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Missione riservata in Europa: Frontex riceve per la prima volta funzionari libici di Haftar
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Missione riservata in Europa: Frontex riceve per la prima volta funzionari libici di Haftar

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Reportage Completo

La delegazione sarà composta da uomini di Tripoli e Bengasi, insieme. La Libia divisa si mostra unita con l’Europa, che vuole più controlli alle frontiere e più rimpatri. Dopo Varsavia (quartier generale di Frontex) appuntamento a Bruxelles, in Commissione

Missione riservata in Europa: Frontex riceve per la prima volta funzionari libici di Haftar

La Commissione europea e Frontex ospiteranno una delegazione di esponenti delle autorità libiche che si occupano di migrazione, provenienti sia dall’est sia dall’ovest del Paese.

La missione è prevista per il prossimo 14 ottobre a Varsavia (sede dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, Frontex) e per il 15 e 16 ottobre a Bruxelles, per incontrare funzionari della Dg Home, la direzione generale della Commissione europea per gli affari interni e la migrazione.

È la prima volta che funzionari provenienti dalla Cirenaica, la zona orientale della Libia sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, vengono invitati presso la sede di Frontex e non si hanno informazioni pubbliche di incontri simili a Bruxelles, con la Commissione.

L’inchiesta in breve

  • Dal 14 al 16 ottobre funzionari di Frontex e della direzione generale della Migrazione e degli affari interni incontreranno i delegati della Libia dell’est e dell’ovest a Varsavia e Bruxelles
  • È la prima volta che i funzionari della Libia dell’est, sotto il controllo del generale Haftar, vanno in visita a Frontex. Non si hanno nemmeno informazioni pubbliche di visite della Libia orientale a Bruxelles
  • Agli incontri sono invitati pubblici ufficiali che si occupano della gestione della migrazione. Il più noto, il capo delegazione, è il numero due del ministro dell’Interno Emad Trabelsi. I due sono stati parte di una stessa milizia in passato
  • L’annuncio dei meeting segue di poco l’annuncio delle autorità libiche di voler intraprendere in autonomia l’organizzazione di rimpatri volontari dai centri sotto il loro controllo
  • I rimpatri sono al centro anche di una serie di incontri tenuti nelle scorse settimane dall’ambasciatore Ue in Libia, Nicola Orlando. I rappresentanti europei, in Libia e non solo, stanno mettendo sempre più enfasi sul sistema di rimpatri, con nuove proposte che potrebbero coinvolgere anche la stessa Frontex

Sono stati invitati a partecipare funzionari del Governo di unità nazionale (Gnu) di Tripoli, riconosciuto dall’Onu e dall’Ue, ma anche esponenti dell’Esercito nazionale libico (Enl) comandato dal generale Khalifa Haftar, che da Bengasi controlla la parte orientale della Libia e che si è più volte scontrato con il Gnu del primo ministro Abdul Hamid Dabeiba.

In merito alla visita al quartier generale di Frontex, fonti della Guardia costiera a Tripoli confermano l’incontro e la presenza, per la prima volta, di colleghi dell’Est. Interpretano l’incontro come un momento di conoscenza.

Un momento delicato

Dal punto di vista delle relazioni internazionali, l’incontro arriva in un momento delicato di intensa attività diplomatica con entrambe le sponde della Libia. A luglio le autorità di Bengasi hanno vietato l’ingresso ai ministri dell’Interno di Italia, Grecia e Malta e al Commissario Ue per gli affari interni e la migrazione, l’austriaco Magnus Brunner.

Saranno proprio i funzionari che lavorano per Brunner a incontrare la delegazione libica a Bruxelles.

Del resto, in un’intervista a Politico Europe, il Commissario l’aveva detto già pochi giorni dopo l’incidente diplomatico: «Siamo naturalmente pronti a riprendere questi colloqui in qualsiasi momento. A mio avviso, ciò è urgentemente necessario». «Esistono ancora canali di comunicazione a livello tecnico che funzionano molto bene», aveva aggiunto riferendosi ai colloqui tra l’Ue e i funzionari che rappresentano Haftar.

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Prima della fallita visita a Bengasi di luglio, la delegazione formata da funzionari di Ue, Italia, Malta e Grecia aveva incontrato esponenti del governo di Tripoli, con l’obiettivo di ottenere politiche più efficaci per ridurre i flussi verso l’Europa.

A fronte di un calo complessivo dei flussi in ingresso in Ue, gli ultimi dati pubblicati da Frontex a settembre mostrano che nel 2025 gli arrivi dalla rotta del Mediterraneo centrale sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente (41mila circa): «La Libia – scrive l’agenzia – rimane il principale punto di partenza». Le cifre pubblicate da Agenzia Nova, aggiornate a inizio ottobre, mettono in evidenza come gli arrivi dal Paese africano verso l’Italia da gennaio a inizio ottobre siano cresciuti del 46 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e del 24 rispetto al 2023.

Est e Ovest insieme in Europa

Nella lista dei partecipanti alla visita a Varsavia e Bruxelles, per l’ovest compaiono otto tra funzionari dei ministeri dell’Interno e degli Affari esteri di Tripoli, della Guardia costiera libica (di Tripoli) e dell’Amministrazione generale della sicurezza costiera (di cui Gacs è l’acronimo inglese). Per l’est, invece, sono indicati sei rappresentanti del Dipartimento per il controllo dell’immigrazione clandestina del ministero dell’Interno, della Marina e, come detto, dell’Esercito nazionale libico (Lna).

I guardacoste di Tripoli negli ultimi mesi sono stati protagonisti di due episodi particolarmente gravi. Il 25 agosto una motovedetta ha sparato per venti minuti contro la Ocean Vikings, la nave di Sos Mediterranee. L’ong ha definito l’episodio «un atto di guerra deliberato» e ha stimato 194mila euro di danni all’imbarcazione.

Il 26 settembre, un’altra ong, Sea Watch, ha denunciato che una delle sue imbarcazioni è stata bersaglio di una scarica di colpi di armi da fuoco perché non ha seguito l’ordine di interrompere un salvataggio. Aveva da poco salvato 66 persone partite dalla Libia. L’ong ha scritto che i responsabili dell’aggressione sono «milizie libiche» che si trovavano a bordo di una delle navi classe Corrubia fornite dall’Italia.

Il capo dell’intera delegazione è un nome noto: Mohammed Marhani. È il comandante della Border Guard Agency, agenzia del ministero dell’Interno di Tripoli istituita nel 2023.

Marhani già nel 2019 era vice di Emad Trabelsi, oggi ministro dell’Interno e all’epoca invece a capo della milizia Public security agency (Psa) a Zintan, nel sud-ovest, come riportano i ricercatori della Global initiative against transnational organised crime (Gi-Toc). Nota per aver gestito il centro per migranti di al-Mabani –  temporaneamente chiuso nel 2022 dopo varie denunce di giornalistila milizia è ancora tra le più potenti di Tripoli ed è guidata dal fratello del ministro Trabelsi, Abdullah. Sempre Gi-Toc, nel 2021, scriveva che il potere di Marhani deriva «dai legami con le milizie».

Meno noti invece i sei nomi dei pubblici ufficiali provenienti da Bengasi. Ci sono guardie di frontiera dell’Esercito nazionale libico (Enl) e funzionari affiliati al Dipartimento per combattere l’immigrazione irregolare del ministero dell’Interno, ovvero un neonato organismo voluto dal primo ministro di Tripoli del Gnu Abdul Hamid Dabeiba.

Questo lascia intendere una collaborazione tra Enl e Gnu in materia di lotta all’immigrazione irregolare.

Qualunque sia l’effettiva relazione tra le due anime della Libia per il controllo delle frontiere, è ormai acclarato che il generale Haftar sia considerato dall’Ue e da diversi suoi Stati come un interlocutore cruciale per ridurre le partenze dalla Libia.

L’invito dei suoi rappresentanti a Varsavia e Bruxelles rappresenta per Haftar solo l’ulteriore legittimazione sul piano internazionale. Le forze marittime dell’est avevano già ricevuto formazione sia nell’ambito della missione Ue Irini sia, più di recente, dalla Guardia costiera greca mentre i soldati di Haftar hanno seguito programmi di addestramento in Italia.

Nel 2023, un’inchiesta di Lighthouse Reportsha mostrato come Frontex abbia fornito assistenza per intercettare i migranti a un’imbarcazione collegata alla milizia Tariq Bin Ziyad (Tbz), guidata da uno dei figli del generale Haftar, Saddam. L’incontro della prossima settimana ha già delle solide basi da cui partire.

Più rimpatri per tutti

Da quanto ha potuto ricostruire IrpiMedia, uno dei temi di cui si parlerà nei meeting tra funzionari europei e libici saranno i rimpatri volontari. Dell’argomento tratta anche la Missione tecnica Ue-Libia, un’iniziativa diplomatica che nel 2024 ha portato a tre missioni in Libia finalizzate alla «governance migratoria basata sui diritti, della protezione, dei rimpatri umanitari volontari e della gestione delle frontiere con i partner libici e internazionali presenti nel Paese», come ha spiegato in un’interrogazione scritta lo scorso marzo la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica.

Si è occupato molto del tema anche l’ambasciatore Ue in Libia, l’italiano Nicola Orlando, che nelle scorse settimane ha più volte incontrato il capo delegazione Marhani. Come scritto dallo stesso Orlando su X, a metà settembre, i due hanno «esaminato i progressi e individuato opportunità per una ulteriore cooperazione» e poi a fine mese quando si sono recati presso «una nuova struttura prevista per accogliere i migranti registrati per il rimpatrio volontario nei propri Paesi d’origine».

In quell’occasione, Orlando ha postato anche di aver «preso atto della nuova iniziativa libica volta a sostenere direttamentei rimpatri volontari in coordinamento con le ambasciate dei Paesi di origine». L’avverbio direttamente è il passaggio fondamentale.

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