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Caccia alle balene in Antartide (Australia contro Giappone: intervento della Nuova Zelanda)
International Court of Justice

Caccia alle balene in Antartide (Australia contro Giappone: intervento della Nuova Zelanda)

International Court of JusticeInternational2026declassified06/08/2026
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Fonte Proprietaria: International Court of JusticeInternational

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Nota Legale

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Testo della Sentenza

Il 31 maggio 2010, l’Australia ha avviato un procedimento contro il Giappone per “la continuazione da parte del Giappone di un programma di caccia alle balene su larga scala nell’ambito della seconda fase del suo programma giapponese di ricerca sulle balene con permesso speciale in Antartide (“JARPA II”), in violazione degli obblighi assunti dal Giappone ai sensi della Convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene (“ICRW”), nonché dei suoi altri obblighi internazionali per la conservazione dei mammiferi marini e dell’ambiente marino”.

Caccia alle balene in Antartide (Australia contro Giappone: intervento della Nuova Zelanda)

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Caccia alle balene in Antartide (Australia contro Giappone: intervento della Nuova Zelanda)

PANORAMICA DEL CASO

Il 31 maggio 2010, l’Australia ha avviato un procedimento contro il Giappone per “la continuazione da parte del Giappone di un programma di caccia alle balene su larga scala nell’ambito della seconda fase del suo programma giapponese di ricerca sulle balene con permesso speciale in Antartide (“JARPA II”), in violazione degli obblighi assunti dal Giappone ai sensi della Convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene (“ICRW”), nonché dei suoi altri obblighi internazionali per la conservazione dei mammiferi marini e dell’ambiente marino”.

Come fondamento della giurisdizione della Corte, l’Australia ha invocato le disposizioni dell’articolo 36, paragrafo 2, dello Statuto della Corte, facendo riferimento alle dichiarazioni di riconoscimento della giurisdizione della Corte come obbligatoria rese dall’Australia e dal Giappone rispettivamente il 22 marzo 2002 e il 9 luglio 2007.

Il 20 novembre 2012 la Nuova Zelanda ha depositato in cancelleria una dichiarazione di intervento nella causa. Basandosi sull'articolo 63, paragrafo 2, dello Statuto, essa ha sostenuto che, in quanto parte della ICRW, aveva un interesse diretto all'interpretazione che la Corte avrebbe potuto dare alla Convenzione nella sua decisione sul procedimento.

Con ordinanza del 13 febbraio 2013, avendo constatato che la Nuova Zelanda soddisfaceva i requisiti previsti dallo Statuto e dal Regolamento della Corte, la Corte ha ritenuto ricevibile la dichiarazione di intervento. Dal 26 giugno al 16 luglio 2013 si sono svolte le udienze pubbliche nel corso delle quali sono state presentate le difese orali di Australia e Giappone e sono stati ascoltati dalla Corte gli esperti che ciascuna Parte aveva chiesto di essere convocati. La Nuova Zelanda ha presentato osservazioni orali sull'oggetto del suo intervento.

Nella sentenza del 31 marzo 2014, la Corte ha dapprima ritenuto di essere competente a conoscere della controversia, respingendo la tesi del Giappone secondo cui la controversia rientrava nell’ambito di una riserva contenuta nella dichiarazione dell’Australia che riconosceva la giurisdizione della Corte come obbligatoria. Si è poi passati alla questione dell'interpretazione e dell'applicazione dell'articolo VIII della Convenzione del 1946, il cui paragrafo 1 stabilisce che le parti "possono concedere a ciascuno dei [loro] cittadini un permesso speciale che autorizza tale cittadino ad uccidere, catturare e curare balene a fini di ricerca scientifica".

Per quanto riguarda l’interpretazione di questa disposizione, la Corte ha osservato che anche se un programma di caccia alle balene implica ricerca scientifica, l’uccisione, la cattura e il trattamento delle balene ai sensi di tale programma non rientra nell’articolo VIII a meno che tali attività non siano “a fini” di ricerca scientifica. Per determinare questo punto e, in particolare, per accertare se l’uso di metodi letali da parte di un programma sia finalizzato alla ricerca scientifica, la Corte ha esaminato se gli elementi della concezione e dell’attuazione di un programma fossero ragionevoli rispetto agli obiettivi scientifici dichiarati.

Per quanto riguarda l’applicazione dell’articolo VIII, paragrafo 1, la Corte ha osservato che la JARPA II potrebbe essere qualificata a grandi linee come “ricerca scientifica”. Tuttavia, ha ritenuto che le prove a sua disposizione non dimostrassero che la progettazione e l’attuazione del programma fossero ragionevoli rispetto al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. La Corte ha concluso che i permessi speciali concessi dal Giappone per l’uccisione, la cattura e il trattamento delle balene in relazione alla JARPA II non erano “a fini di ricerca scientifica”, ai sensi dell’articolo VIII, paragrafo 1, della Convenzione del 1946.

La Corte si è poi occupata delle implicazioni di tale conclusione, alla luce della tesi dell’Australia secondo cui il Giappone aveva violato diverse disposizioni dell’elenco allegato alla Convenzione. Avendo constatato che il Giappone aveva effettivamente violato alcune delle disposizioni invocate (vale a dire le moratorie sulla caccia commerciale alle balene e sulle navi officina, e il divieto di caccia commerciale alle balene nel Santuario dell'Oceano Antartico), ha considerato la questione dei rimedi. Poiché JARPA II era un programma in corso, ha ordinato al Giappone di revocare qualsiasi autorizzazione, permesso o licenza esistente per uccidere, catturare o trattare balene in relazione ad esso, e di astenersi dal concedere ulteriori permessi ai sensi dell’articolo VIII, paragrafo 1, della Convenzione, in conformità a tale programma.

Istituzione del procedimento

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