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Avena e altri cittadini messicani (Messico v. Stati Uniti d'America)
International Court of Justice

Avena e altri cittadini messicani (Messico v. Stati Uniti d'America)

International Court of JusticeInternational2026declassified06/08/2026
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Fonte Proprietaria: International Court of JusticeInternational

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Nota Legale

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Testo della Sentenza

Il 9 gennaio 2003, il Messico ha intentato una causa contro gli Stati Uniti d'America in una controversia riguardante presunte violazioni degli articoli 5 e 36 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963 nei confronti di 54 cittadini messicani condannati a morte in alcuni stati degli Stati Uniti. Contemporaneamente al ricorso, il Messico ha anche presentato una richiesta per l'indicazione di misure provvisorie, tra l'altro affinché gli Stati Uniti adottino tutte le misure necessarie per garantire che nessun cittadino messicano venga giustiziato e che non venga intrapresa alcuna azione che possa pregiudicare i diritti del Messico o dei suoi cittadini riguardo a qualsiasi decisione che la Corte potrebbe prendere nel merito del caso. Dopo aver ascoltato le parti nell'udienza pubblica sui provvedimenti provvisori tenutasi il 21 gennaio 2003, la Corte, il 5 febbraio 2003, ha emesso un'ordinanza con la quale ha deciso che:

Avena e altri cittadini messicani (Messico v. Stati Uniti d'America)

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Avena e altri cittadini messicani (Messico v. Stati Uniti d'America)

PANORAMICA DEL CASO

Il 9 gennaio 2003, il Messico ha intentato una causa contro gli Stati Uniti d'America in una controversia riguardante presunte violazioni degli articoli 5 e 36 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963 nei confronti di 54 cittadini messicani condannati a morte in alcuni stati degli Stati Uniti. Contemporaneamente al ricorso, il Messico ha anche presentato una richiesta per l'indicazione di misure provvisorie, tra l'altro affinché gli Stati Uniti adottino tutte le misure necessarie per garantire che nessun cittadino messicano venga giustiziato e che non venga intrapresa alcuna azione che possa pregiudicare i diritti del Messico o dei suoi cittadini riguardo a qualsiasi decisione che la Corte potrebbe prendere nel merito del caso. Dopo aver ascoltato le parti nell'udienza pubblica sui provvedimenti provvisori tenutasi il 21 gennaio 2003, la Corte, il 5 febbraio 2003, ha emesso un'ordinanza con la quale ha deciso che:

“Gli Stati Uniti d’America dovrebbero [dovrebbero] adottare tutte le misure necessarie per garantire che il signor Cesar Roberto Fierro Reyna, il signor Roberto Moreno Ramos e il signor Osvaldo Torres Aguilera [tre cittadini messicani] [noi] non vengano giustiziati in attesa della sentenza definitiva in questo procedimento”,

che “gli Stati Uniti d’America dovrebbero [dovrebbero] informare la Corte di tutte le misure adottate in attuazione di [quella] ordinanza”, e che la Corte sarebbe rimasta investita delle questioni che formavano oggetto di tale ordinanza fino a quando la Corte non avesse emesso la sua sentenza definitiva. Lo stesso giorno ha emesso un'altra ordinanza che fissa al 6 giugno 2003 il termine per il deposito del Memoriale da parte del Messico e al 6 ottobre 2003 il termine per il deposito del Contro-Memoriale da parte degli Stati Uniti d'America. Il presidente della Corte ha successivamente prorogato tali termini rispettivamente al 20 giugno 2003 e al 3 novembre 2003. Tali memorie sono state depositate entro i termini così prorogati.

Dopo aver tenuto udienze pubbliche nel dicembre 2004, la Corte ha emesso la sua sentenza il 31 marzo 2004. Il Messico aveva modificato le sue conclusioni durante la fase scritta del procedimento e nuovamente in quella orale, cosicché la Corte alla fine si è pronunciata sui casi di 52 (anziché 54) cittadini messicani.

La Corte ha innanzitutto esaminato quattro eccezioni degli Stati Uniti alla sua giurisdizione e cinque eccezioni alla ricevibilità. Il Messico aveva sostenuto che tutte queste eccezioni erano irricevibili perché erano state presentate fuori del termine prescritto dal Regolamento della Corte, ma la Corte non l'aveva accolto. La Corte ha poi respinto le eccezioni degli Stati Uniti, riservandone alcune all'esame nel merito.

Decidendo nel merito della causa, la Corte ha innanzitutto esaminato se le 52 persone interessate fossero esclusivamente di nazionalità messicana. Ritenendo che gli Stati Uniti non avevano dimostrato che alcuni di loro fossero anche cittadini statunitensi, la Corte ha ritenuto che gli Stati Uniti avessero l’obbligo di fornire informazioni consolari ai sensi dell’articolo 36, paragrafo 1, lettera b), della Convenzione di Vienna riguardo a tutti i 52 cittadini messicani. Per quanto riguarda il significato da attribuire all'espressione “senza indugio” di cui all'articolo 36, paragrafo 1, lettera b), la Corte ha inoltre ritenuto che sussiste un obbligo di fornire informazioni consolari non appena si appura che la persona arrestata è un cittadino straniero, o che vi sono motivi di ritenere che si tratti probabilmente di un cittadino straniero. La Corte ha ritenuto che, in tutti i casi tranne uno, gli Stati Uniti avevano violato il proprio obbligo di fornire le informazioni consolari richieste. Prendendo atto della natura interconnessa dei tre sottoparagrafi (a), (b) e (c) del paragrafo 1 dell'articolo 36 della Convenzione di Vienna, la Corte ha poi constatato che gli Stati Uniti avevano, in 49 casi, violato anche l'obbligo di consentire ai funzionari consolari messicani di comunicare, avere accesso e visitare i loro cittadini e, in 34 casi, di provvedere alla loro rappresentanza legale.

In relazione alle argomentazioni del Messico relative al paragrafo 2 dell’articolo 36 e al diritto dei suoi cittadini ad un effettivo riesame e riesame delle condanne e delle sentenze compromesse da una violazione dell’articolo 36, paragrafo 1, la Corte ha ritenuto che, in considerazione della mancata revisione della norma procedurale inadempiente dopo la decisione della Corte nel caso LaGrand, gli Stati Uniti avevano violato in tre casi il paragrafo 2 dell’articolo 36, sebbene la possibilità di un riesame giudiziario fosse ancora aperta negli altri 49 casi. Per quanto riguarda le conseguenze giuridiche delle comprovate violazioni dell’articolo 36 e delle richieste di restitutio in integrum del Messico, attraverso l’annullamento parziale o totale di condanne e sentenze, la Corte ha sottolineato che ciò che il diritto internazionale richiedeva era una riparazione in forma adeguata, che in questo caso significava revisione e riconsiderazione da parte dei tribunali statunitensi delle condanne e delle sentenze dei cittadini messicani. La Corte ha ritenuto che la scelta dei mezzi per il controllo e il riesame dovesse essere lasciata agli Stati Uniti, ma che esso dovesse essere effettuato tenendo conto della violazione dei diritti derivanti dalla Convenzione di Vienna. Dopo aver ricordato che il processo di revisione e riesame dovrebbe avvenire nel contesto di un procedimento giudiziario, la Corte ha affermato che il processo di clemenza esecutiva non è di per sé sufficiente a raggiungere tale scopo, sebbene adeguate procedure di clemenza possano integrare il controllo e il riesame giudiziale. Contrariamente a quanto affermato dal Messico, la Corte non ha riscontrato prove di un modello regolare e continuo di violazioni dell’articolo 36 da parte degli Stati Uniti. La Corte ha inoltre riconosciuto gli sforzi degli Stati Uniti per incoraggiare il rispetto della Convenzione di Vienna e ha ritenuto che tale impegno fornisse una garanzia e un’assicurazione sufficienti di non ripetizione come richiesto dal Messico.

La Corte ha inoltre osservato che, sebbene il caso di specie riguardasse solo cittadini messicani, ciò non dovrebbe implicare che le sue conclusioni non si applichino ad altri cittadini stranieri che si trovano in situazioni simili negli Stati Uniti. Infine, la Corte ha ricordato che gli Stati Uniti avevano violato i paragrafi 1 e 2 dell’articolo 36 nel caso dei tre cittadini messicani interessati dall’ordinanza del 5 febbraio 2003 che indicava misure provvisorie e che in tali casi non era stato effettuato alcun controllo e riesame della condanna e della sentenza. La Corte ha ritenuto che spettasse quindi agli Stati Uniti individuare un rimedio adeguato avente natura di revisione e riconsiderazione secondo i criteri indicati nella sentenza.

Istituzione del procedimento

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