Differenza relativa all'immunità dai procedimenti giudiziari di un relatore speciale della Commissione sui diritti umani
Differenza relativa all'immunità dai procedimenti giudiziari di un relatore speciale della Commissione sui diritti umani
PANORAMICA DEL CASO
Con lettera del 7 agosto 1998, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente comunicato alla cancelleria la decisione 1998/297 del 5 agosto 1998, con la quale il Consiglio economico e sociale ha chiesto alla Corte un parere consultivo sulla questione giuridica relativa all'applicabilità dell'articolo VI, sezione 22, della Convenzione sui privilegi e sulle immunità delle Nazioni Unite a un relatore speciale della Commissione sui diritti dell'uomo, e sugli obblighi giuridici della Malaysia in tale ambito. caso. Il Relatore Speciale, Cumaraswamy, stava affrontando diverse cause legali intentate nei tribunali malesi da parte di querelanti che affermavano di aver usato un linguaggio diffamatorio in un'intervista pubblicata su una rivista specializzata e che chiedevano danni per un importo totale di 112 milioni di dollari. Tuttavia, secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il signor Cumaraswamy aveva parlato nella sua veste ufficiale di Relatore Speciale ed era quindi immune da procedimenti legali in virtù della suddetta Convenzione.
Dopo aver depositato dichiarazioni scritte da parte del Segretario generale e di vari Stati, il 7, 8 e 10 dicembre 1998 si sono svolte udienze pubbliche durante le quali la Corte ha ascoltato le dichiarazioni orali del rappresentante delle Nazioni Unite e di tre Stati, tra cui la Malesia. Nel suo parere consultivo del 29 aprile 1999, dopo aver concluso di essere competente ad emettere tale parere, la Corte ha osservato che un relatore speciale incaricato di una missione per le Nazioni Unite deve essere considerato un esperto in missione ai sensi dell'articolo VI, sezione 22, della Convenzione sui privilegi e sulle immunità delle Nazioni Unite. Ha osservato che la Malaysia aveva riconosciuto che il sig. Cumaraswamy era un esperto in missione e che tali esperti godevano dei privilegi e delle immunità previsti dalla Convenzione nelle loro relazioni con gli Stati parti, compresi quelli di cui erano cittadini. La Corte ha poi valutato se l'immunità si applicasse al signor Cumaraswamy nelle circostanze specifiche del caso. Ha sottolineato che era il Segretario Generale, in quanto responsabile amministrativo dell’Organizzazione, ad avere la responsabilità e l’autorità primaria di valutare se i suoi agenti avevano agito nell’ambito delle loro funzioni e, ove concludesse in tal senso, di proteggere tali agenti affermando la loro immunità. La Corte ha osservato che, nel caso in questione, il Segretario Generale era stato rafforzato nella sua opinione secondo cui il signor Cumaraswamy aveva parlato in veste ufficiale dal fatto che l’articolo controverso più volte si riferiva esplicitamente alla sua qualità di Relatore Speciale, e che nel 1997 la Commissione sui Diritti Umani aveva esteso il suo mandato, riconoscendo così che egli non aveva agito al di fuori delle sue funzioni rilasciando l’intervista. Considerando gli obblighi giuridici della Malaysia, la Corte ha indicato che, quando i tribunali nazionali sono investiti di un caso in cui è in questione l’immunità di un agente delle Nazioni Unite, devono essere immediatamente informati di qualsiasi constatazione del Segretario generale relativa a tale immunità e devono attribuire ad essa il massimo peso. Le questioni di immunità sono questioni preliminari che devono essere decise rapidamente dai tribunali nazionali in limine litis. Poiché il comportamento di un organo di uno Stato, compresi i suoi tribunali, deve essere considerato un atto di quello Stato, la Corte ha concluso che il governo della Malaysia non aveva agito in conformità con i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale nel caso in questione.
