Guerra in Nagorno Karabakh, «decapitati prigionieri civili e militari»
Guerra in Nagorno Karabakh, «decapitati prigionieri civili e militari»
Dopo aver conosciuto la guerra degli anni Novanta, Artak Beglaryan ha dedicato la sua vita a promuovere la pace in Nagorno Karabakh. E nel corso dell'ultimo conflitto tra Armenia e Azerbaijan ha denunciato i crimini perpetrati contro la popolazione. Ecco cosa ha raccontato a Osservatorio Diritti
Artak Beglaryan , difensore dei diritti umani e capo dello staff presidenziale della Repubblica dell’Artsakh/Karabakh, per tutta la durata del conflitto dei 44 giorni, ha fatto conoscere al mondo i crimini che venivano commessi nella regione caucasica attraverso i suoi post su Facebook e Twitter. L’uomo, che da bambino ha perso la vista a causa dell’esplosione di una mina ed è rimasto orfano di padre durante la guerra degli anni Novanta, ha dedicato la sua vita alla lotta per il rispetto dei diritti umani e per la creazione di una politica di pace e convivenza nel Nagorno Karabakh.
Incontrato nel suo ufficio di Stepanakert al termine dell’ultima escalation bellica, ha raccontato così a Osservatorio Diritti quali sono state le più evidenti ed efferate violazioni dei diritti umani commesse durante gli scontri.
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Quarantaquattro giorni di combattimenti e bombardamenti nel 2020: quali violazioni dei diritti umani si sono registrate nell’ultima guerra del Nagorno Karabakh?
La cosa più evidente è che sono stati colpiti e presi di mira obiettivi civili e persone civili. Al momento sono stati confermati 61 civili uccisi dal lato armeno: 40 cittadini hanno perso la loro vita proprio a causa dei bombardamenti, 20 risultano morti dopo essere stati fatti prigionieri o in seguito a colpi di arma da fuoco. Inoltre ci sono più di 40 persone che risultano disperse e temiamo che anche loro siano state uccise. Poi, nel computo totale delle vittime vanno annoverati anche 163 civili feriti in seguito a bombardamenti e occorre segnalare anche che oltre 5.000 case sono state distrutte e 4.000 infrastrutture ed edifici pubblici sono stati danneggiati.
Sono stati colpiti edifici protetti dal diritto umanitario internazionale?
Assolutamente sì. Tra gli edifici e le infrastrutture bombardate risultano esserci ospedali, scuole, asili e chiese, come la cattedrale di Shushi, che quando è stata colpita ospitava al suo interno degli sfollati. Più del 70% delle comunità del Karabakh è stata investita dagli scontri. Il solo motivo per cui ci sono stati pochi morti civili rispetto agli edifici colpiti è che appena sono iniziati i bombardamenti donne e bambini hanno lasciato il Nagorno Karabakh e chi è rimasto si è rifugiato a vivere negli scantinati e nei bunker.
