Accordo Italia-Libia: ecco come vengono violati i diritti dei migranti
Accordo Italia-Libia: ecco come vengono violati i diritti dei migranti
A due anni dall'Accordo Italia-Libia, Oxfam e Borderline Sicilia diffondono un report che denuncia la violazione dei diritti umani di migranti e rifugiati: 5.300 morti in due anni, di cui 4.000 solo nella rotta del Mediterraneo centrale e 143 morti su 500 arrivi nel 2019
«La firma dell’ Accordo Italia-Libia è stato il primo passo con il quale l’Italia ha messo in atto una strategia volta ad aggirare i vincoli del diritto internazionale in tema di salvaguardia della vita in mare ». Non fanno troppi giri di parole da Oxfam Italia e Borderline Sicilia , nel diffondere il nuovo report che denuncia – a due anni dalla firma dell’Accordo – la diffusa violazione dei diritti umani sul tema della migrazione .
Il report parla di 5.300 morti in due anni, di cui 4.000 solo nella rotta del Mediterraneo centrale e 143 morti su 500 arrivi solo nel 2019. Senza dimenticare le migliaia di persone detenute nelle carceri libiche, donne e bambini in fuga da guerra e fame, e i 15 mila migranti riportati indietro dalla Guardia costiera libica , alimentando così il traffico di esseri umani .
Accordo Italia-Libia: ecco cosa prevede
Ridurre i flussi di migranti che cercano di raggiungere l’Italia dalle coste libiche. È questo l’obiettivo dell’Accordo raggiunto tra il governo italiano (per mano dell’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ) e quello libico di unità nazionale (dal primo ministro del governo Fayez al Sarraj ) a febbraio del 2017.
L’accordo prevede di fatto nuovi aiuti da parte dell’Italia alle autorità libiche impegnate nelle operazioni di accoglienza e contrasto all’i mmigrazione clandestina , quindi alla Guardia Costiera libica , con l’obiettivo di ridurre il traffico illegale via mare e migliorare le condizioni dei “centri di accoglienza” in territorio libico, finanziando l’acquisto di medicine e attrezzatura medica, oltre alla formazione del personale impiegato.
«Una giornata di svolta che autorizza speranza per il futuro della Libia », furono le parole di Gentiloni proprio il 2 febbraio 2017 , commentando la firma del memorandum (mai ratificato dal Parlamento). Ma non sono dello stesso avviso Oxfam e Borderline Sicilia.
«Sono quattro – afferma Paolo Pezzati , policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia – le mosse che secondo la nostra analisi hanno causato un vero e proprio scacco ai diritti umani, generando effetti disastrosi sul tasso di mortalità nella rotta del Mediterraneo centrale passato da 1 vittima ogni 38 arrivi nel 2017 a 1 ogni 14 nel 2018».
Crimine contro l’umanità . Le definisce così le politiche migratorie di Italia e Europa, Paola Ottaviano , avvocato di Borderline Sicilia, commentando l’Accordo Italia-Libia passato in rassegna dal report.
«Riteniamo gravissimo – afferma il legale – che a due anni di distanza dalla firma del memorandum, alla luce degli innumerevoli rapporti internazionali che hanno denunciato la mancanza del rispetto dei diritti umani , l’ Italia e l’ Europa perseverino in politiche migratorie che saranno ricordate dalla storia come un crimine contro l’umanità».
Immigrazione: come l’Accordo aggira il diritto internazionale
Riportare i migranti in Libia non fa che aumentare il traffico di esseri umani . Arriva a questa conclusione il report nell’esporre la prima mossa con la quale si ritiene venga aggirato il diritto internazionale a tutela dei diritti umani dei migranti. Attualmente sono 6.400 le persone presenti nei luoghi di detenzione ufficiali in Libia e molte altre sono detenute in carceri non ufficiali , alcune gestite da gruppi armati libici. E se si pensa che – secondo l’ Onu – anche i centri ufficiali in molti casi sono «gestiti – afferma Pezzati – dalle stesse persone coinvolte nella tratta di esseri umani e nel traffico di persone, si evince che riportare i migranti in Libia non fa che alimentare il traffico di esseri umani».
Leggi anche: • Italia-Libia: pioggia di ricorsi per violazione diritti migranti • Libia: l’inferno al di là del mare
Insomma, la Libia – precisano dal report – non è un porto sicuro . E a alla luce di questa evidenza ci si domanda come si possa «continuare a ritenerla attore legittimo di una zona di ricerca e soccorso con la sua Guardia costiera, considerando le sistematiche e quotidiane violazioni, torture e abusi di ogni sorta, in campi di detenzione equiparabili a lager ufficiali e non ufficiali».
«La prigione di Bani Walid era un hangar mentre a Sherif eravamo rinchiusi in un tunnel sotterraneo dove si viveva costantemente al buio – è la testimonianza rilasciata agli operatori di Oxfam e Borderline da un 28enne eritreo rapito da una delle tante banche libiche – In tutto ho vissuto un anno e mezzo di detenzione in entrambe le prigioni, dove tutti vivevamo in condizioni terribili, con tantissime persone che si ammalavano, senza ricevere cure. In molti sono morti e sono stati sepolti come animali. Le donne invece venivano violentate di fronte a noi. Venivamo picchiati ogni giorno dalle guardie carcerarie, che ci hanno costretto a chiedere un riscatto alle nostre famiglie».
Migranti in Italia: meno approdi, ma aumentano i rischi
Mesi dopo le pressanti richieste italiane di regionalizzare il soccorso in mare, Frontex (l’Agenzia europea guardia di frontiera e costiera) ha varato Themis , cambiando il mandato dell’operazione Triton. La novità introdotta da Themis su richiesta del governo italiano, prevede l’obbligo di sbarco dei migranti e dei naufraghi soccorsi nel porto più vicino al punto in cui è stato effettuato il salvataggio in mare e non più automaticamente in un porto italiano, come succedeva con la missione Triton.
