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Andrea Manciaracina e la rete di Mazara del Vallo: la sequenza giudiziaria dalla scarcerazione del 1991 alle condanne definitive
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Andrea Manciaracina e la rete di Mazara del Vallo: la sequenza giudiziaria dalla scarcerazione del 1991 alle condanne definitive

poliziadistato.itItalia2026public25/08/2026
#cattura manciaracina#operazione omega#corte di assise trapani#mafia trapani#latitanza mazara del vallo

Fonte di Approfondimento Investigativo Validata: poliziadistato.itItalia

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Clausola di Trasparenza & Diritto di Cronaca

Dossier e analisi redatti dalla redazione di Unclessify a partire da atti pubblici, registri ufficiali e documentazione declassificata rilasciati da poliziadistato.it. La contestualizzazione storico-giudiziaria, la sintesi analitica e il commento critico sono a cura di Unclessify nel rispetto dell'art. 21 della Costituzione (diritto di informazione) e della dottrina del Fair Use / Pubblico Interesse.

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Dispositivo della Sentenza & Massima

Dossier analitico sulla latitanza di Andrea Manciaracina, i provvedimenti cautelari dal 1991 al 2002 e il ruolo dei coimputati nella provincia di Trapani.

Interesse pubblico e rilievo della documentazione giudiziaria

La disamina della parabola giudiziaria e investigativa riguardante la criminalità organizzata nel mandamento di Mazara del Vallo offre elementi documentali essenziali per comprendere le dinamiche dei procedimenti penali tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Duemila. Il monitoraggio degli atti processuali consente di verificare come le sovrapposizioni tra provvedimenti cautelari, scarcerazioni per decorrenza termini e misure di prevenzione abbiano inciso sulle indagini sul territorio trapanese.

L’esame puntuale dei decreti, delle ordinanze di custodia cautelare e dei dispositivi delle Corti di Assise di Trapani e Palermo documenta la stratificazione delle imputazioni a carico dei vertici criminali della Sicilia occidentale. L’accesso a questi dati storicizzati permette di ricostruire i passaggi formali della cooperazione investigativa tra i vari uffici giudiziari e la gestione delle reti di supporto logistico alla latitanza.

Contesto storico e dinamiche procedurali

Il percorso processuale di Andrea Manciaracina registra uno snodo determinante il 31 gennaio 1991, data in cui il soggetto viene localizzato e tratto in arresto dal personale della Squadra Mobile di Trapani all’interno dell’asilo nido «Il coniglietto», ubicato in via Marocco a Mazara del Vallo. Tale intervento rappresentava l’esito di una specifica attività di polizia giudiziaria sul tessuto urbano mazarese.

Tuttavia, il quadro cautelare muta il 1° agosto 1991, momento in cui viene disposta la scarcerazione del Manciaracina per sopravvenuta decorrenza dei termini di custodia cautelare, in ottemperanza all’ordinanza numero 4791/88 APM e numero 1862/88 U.I. emessa il 30 luglio 1991 dall’Ufficio Istruzione presso il Tribunale di Palermo. Il provvedimento imponeva l’obbligo di presentazione trisettimanale, specificamente nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì, presso l’ufficio di Pubblica Sicurezza territorialmente competente.

La fase di adempimento formale si interrompe bruscamente nel giugno 1992, a distanza di un mese dalla strage di Capaci. Il Manciaracina omette di presentarsi per la firma periodica, rendendosi formalmente irreperibile e sottraendosi all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare numero 2/92 R.M.C. per ricettazione aggravata, emessa il 15 giugno 1992 dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari di Palermo.

Negli anni successivi la posizione del soggetto viene colpita da molteplici provvedimenti restrittivi e sentenze di merito emessi dalle autorità giudiziarie competenti per il distretto di Palermo e Marsala. Il 1° marzo 1993 l’Ufficio del GIP del Tribunale di Marsala emette l’O.C.C. numero 879/90 R.N.R. e numero 137/93 R.GIP per associazione di stampo mafioso, titolo che sfocerà nella condanna del 12 luglio 1995. Nella medesima data del 1° marzo 1993, il Tribunale di Marsala emette la sentenza numero 127/93, irrogando 8 mesi di reclusione per falsità commessa da privato, poi confermata in appello con sentenza numero 3199/96 del 24 ottobre 1996.

Il 30 marzo 1993 il GIP di Palermo firma l’ordinanza di custodia cautelare numero 1395/93 G.I.P. e numero 5427/92 NC DDA, nell’ambito della cosiddetta operazione «Lylibeo», alla quale il ricercato si sottrae in data 1° aprile 1993. A ciò segue, il 19 luglio 1994, il mandato di cattura numero 4791/88 APM, numero 1862/88 R.GUI e numero 01/94 R.M.C. emanato dall’Ufficio Istruzione del capoluogo siciliano.

Il 12 luglio 1995 il Tribunale di Marsala pronuncia la sentenza numero 124/95 (R.S., 23/94 R.G. e n. 137/93 G.I.P.), con cui infligge la pena di 7 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso. A livello preventivo, il 16 gennaio 1996 il Tribunale di Trapani emette il decreto numero 132/93 R.M.P., divenuto esecutivo il 21 aprile 1996, applicando la sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno per 4 anni.

Sul versante repressivo delle indagini antimafia, il 29 gennaio 1996 il GIP di Palermo emette l’O.C.C. numero 139/96 R.G.I.P. nell’ambito della cosiddetta operazione «Omega», contestando reati di associazione mafiosa, omicidio, porto e detenzione di armi ed esplosivi. La Procura Generale di Palermo, il 28 novembre 1998, sigla l’ordine di esecuzione pena detentiva numero 317(2)97 R.ES. per la pena di 7 anni comminata a Marsala.

La sequenza cautelare prosegue il 6 aprile 1999 con l’ordinanza numero 6317/95 R.G.N.R. e numero 6272/96 R.G.G.I.P. del GIP di Palermo, che contesta a Manciaracina il concorso nel sequestro del gioielliere palermitano Claudio Fiorentino, avvenuto tra il 10 ottobre 1985 e il 13 agosto 1987. Il 29 ottobre 1999 viene notificata l’O.C.C. numero 5190/97 R.G.N.R. e numero 6200/97 R.G.I.P., in cui l’indagato è accusato insieme ad altri otto soggetti di molteplici omicidi consumati durante i conflitti mafiosi degli anni Ottanta in provincia di Trapani.

Il 28 gennaio 2000 sopraggiunge l’ordinanza numero 3519/97 R.G.N.R. e numero 491/98 R.G.I.P. del GIP di Palermo, scaturita dalla cosiddetta operazione «Arca», con addebiti di associazione mafiosa, omicidi e sequestro di persona. L’iter giunge al vaglio dibattimentale: il 19 maggio 2000 la Corte di Assise di Trapani condanna Manciaracina all’ergastolo nel procedimento numero 3059/95 R.G.N.R. (sentenza «Omega»), statuizione integralmente confermata l’11 ottobre 2002 dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo con sentenza numero 20/2001.

Soggetti ed enti coinvolti

Soggetti censiti negli atti

Andrea Manciaracina: destinatario di molteplici ordinanze di custodia cautelare, mandati di cattura e condanne all’ergastolo per reati associativi e fatti di sangue tra il 1991 e il 2002.

Natale Bonafede: pastore, tratto in arresto il 9 gennaio 1995 nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata «Spartaco», raggiunto il 29 gennaio 1996 dall’O.C.C. numero 3059/95 R.G.N.R. e numero 139/96 R.G.G.I.P. per l’operazione «Omega». Condannato all’ergastolo il 19 maggio 2000 dalla Corte di Assise di Trapani nel procedimento penale 4/96 R.G., con ripristino della custodia cautelare il 13 luglio 2000 e conferma della pena in appello l’11 ottobre 2002.

Rosaria Maria Alagna: nata a Marsala il 20 gennaio 1960, madre di due figli di 16 e 14 anni. Tratta in arresto per il reato di favoreggiamento personale aggravato poiché all’atto dell’operazione occupava una camera da letto all’interno dell’attiguo villino adibito a base logistica.

Claudio Fiorentino: gioielliere palermitano, parte offesa nel sequestro di persona a scopo di estorsione protrattosi dal 10 ottobre 1985 al 13 agosto 1987, inserito tra i capi di imputazione a carico del Manciaracina.

Uffici giudiziari e operativi

Squadra Mobile di Trapani: organo investigativo esecutore dell’arresto del 31 gennaio 1991 presso la struttura educativa di Mazara del Vallo.

Ufficio Istruzione e Ufficio GIP presso il Tribunale di Palermo: autorità giudiziarie emittenti dei provvedimenti custodiali e delle ordinanze relative alle operazioni «Lylibeo», «Omega» e «Arca».

Tribunale e Ufficio GIP di Marsala: sedi giudiziarie di primo grado competenti per le condanne per falso e associazione mafiosa del 1993 e 1995.

Corte di Assise di Trapani e Corte d’Assise d’Appello di Palermo: collegi giudicanti che hanno comminato e confermato la pena dell’ergastolo per i delitti ascritti nei procedimenti «Omega».

Analisi critica delle evidenze documentali

L’articolazione temporale dei provvedimenti processuali evidenzia una vulnerabilità strutturale nel raccordo tra la fine della detenzione preventiva e l’esecuzione dei controlli territoriali. La scarcerazione per decorrenza termini disposta nell’agosto 1991 non resse alla prima perturbazione di rilievo: a un mese dalla strage di Capaci, il venir meno dell’obbligo di presentazione dimostra l’inefficacia dell’obbligo di firma nel contenimento di figure di vertice inserite in consorterie radicate.

I dati confermano che la latitanza non è dipesa da una fuga isolata, ma dall’interazione di una rete di favoreggiamento presente nel circondario di Trapani e Marsala, confermata dal coinvolgimento diretto di figure logistiche come Rosaria Maria Alagna, rintracciata nel plesso abitativo contiguo ai locali d’interesse. Tale dato attesta la pervasività del radicamento locale e l’utilizzo di immobili vicini per il monitoraggio e la protezione della latitanza.

«Il giorno 01.08.1991 veniva scarcerato per decorrenza dei termini della custodia cautelare, con sottoposizione all’obbligo di firma… nel successivo mese di giugno 1992, il MANCIARACINA cessava di recarsi presso l’ufficio di P.S.»

L’accumulo di dodici provvedimenti restrittivi tra il 1991 e il 2000 testimonia altresì una frammentazione procedurale: i singoli reati di sangue degli anni Ottanta, il sequestro Fiorentino (1985-1987) e i reati associativi sono stati perseguiti con ordinanze separate nel corso di un intero decennio prima di convergere nel dispositivo definitivo dell’ottobre 2002. Tale scansione temporale lascia aperti quesiti analitici sulla tempestività del coordinamento tra gli uffici giudiziari dell’epoca.

Trasparenza e base giuridica

Il presente dossier è redatto attraverso l’esame sistematico di atti di polizia giudiziaria, ordinanze cautelari e sentenze emesse dagli organi di giurisdizione della Repubblica Italiana tra il 1991 e il 2002. La documentazione di riferimento include la relazione formale sulla cattura e la cronistoria penale curata dalla Polizia di Stato.

I contenuti e i testi degli atti processuali sono pubblicati conformemente all’articolo 5 della Legge 22 aprile 1941 n. 633, il quale sancisce che gli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche sono esclusi dalla tutela del diritto d’autore e appartengono al pubblico dominio. Le fonti ufficiali sono consultabili tramite gli archivi e i bollettini giudiziari della Polizia di Stato.

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