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Direzione Investigativa Antimafia

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Direzione Investigativa AntimafiaIT2026declassified04/08/2026
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Fonte Proprietaria: Direzione Investigativa AntimafiaIT

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Nota Legale

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Provincia di Caserta La realtà criminale della provincia di Caserta ha come epicentro il Comune di Casal di Principe (CE), ove le più recenti evidenze investigative hanno documentato la persistente operatività del cartello camorristico dei CASALESI.

Provincia di Caserta

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Provincia di Caserta La realtà criminale della provincia di Caserta ha come epicentro il Comune di Casal di Principe (CE), ove le più recenti evidenze investigative hanno documentato la persistente operatività del cartello camorristico dei CASALESI. La copiosa documentazione giudiziaria al riguardo ha delineato l'evoluzione della struttura di quello che è stato definito dai magistrati "senza tema di smentita, il più potente gruppo mafioso operante in Campania...dai connotati più similari alle organizzazioni mafiose siciliane che alle restanti organizzazioni camorristiche campane"119. Secondo le ricostruzioni processuali120, la consorteria ha conosciuto diverse fasi. Fino al 1988, nella provincia casertana ha operato un unico gruppo criminale con al vertice la famiglia

OCC n. 2835/21 RGNR, n. 11995/22 RGGIP e n. 343/22 OCC, emessa il 10 ottobre 2022 dal Tribunale di Napoli.

Attualmente sarebbero presenti nel territorio i congiunti più stretti del defunto capo storico.

Il 23 luglio 2022, l'Arma dei carabinieri ha eseguito l'Ordine di carcerazione n. 2768/17 SIEP a carico di un elemento di vertice del clan CESARANO, che doveva espiare una pena residua di 4 anni e 2 mesi di reclusione.

Il 2 luglio 2022, ad Agerola (NA), l'Arma ha tratto in arresto in flagranza di reato un elemento di spicco del clan AFELTRA-DI MARTINO accusato di detenzione illegale di armi e munizioni da guerra sepolte in un fondo di proprietà dell'arrestato, venivano rinvenute una pistola con caricatore e cartucce, una mitragliatrice con matricola abrasa munita di silenziatore, con tre serbatoi e relativo munizionamento e munizioni di vario calibro. Il successivo 22 luglio 2022, sempre ad Agerola (NA), l'Arma dei carabinieri ha arrestato in flagranza un'altra persona per detenzione illegale di armi, ritenuto figura apicale del clan DI MARTINO.

Come affermato dal GIP nell'ordinanza di custodia cautelare n. 66575/10 RGNR66575/10 RGNR, n. 5114/11 RGGIP e n. 660/11 OCC, emessa il 27 ottobre 2011 dal Tribunale di Napoli, nelle considerazioni sul clan dei CASALESI.

Sentenza n. 9/98 RGCASS (operazione "Spartacus") emessa il 15 settembre 2005 dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere (CE).

2° semestre 4. Criminalità organizzata campana

sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia

RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO BARDELLINO e, in posizione subordinata, i gruppi SCHIAVONE, BIDOGNETTI, IOVINE e DE FALCO. Successivamente, questi ultimi, dopo aver deliberato l'omicidio del capo carismatico dei BARDELLINO121 e dei suoi uomini di fiducia122, sono subentrati nella direzione del clan dei CASALESI gestendo i relativi affari illeciti anche grazie ad una "cassa comune". Nel tempo si sono susseguiti scontri cruenti, arresti e collaborazioni con la giustizia, che hanno determinato incisivi mutamenti nei rapporti di forza, fino al raggiungimento degli attuali equilibri. Oggi, i sodalizi che formano il cartello dei CASALESI risultano organizzati su confederazioni in cui ciascun clan preserva una autonoma leadership e capacità gestionale mantenendo con le altre formazioni articolati rapporti collaborativi, come documentato nell'ordinanza di custodia cautelare123 eseguita, il 22 novembre 2022 dai Carabinieri, a carico di 37 persone, tra le quali taluni esponenti di spicco delle fazioni BIDOGNETTI e SCHIAVONE, tutti accusati di associazione mafiosa e altri reati. Il provvedimento, in particolare, delinea una sostanziale diarchia del gruppo SCHIAVONE, attivo a Casal di Principe (CE) e nella provincia di Caserta, e della famiglia BIDOGNETTI, operante nei Comuni casertani di Castel Volturno, Parete, Lusciano e Villa Literno124. Il territorio sarebbe stato ripartito e assegnato a "capizona", referenti diretti delle rispettive fazioni. A carico degli esponenti delle due compagini sono stati contestati una pluralità di reati, tra i quali estorsioni in danno di numerosi operatori commerciali, traffico di sostanze stupefacenti e contestuale controllo dell'attività di cessione della droga (affidata a ciascun capo zona o realizzato da terzi costretti a versare denaro a esponenti del clan per garantirsi la gestione delle piazze di spaccio), nonché illeciti in materia di armi. A questi si aggiungono il controllo delle bische clandestine e del settore delle onoranze funebri125, attività, quest'ultima, eseguita in maniera coordinata in ragione di pregressi accordi intercorsi con un illegale "consorzio di imprese". L'indagine ha inoltre documentato come esponenti apicali dei clan, nonostante lo stato di detenzione, continuassero a mantenere contatti con l'esterno impartendo direttive ai sodali tramite telefonini illecitamente introdotti all'interno delle strutture carcerarie126.

Il capo storico della famiglia BARDELLINO fu ucciso nel 1988 in Brasile dal vertice della famiglia IOVINE con l'accordo e il consenso del boss degli SCHIAVONE. Quasi contestualmente, a Casal di Principe, venne eliminato il nipote, nonché uomo di fiducia del boss BARDELLINO.

I superstiti migrarono verso il basso Lazio e, in particolare, nella zona di Formia (LT) ed in quelle limitrofe, ove costituirono un nuovo gruppo che attuava autonome condotte criminose in quell'area laziale.

OCC n. 11733/13 RGNR, n. 12993/21 RG GIP e n. 370/22 ROCC, emessa il 3 novembre 2022 dal Tribunale di Napoli.

Quasi completamente assente l'ala IOVINE; la fazione ZAGARIA si è sostanzialmente isolata, coagulandosi intorno all'originario nucleo familiare contorniato da soggetti di fiducia.

Attività storicamente esercitata dalla famiglia BIDOGNETTI.

Dalla citata ordinanza del 3 novembre 2022, è emerso che l'attuale vertice del gruppo BIDOGNETTI ha mantenuto i contatti con i familiari e gli affiliati mediante i cellulari abusivamente introdotti nella struttura carceraria e rinvenuti con l'ausilio di personale della Polizia Penitenziaria. Lo stesso avrebbe continuato ad impartire dal carcere direttive concernenti le designazioni dei capi zona, l'agenda operativa e le strategie del clan, nonché gli omicidi e la designazione dei relativi esecutori.

2° semestre 4. Criminalità organizzata campana

Con riferimento invece alla fazione SCHIAVONE sarebbero emerse plurime condotte estorsive in danno di supermercati, cantieri edili e altre società operanti nel settore della raccolta e trattamento dei rifiuti127. L'innata capacità di resilienza, evidenziata mediante la costante riorganizzazione per individuare nuovi equilibri e conquistare nuovi settori di interesse, dimostrerebbe che l'operatività dei CASALESI non si limita alla sola provincia di Caserta. Essa, infatti, risulta ormai giudiziariamente accertata anche in altri territori con la presenza di affiliati in diverse Regioni d'Italia, in particolare in Veneto e in Emilia Romagna, nonché all'estero, ove gestirebbero i profitti di attività illecite garantendone anche il riciclaggio in attività legali. Per quanto concerne la vocazione imprenditoriale del clan dei CASALESI, più volte sancita anche da sentenze giudiziarie128, particolarmente significativa risulta l'operazione della DIA conclusa il 14 luglio 2022 a Napoli, Caserta e Latina con cui sono state sequestrate129 2 società edili, 20 immobili, veicoli e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di 4 milioni di euro, a carico di 2 imprenditori operanti nei settori dei rifiuti e dell'edilizia. Dall'attività investigativa è emerso che le società sottoposte a sequestro avrebbero acquisito il monopolio dello smaltimento dei rifiuti in Campania in virtù degli stretti legami intrattenuti con la criminalità organizzata e, in particolare, con la fazione ZAGARIA del clan dei CASALESI. Le società avevano acquisito un'immagine di apparente legalità ottenendo poi una crescita esponenziale di fatturati e di mezzi d'opera che avevano consentito loro di partecipare a grandi appalti pubblici e di porsi come stabili intermediari tra l'organizzazione camorristica e la pubblica amministrazione. Tale provvedimento è scaturito dalla proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale avanzata, a firma congiunta della Procuratore distrettuale di Napoli e del Direttore della DIA, nel dicembre 2019. Il 21 novembre 2022, la DIA di Napoli, nell'ambito dell'operazione "Giabin II"130, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare131 a carico di 2 soggetti riconducibili alla fazione SCHIAVONE del clan dei CASALESI, accusati di associazione mafiosa, fittizia intestazione di beni, riciclaggio e autoriciclaggio, aggravati dalla finalità e modalità mafiose. Uno dei due arrestati è considerato

Si fa riferimento, in particolare, ad una società della provincia di Napoli aggiudicataria del servizio di raccolta rifiuti solidi urbani in alcuni Comuni della provincia di Caserta, già interdetta dal Prefetto di Napoli nel gennaio 2021. A carico della medesima, anche in ragione di quanto emerso nella citata misura cautelare - che ha rafforzato la prognosi sulla contiguità dei relativi titolari ad ambienti della criminalità organizzata - il 9 gennaio 2023 il Prefetto di Napoli ha disposto il rigetto dell'istanza di iscrizione nell'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, ai sensi dell'art. 1, co.52, L. 190/2012 (cd. White list).

Tra queste, la sentenza Normandia II (proc. pen. n. 39197/04 RGNR, passata in giudicato).

Decreto n. 20/22 RDSEQ - n. 32/20 RGMP e Decreto n. 21/22 RDSEQ – n. 32/20 RGMP, emessi, rispettivamente, il 13 e il 23 giugno 2022 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE).

Prosecuzione dell'operazione "Giabin", conclusa il 3 maggio 2022 dalla DIA di Napoli con l'esecuzione dell'OCC n. 29594/18 RGNR, n. 22073/19 RGGIP e n. 69/22, emessa il 22 febbraio 2022 dal Tribunale di Napoli a carico di alcuni imprenditori accusati di estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d'asta, corruzione e riciclaggio, con l'aggravante di aver agevolato l'associazione mafiosa denominata clan dei CASALESI. Le indagini hanno documentato anche complessi meccanismi di riciclaggio e d'illecita interposizione negoziale.

OCC n. 18907/2022 RGNR, n. 18565/2022 RGGIP e n. 394/2022 OCC emessa il 15 novembre 2022 dal Tribunale di Napoli.

sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia

RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO un esponente apicale della famiglia SCHIAVONE e da quanto emerso, quest'ultimo, dopo la sua scarcerazione avvenuta nel 2019, si sarebbe adoperato per riattivare i contatti con il clan al fine riappropriarsi dei corrispettivi a lui dovuti per aver agevolato a suo tempo alcuni imprenditori nell'aggiudicazione di appalti. Un ruolo centrale era ricoperto da un imprenditore al quale il sodalizio aveva assegnato la gestione delle commesse pubbliche divenendo protagonista indiscusso nel panorama delle turbative d'asta (accertate già nel procedimento Normandia II). Questi, al termine di un periodo di detenzione, avrebbe reiterato le medesime condotte per le quali era stato precedentemente condannato, rilanciando una nuova struttura societaria intestata a un prestanome compiacente. Il 28 novembre 2022, la DIA di Napoli ha poi eseguito il sequestro preventivo132 di una un'altra società impegnata in diversi appalti pubblici, intestata a un prestanome e riconducibile, di fatto, ad un esponente di spicco del clan SCHIAVONE. L'immutata pervasività dei sodalizi criminali camorristici nell'infiltrazione e nel condizionamento del locale tessuto economico e politico ha indotto le autorità preposte all'intensificazione dei presidi di prevenzione antimafia. In tale ambito, il 18 dicembre 2022 è stato decretato lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Consiglio comunale di Sparanise (CE)133, adottato in ragione degli esiti investigativi emersi nell'ambito dell'indagine condotta dalla Polizia di Stato, sotto il coordinamento dalla DDA di Napoli, sull'affidamento dei servizi assistenziali alle cooperative sociali che, in diversi Comuni delle province di Caserta e Napoli, avrebbero gestito il cosiddetto "terzo settore". Nel medesimo periodo, il Prefetto di Caserta ha emesso 18 misure interdittive antimafia nei confronti di società considerate riconducibili o permeabili da clan camorristici. Il clan dei CASALESI non esaurisce il panorama criminale della provincia di Caserta. Nel territorio permangono, infatti, anche sodalizi autonomi, quali il clan BELFORTE (cd. "MAZZACANE"), attivo nei Comuni di Marcianise ed in quelli limitrofi di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista, Casagiove, Recale, Macerata Campania, San Prisco, Maddaloni e San Felice a Cancello. Il clan, a forte connotazione familiare e dotato di elevata capacità militare, si avvale di numerosi gruppi satellite per la gestione delle proprie attività illecite costituite, prevalentemente, dalle estorsioni in danno di attività commerciali e dal traffico di stupefacenti. Di recente sono stati evidenziati significativi rapporti intrattenuti dal clan con gruppi camorristici dell'hinterland settentrionale di Napoli che approvvigionerebbero lo stupefacente destinato alle piazze di spaccio casertane. Il clan BELFORTE, seppur indebolito dall'arresto di numerosi esponenti di spicco, può ancora contare su una significativa solidità economica. Al riguardo, si segnala anche la misura di prevenzione patrimoniale134 eseguita, lo scorso 26 ottobre 2022, a carico di 2 imprenditori casertani operanti nei settori del calcestruzzo e della ristorazione, ritenuti contigui al citato sodalizio. Il provvedimento, che scaturisce dalla

Decreto di sequestro preventivo d'urgenza n. 18907/22 RGNR, emesso il 25 novembre 2022 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli.

Adottato con D.P.R. del 19 dicembre 2022.

Decreto n. 71/17 RGMP e n. 25/22 RDSEQ emesso il 13 ottobre 2022 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

2° semestre 4. Criminalità organizzata campana

proposta di applicazione della misura di prevenzione formulata nel settembre 2017 dalla DIA, ha riguardato immobili e quote societarie per un valore complessivo di 300 mila euro e integra il sequestro135 già eseguito a carico dei medesimi il 26 aprile 2022 colpendo un patrimonio immobiliare e aziendale dello stimato valore complessivo di oltre 33 milioni di euro. A Marcianise, opererebbe anche il clan PICCOLO-LETIZIA, storico antagonista dei BELFORTE136 (sebbene ad oggi si registri una apparente pax mafiosa), notevolmente ridimensionato dai numerosi provvedimenti giudiziari e dalle scelte di collaborazione con la giustizia intraprese da alcuni suoi esponenti. Nel medesimo contesto operano piccoli gruppi familiari quali i clan MENDITTI, presente a Recale e a San Prisco, e BIFONE, attivo nei centri di Macerata Campania, Portico di Caserta, Casapulla, Curti, Casagiove e San Prisco. Nel comprensorio di San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico e Arienzo risulterebbe ancora attivo il clan MASSARO. Non sono stati registrati recenti eventi significativi nei comprensori di Sessa Aurunca e Mondragone, storiche roccaforti del sodalizio GAGLIARDI-FRAGNOLI-PAGLIUCA, eredi della famiglia LA TORRE, legati ai BIDOGNETTI. Lo stesso valga per Cellole, Carinola, Falciano del Massico e Roccamonfina, ove è confermato l'indebolimento del clan ESPOSITO, detto dei MUZZONI, al pari di quanto avvenuto per Santa Maria Capua Vetere, ove sono storicamente presenti il gruppo DEL GAUDIO (BELLAGIÒ) e l'antagonista FAVA. Il territorio dell'agro aversano ricadrebbe invece sotto l'influenza dei clan SCHIAVONE e BIDOGNETTI mentre la famiglia ZAGARIA influenzerebbe i Comuni di Casapesenna e Trentola Ducenta. Particolari criticità si riscontrano lungo il litorale domizio, al confine con l'agro aversano, dove risulterebbe diffuso lo spaccio di stupefacenti ad opera di soggetti italiani e stranieri. Nell'area si registra, altresì, la crescente operatività di elementi provenienti dall'hinterland napoletano che cercherebbero di ritagliarsi spazi d'influenza nel contesto criminale locale e, in particolare, nel narcotraffico a cui sarebbero riconducibili alcuni episodi criminosi registrati nel semestre nell'area mondragonese e ancora oggetto di indagini. Nel territorio dei Comuni di Sparanise, Pignataro Maggiore, Francolise, Calvi Risorta, Teano, Pietramelara, Vairano Patenora, Caiazzo e Piedimonte Matese, opererebbe la famiglia PAPA, federata storicamente al clan SCHIAVONE. A Pignataro Maggiore sarebbe attivo anche il gruppo LUBRANO-LIGATO137, anch'esso storicamente federato al clan "SCHIAVONE" e dedito, in particolare, alle estorsioni.

Decreti n. 71/17 RGMP, n. 5/22 RDSEQ del 28 gennaio 2022, n. 8/22 RDSEQ del 28 febbraio 2022, n. 12/22 RDSEQ del 17 marzo 2022, n. 13/22 RDSEQ del 24 marzo 2022, n. 14/22 RDSEQ del 31 marzo 2002, emessi dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE).

L'apice del conflitto armato tra gli uomini del clan BELFORTE e quello dei PICCOLO è rappresentato dalla cosiddetta "strage del giovedì Santo", consumata il 9 aprile 1998 in un casolare di Marcianise (CE), in cui morirono 2 affiliati al clan PICCOLO ed un esponente del clan BELFORTE. Il successivo 20 luglio, come rappresaglia, un commando di uomini armati di kalashnikov uccise 3 persone nel pastificio Russo di Pomigliano d'Arco (NA) erroneamente considerati 3 esponenti del clan VENERUSO, alleato dei PICCOLO di Marcianise (CE).

Con il recente decesso dello storico capoclan, già detenuto per l'espiazione di due ergastoli, tra cui quello comminato per l'omicidio di Franco IMPOSIMATO, fratello del Giudice Ferdinando IMPOSIMATO, assassinato l'11 ottobre 1983 a Maddaloni (CE).

sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia

Relazione Semestrale Al Parlamento

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