanze stupefacenti; nel dicembre successivo, con l'operazione "Scudo" l'Arma dei carabinieri dava esecuzione a un'OCC emessa dal Tribunale di Latina a carico di 8 soggetti, indagati a vario titolo per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, estorsione ed usura51. Il 29 gennaio 2020, la Polizia di Stato ha smantellato un'organizzazione criminale composta da 5 persone, di cui 3 legate al clan DI SILVIO, dedita alle estorsioni, con l'aggravate del metodo mafioso52. Questi sodalizi hanno, quindi, fatto registrare negli anni un notevole incremento della loro fama criminale e del potenziale intimidatorio, quale diretta conseguenza di numerosi episodi di violenza ripetutisi nel tempo e del controllo acquisito nelle svariate attività illecite della provincia pontina. Pestaggi, ferimenti, omicidi consumati e tentati, anche a seguito di faide interne e di complicate dinamiche con defezioni di personaggi di spicco da un gruppo in favore della formazione rivale, hanno contrassegnato questo progressivo radicamento di realtà criminali che, per quanto contrapposte, presentano come ricorrenza comune il nome dei
OCC n.27187/2016 RGNR e 14817/2017 RGGIP emessa Tribunale Roma il 31 ottobre 2018.
Nel corso delle attività erano stati individuati due gruppi criminali, di cui uno operante in Aprilia e dedito all'usura e al recupero crediti, l'altro guidato da esponenti del clan DI SILVIO, interessato alle attività di narcotraffico.
OCC n. 43343/19 RGPM-26109/19 RG GIP, emessa dal GIP del Tribunale di Roma il 28 gennaio 2020.
2. Matrici Mafiose DI SILVIO. Si fa riferimento, a titolo esemplificativo, a quanto emerso nell'ambito dell'articolata inchiesta convenzionalmente denominata "Don't touch"53, che aveva portato all'indebolimento dei DI SILVIO-TRAVALI, immediatamente seguito dal tentativo di affermazione di un'altra consorteria in contrasto con la precedente (sempre gravitante intorno a esponenti di un diverso ramo dei DI SILVIO) nell'incessante lotta per il controllo di attività illecite altamente remunerative quali traffico di stupefacenti, usura, estorsioni, indebite interferenze nell'assegnazione degli appalti e riciclaggio, quest'ultimo agevolato anche da altri reati finanziari e da sistematiche intestazioni fittizie di beni e società. Nel ripercorrere i principali esiti processuali fondati sul quadro probatorio raccolto nel corso dell'operazione "Alba pontina", risulta quanto mai significativa la sentenza emessa dal Tribunale di Roma il 19 luglio 2019, che ha definito il clan DI SILVIO quale "associazione di stampo mafioso di nuova formazione, territorialmente insediata a Latina, di dimensioni per lo più familiari, la cui forza di intimidazione deriva dalla fama criminale raggiunta dal clan nel sud del Lazio, ancorché si manifesti incessantemente con le tradizionali forme di violenza e minaccia, così assoggettando la popolazione locale alle regole prevaricatrici della cosca". Nelle motivazioni della sentenza si evidenzia che le attività d'indagine hanno consentito di ricostruire l'organigramma del gruppo DI SILVIO, e soprattutto di "attribuirne il carattere della 'mafiosità', ravvisando così la fattispecie associativa di cui all'art. 416 bis c.p. Si tratta di un clan strutturato su base territoriale (Campo Boario in Latina), protagonista del più ampio contesto criminale delle note famiglie di origine Rom DI SILVIO e CIARELLI, che hanno nel tempo affermato il loro prestigio criminale nei settori dell'usura, dell'estorsione, della detenzione di armi e del traffico di stupefacenti nel territorio di Latina"54. Nel gennaio del 2021, la Corte d'Appello di Roma, nel confermare le condanne complessive a 50 anni di reclusione per i 9 imputati, ha ribadito "l'identità mafiosa del gruppo dei Di Silvio", in conseguenza dello spessore criminale acquisito nel tempo e delle correlate condizioni di assoggettamento e omertà diffuse nel contesto socio-economico della provincia pontina. Di particolare importanza anche la successiva operazione "Reset"55, condotta dalla Polizia di Stato, che si era conclusa con l'esecuzione di un'OCC emessa dal Tribunale di Roma a carico di 19 persone, indagate a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, numerosi episodi di estorsione e un omicidio, aggravati ex art. 416 bis 1 c.p. e dalla finalità di agevolazione mafiosa. La complessa attività svolta, che sul piano strettamente investigativo rappresenta la naturale prosecuzione della citata operazione "Don't touch", ha consentito di risalire all'operatività di un'organizzazione a struttura prevalentemente familistica, che nel tempo aveva acquisito un crescente prestigio criminale nei settori dell'usura, dell'estorsione, dello spaccio di stupefacenti, avvalendosi del metodo mafioso e della forza di intimidazione derivante del vincolo associativo. In particolare, il gruppo TRAVALI aveva acquisito una sorta di monopolio delle attività di traffico e spaccio di stupefacenti, con una precisa
Proc. pen. 9053/14 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina. Operazione "Don't touch", condotta dalla Polizia di Stato e conclusa nell'ottobre 2015. Le due organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti e operanti nella provincia pontina sulla base di una pacifica ripartizione del territorio, erano successivamente passate ad una fase di forte contrapposizione.
Inoltre l'excursus giudiziario compendiato nella sentenza "diviene ancor più significativo nell'ottica dell'ascesa criminale del clan dei DI SILVIO, se si sposta lo sguardo sul potere intimidatorio effettivamente percepito dalla collettività latinense (ma anche dagli stessi criminali del territorio) assoggettata dall'egemonia dell'associazione, che come deciso nell'ambito del presente procedimento penale, è indubbiamente di tipo mafioso".
OCC 25807/20 RG MP e 13354/20 RG GIP emessa dal Tribunale di Roma il 4 febbraio 2021.
sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa AntimaϮa
RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO attribuzione di compiti e la capacità di rifornire anche piazze della provincia, quali Cisterna di Latina, Sezze e Aprilia. Nell'ambito di nuovi approfondimenti investigativi erano emersi atti intimidatori attuati con metodi violenti per estromettere alcuni pusher dal mercato degli stupefacenti a Latina, come dimostrato dalla gambizzazione di uno spacciatore e da diversi episodi di danneggiamento per acquisire il controllo delle locali attività di spaccio. L'omertà delle vittime era garantita dalla fama criminale derivante dall'appartenenza all'associazione facente capo ai DI SILVIO ed ai TRAVALI e dalla condizione di assoggettamento piuttosto diffusa sul territorio di Latina56. Anche in tale contesto delinquenziale sono state riscontrate le connotazioni tipiche dell'agire mafioso, come riportato nell'ordinanza applicativa di misure cautelari57: "È possibile oggi affermare che detta associazione, pur contestata all'epoca come associazione ordinaria ex art. 416 c.p., abbia operato col metodo tipico delle consorterie mafiose, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall'essere clan egemone di indiscussa fama criminale sul territorio pontino, forte della sua composizione ad opera di soggetti ad elevatissimo spessore criminale". Tra le formazioni criminali autoctone ne emergono anche altre che, sebbene non abbiano ancora trovato conferma in sentenze definitive sotto il profilo della qualificazione giuridica di associazioni mafiose, sono tuttavia in grado di esercitare una forza intimidatrice assimilabile a quella delle consorterie maggiormente strutturate. Rientra in questo contesto il gruppo GAMBACURTA, ben noto nel quartiere romano di Montespaccato, soprattutto per i traffici relativi alla gestione delle piazze di spaccio locali e di quelle dei quartieri limitrofi di Boccea e Aurelia. Il 19 luglio 2022 la Corte d'Appello di Roma ha confermato molte delle condanne inflitte in primo grado nel maggio 202158 ad esponenti e fiancheggiatori del sodalizio, fra cui figurano anche 3 personaggi di vertice o comunque ritenuti elementi di spicco, condannati rispettivamente a 30 anni, 18 anni e 13 anni e 9 mesi di reclusione. Estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti, usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, con la ricorrenza dell'aggravante del metodo mafioso, risultano fra le principali attività illecite emerse nel corso dell'indagine, che aveva altresì acclarato una rete di collegamenti con personaggi apicali di 'ndrangheta, camorra e di altre consorterie locali. Il sodalizio dei SENESE si caratterizza, invece, per un'originaria matrice camorristica abbinata ad una consolidata struttura organizzativa mutuata dalle compagini autoctone, rappresentando una delle più chiare espressioni della fusione e del punto di equilibrio raggiunto sul territorio laziale con i modelli criminali tipici dei territori di provenienza. Gli interessi dei SENESE sono riscontrabili soprattutto nelle zone Tuscolana, Cinecittà, Centocelle e Quadraro, nonché in alcune aree del centro storico.
Pure il supporto ad un'azione omicidiaria risalente al 2014, maturata in un diverso contesto, avrebbe avuto la finalità di mostrare all'esterno la forza criminale del gruppo di riferimento. Un esponente del sodalizio avrebbe infatti fornito le armi e partecipato nella fase del rapimento della vittima.
OCC 25807/20 RG MP e 13354/20 RG GIP, emessa dal Tribunale di Roma - DDA il 4 febbraio 2021 - operazione "Reset". Si evidenzia inoltre che le estorsioni erano attuate "in modo seriale, con cadenza quasi giornaliera, andando a colpire cittadini e imprenditori, cui è stato sufficiente conoscere l'appartenenza o la vicinanza degli estorsori al gruppo DI SILVIO-TRAVALI per assoggettarsi alle richieste intimidatorie", e che per manifestare la propria forza di intimidazione "spesso non era necessario ricorrere alla violenza essendo ormai matura la coscienza sociale della caratura dei suoi appartenenti e dello spessore del gruppo criminale" (pag 31).
Oltre 40 condanne. Si ricorda che 58 arresti erano già stati effettuati nel corso dell'operazione "Hampa-Malavita" del giugno 2018 condotta dai Carabinieri e coordinata dalla DDA di Roma.
2. Matrici Mafiose Il gruppo mantiene la sua pericolosità seppure indebolito da un'attività di contrasto coordinata dalla DDA di Roma59 e condotta da Polizia di Stato e Guardia di finanza, conclusa con 28 arresti nel dicembre del 2020. Le indagini avevano anche consentito di ricostruire investimenti e operazioni finanziarie di riciclaggio dei proventi illeciti in ristoranti, bar e negozi di abbigliamento, nonché di individuare ulteriori compendi patrimoniali in altre città quali Frosinone, Milano e Verona. La Corte d'Assise di Roma, all'esito del primo grado di giudizio, il 20 ottobre 2021 si era pronunciata con una sentenza di condanna60 a carico di numerosi soggetti appartenenti o comunque contigui a tale contesto criminale, tuttavia il 9 febbraio 2023, nel processo di secondo grado i giudici d'Appello hanno assolto un personaggio di vertice del sodalizio e sensibilmente ridotto altre condanne in precedenza inflitte, facendo cadere per tutti gli imputati l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.

