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Alcune attività svolte dal Nicaragua nella zona di frontiera (Costa Rica c. Nicaragua)
International Court of Justice

Alcune attività svolte dal Nicaragua nella zona di frontiera (Costa Rica c. Nicaragua)

International Court of JusticeInternational2026declassified06/08/2026
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Fonte Proprietaria: International Court of JusticeInternational

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Nota Legale

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Testo della Sentenza

Alcune attività svolte dal Nicaragua nella zona di frontiera (Costa Rica c. Nicaragua)

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Alcune attività svolte dal Nicaragua nella zona di frontiera (Costa Rica c. Nicaragua)

PANORAMICA DEL CASO

Il 18 novembre 2010, la Repubblica del Costa Rica ha presentato un ricorso instaurando un procedimento contro la Repubblica del Nicaragua per una presunta “incursione, occupazione e utilizzo del territorio costaricano da parte dell’Esercito del Nicaragua, nonché [presunte] violazioni degli obblighi del Nicaragua nei confronti del Costa Rica”, vale a dire il principio di integrità territoriale e il divieto della minaccia o dell’uso della forza.

Nella sua domanda, la Costa Rica ha sostenuto che il Nicaragua, in due distinti episodi, aveva occupato il territorio della Costa Rica in relazione alla costruzione di un canale dal fiume San Juan alla Laguna los Portillos (nota anche come “Harbour Head Lagoon”), e aveva effettuato alcuni lavori correlati di dragaggio sul fiume San Juan. Secondo la Costa Rica, il dragaggio e la costruzione di quel canale comprometterebbero gravemente il flusso dell’acqua verso il fiume Colorado della Costa Rica e causerebbero ulteriori danni al territorio costaricano, comprese le zone umide e le aree naturali protette nazionali situate nella regione. Questo caso è stato iscritto nell'elenco generale della Corte sotto il titolo Alcune attività svolte dal Nicaragua nella zona di frontiera (Costa Rica c. Nicaragua) (di seguito il “caso Costa Rica c. Nicaragua”).

Il 18 novembre 2010, anche la Costa Rica ha depositato una richiesta per l’indicazione di misure provvisorie volte a tutelare il suo “diritto alla sovranità, all’integrità territoriale e alla non interferenza con i suoi diritti sul fiume San Juan, sulle sue terre, sulle sue aree ambientali protette, nonché sull’integrità e sul flusso del fiume Colorado”. Con la sua richiesta, la Costa Rica ha cercato in particolare di ottenere il ritiro di tutte le truppe nicaraguensi dal territorio contestato, l'immediata cessazione della costruzione del canale e la sospensione del dragaggio del fiume Colorado. Con un'ordinanza recante misure provvisorie in data 8 marzo 2011, la Corte ha chiesto alle parti di astenersi dall'inviare o dal mantenere nel territorio conteso personale civile, di polizia o di sicurezza. Tuttavia, ha autorizzato la Costa Rica a inviare nel territorio conteso, a determinate condizioni, personale civile incaricato della protezione dell'ambiente. Infine, ha invitato le Parti ad astenersi dall'aggravare o estendere la controversia.

Il 22 dicembre 2011, il Nicaragua ha avviato un procedimento contro la Costa Rica “per violazioni della sovranità nicaraguense e gravi danni ambientali al suo territorio”. Nella sua domanda, il Nicaragua ha sostenuto che la Costa Rica stava realizzando importanti lavori di costruzione lungo gran parte della zona di frontiera tra i due paesi, con gravi conseguenze ambientali. Questo caso è stato iscritto nell'elenco generale della Corte con il titolo Costruzione di una strada in Costa Rica lungo il fiume San Juan (Nicaragua c. Costa Rica) (di seguito il “caso Nicaragua c. Costa Rica”).

Il 6 agosto 2012, il Nicaragua ha depositato la sua contromemoria nel caso Costa Rica contro Nicaragua, in cui ha presentato quattro domande riconvenzionali.

In una lettera datata 19 dicembre 2012, presentata in occasione del deposito del Memoriale del Nicaragua nel caso Nicaragua contro Costa Rica, il Nicaragua ha chiesto alla Corte di unire i procedimenti nei casi Costa Rica contro Nicaragua e Nicaragua contro Costa Rica.

Con due ordinanze del 17 aprile 2013, la Corte, tenuto conto delle circostanze e in conformità al principio di buona amministrazione della giustizia e alle esigenze di economia giudiziaria, ha deciso di riunire i procedimenti nelle due cause.

Con ordinanza del 18 aprile 2013, la Corte ha stabilito che l'oggetto della prima domanda riconvenzionale presentata dal Nicaragua nella causa Costa Rica c. Nicaragua (una domanda relativa al danno che potrebbe derivare dalla costruzione della suddetta strada da parte del Costa Rica) era sostanzialmente identico alla sua domanda principale nella causa Nicaragua c. Costa Rica e che, a seguito della riunione dei procedimenti, non occorreva statuire sulla ricevibilità di tale domanda riconvenzionale in quanto tale. La Corte ha ritenuto irricevibili la seconda e la terza domanda riconvenzionale, poiché non esisteva alcun collegamento diretto tra tali domande, che vertevano rispettivamente sulla questione della sovranità sulla baia di San Juan del Norte e sul diritto del Nicaragua alla navigazione sul fiume Colorado, e le domande principali del Costa Rica. La Corte, infine, ha ritenuto di non dover accogliere la quarta domanda riconvenzionale, relativa all'attuazione delle misure provvisorie già indicate dalla Corte, essendo le Parti libere di riprendere tale questione nel corso del procedimento.

Il 23 maggio 2013, la Costa Rica ha presentato alla Corte una richiesta di modifica urgente della sua ordinanza dell'8 marzo 2011. Nell'ordinanza del 16 luglio 2013, la Corte ha ritenuto che il cambiamento intervenuto nella situazione non giustificasse una modifica della sua precedente ordinanza. Inoltre, ha ribadito le misure indicate nell'ordinanza dell'8 marzo 2011, in particolare l'obbligo per le parti “di astenersi da qualsiasi azione che possa aggravare o estendere la controversia dinanzi alla Corte o renderne più difficile la soluzione”.

Il 24 settembre 2013, la Costa Rica ha presentato una richiesta per l'indicazione di nuove misure provvisorie nel caso Costa Rica contro Nicaragua. Questa richiesta faceva seguito alla costruzione da parte del Nicaragua di due nuovi canali (caños) nella parte settentrionale del territorio conteso, il più grande dei due essendo quello a est (“il caño orientale”). Nella sua ordinanza del 22 novembre 2013, la Corte ha deciso non solo di riaffermare le misure provvisorie indicate nell'ordinanza dell'8 marzo 2011 (vedi sopra), ma anche di indicare nuove misure. La Corte ha quindi ordinato al Nicaragua di astenersi da qualsiasi dragaggio o altra attività nel territorio conteso e, in particolare, di astenersi da lavori di qualsiasi tipo sui due nuovi caños, e di riempire anche la trincea sulla spiaggia a nord del caño orientale. La Corte ha inoltre stabilito che, salvo quanto necessario per l'attuazione di tale obbligo, il Nicaragua deve provvedere all'allontanamento dal territorio conteso di tutto il personale, sia esso civile, di polizia o di sicurezza, e impedire a tale personale di entrare nel territorio conteso; deve altresì provvedere all'allontanamento ed impedire l'ingresso nel territorio contestato dei soggetti privati ​​posti sotto la sua giurisdizione o controllo. La Corte ha inoltre affermato che, a determinate condizioni, la Costa Rica potrebbe adottare misure adeguate relative ai due nuovi caños.

Da parte sua, l’11 ottobre 2013, il Nicaragua ha presentato una richiesta di indicazione di misure provvisorie nel caso Nicaragua c. Costa Rica, affermando di voler tutelare alcuni diritti che sarebbero stati pregiudicati dai lavori di costruzione stradale realizzati dal Costa Rica (vedi sopra), in particolare dal movimento transfrontaliero di sedimenti e altri detriti risultanti. Dopo aver tenuto l'udienza su tale richiesta all'inizio di novembre 2013, la Corte ha deciso, con ordinanza del 13 dicembre 2013, che le circostanze, così come si presentavano ora alla Corte, non erano tali da richiedere l'esercizio del suo potere di indicare misure provvisorie.

Le udienze pubbliche nelle cause riunite si sono svolte nell'aprile 2015 e la Corte ha emesso la sentenza nel merito il 16 dicembre 2015. Per quanto riguarda il primo caso, la Corte ha ritenuto, tra l'altro, che la Costa Rica aveva la sovranità sul territorio conteso situato nella parte settentrionale di Isla Portillos. Essa ha pertanto ritenuto che le attività svolte dal Nicaragua nel territorio controverso a partire dal 2010, compreso lo scavo di tre caños e l’istituzione di una presenza militare in alcune parti di tale territorio, violassero la sovranità territoriale del Costa Rica e gli obblighi del Nicaragua derivanti dall’ordinanza della Corte dell’8 marzo 2011 recante misure provvisorie. Nella sua sentenza, la Corte ha stabilito che il Nicaragua aveva l’obbligo di risarcire la Costa Rica per i danni materiali causati dalle sue attività illegali e che, in mancanza di un accordo sulla questione tra le parti entro 12 mesi, la Corte avrebbe risolto la questione in una procedura successiva.

Nella stessa sentenza, per quanto riguarda il secondo caso, la Corte ha ritenuto che la costruzione della strada da parte del Costa Rica comportava un rischio di notevoli danni transfrontalieri e che il Costa Rica aveva quindi l'obbligo, ai sensi del diritto internazionale generale, di effettuare una valutazione dell'impatto ambientale. Tuttavia, poiché la Costa Rica non aveva rispettato tale obbligo, la Corte ha ritenuto che non fosse necessario stabilire se la Costa Rica avesse l’obbligo di notificare e consultare il Nicaragua. Passando alle presunte violazioni di obblighi sostanziali, a cominciare dall’obbligo di esercitare la dovuta diligenza per evitare di causare danni transfrontalieri significativi, la Corte ha concluso che il Nicaragua non aveva dimostrato che la costruzione della strada avesse causato danni transfrontalieri significativi e ha pertanto respinto le richieste del Nicaragua su questo punto. Per quanto riguarda la riparazione richiesta dal Nicaragua, la Corte ha concluso che una dichiarazione di condotta illecita in relazione alla violazione da parte del Costa Rica dell’obbligo di effettuare una valutazione di impatto ambientale costituiva una misura adeguata di soddisfazione per il Nicaragua.

Con lettera del 16 gennaio 2017, il Costa Rica, facendo riferimento alla decisione resa nel primo caso (Costa Rica c. Nicaragua), ha chiesto alla Corte di risolvere la questione del risarcimento dovuto al Costa Rica per i danni materiali causati dalle attività illegali del Nicaragua nella zona di frontiera. Dopo la conclusione di due cicli di memorie scritte, la Corte ha iniziato la sua deliberazione e si è pronunciata con Sentenza resa il 2 febbraio 2018.

In tale sentenza, la Corte ha ritenuto che il danno ambientale, in particolare la conseguente compromissione o perdita della capacità dell’ambiente di fornire beni e servizi, nonché il costo del ripristino dell’ambiente danneggiato, fossero risarcibili ai sensi del diritto internazionale. Prima di attribuire un valore monetario al danno ai beni e ai servizi ambientali causato dalle attività illecite del Nicaragua, la Corte ha accertato l’esistenza e l’entità di tale danno e se esistesse un nesso causale diretto e certo tra il danno e le attività del Nicaragua. A seguito della valutazione del danno causato a beni e servizi ambientali, la Corte ha assegnato alla Costa Rica la somma di 120.000 dollari per il deterioramento o la perdita dei beni e servizi ambientali dell’area interessata e la somma di 2.708,39 dollari per le misure di ripristino della zona umida. Oltre al risarcimento per il danno ambientale, la Corte ha concesso al Costa Rica un risarcimento totale per un importo di 236.032,16 dollari USA per i costi e le spese sostenute come diretta conseguenza delle attività illegali del Nicaragua nella parte settentrionale di Isla Portillos, nonché 20.150,04 dollari USA a titolo di interessi prima della sentenza su tali costi e spese. La Corte ha concluso che l’importo totale del risarcimento da concedere al Costa Rica ammontava a 378.890,59 dollari USA, da versare da parte del Nicaragua entro il 2 aprile 2018. Con lettera datata 22 marzo 2018, il Nicaragua ha informato la cancelleria della Corte che, l’8 marzo 2018, aveva trasferito al Costa Rica l’importo totale del risarcimento concessogli.

Istituzione del procedimento

Contromemoriale del Nicaragua sul risarcimento

Risposta del Costa Rica sui risarcimenti

Controreplica del Nicaragua sul risarcimento

Riassunti di sentenze e ordinanze

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