LaGrand (Germania contro Stati Uniti d'America)
LaGrand (Germania contro Stati Uniti d'America)
PANORAMICA DEL CASO
Il 2 marzo 1999, la Repubblica federale di Germania ha depositato nella cancelleria della Corte un ricorso per avviare un procedimento contro gli Stati Uniti d'America in una controversia riguardante presunte violazioni della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963. La Germania ha dichiarato che, nel 1982, le autorità dello Stato dell'Arizona avevano arrestato due cittadini tedeschi, Karl e Walter LaGrand, che erano stati processati e condannati a morte senza essere stati informati dei loro diritti, come previsto dall'articolo 36, paragrafo 1, lettera b), della Convenzione di Vienna. La Germania ha inoltre sostenuto che la mancata notifica prescritta le avrebbe impedito di tutelare gli interessi dei suoi cittadini previsti dagli articoli 5 e 36 della Convenzione di Vienna sia in sede di giudizio che in appello dinanzi ai tribunali degli Stati Uniti. La Germania ha affermato che sebbene i due cittadini, infine con l’assistenza di funzionari consolari tedeschi, avessero denunciato violazioni della Convenzione di Vienna dinanzi ai tribunali federali, questi ultimi, applicando la dottrina del diritto municipale dell’“inadempienza procedurale”, hanno deciso che, poiché gli individui in questione non avevano fatto valere i loro diritti nel precedente procedimento giudiziario a livello statale, non potevano farli valere nel procedimento federale. Nel suo ricorso la Germania ha fondato la giurisdizione della Corte sull'articolo 36, paragrafo 1, dello Statuto della Corte e sull'articolo I del Protocollo facoltativo della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari.
La Germania ha accompagnato il suo ricorso con una richiesta urgente di indicazione di misure provvisorie, chiedendo alla Corte di indicare che gli Stati Uniti dovrebbero adottare "tutte le misure a loro disposizione per garantire che [uno dei suoi cittadini, la cui data di esecuzione era stata fissata al 3 marzo 1999] [non fosse] giustiziato in attesa della sentenza definitiva sul caso...". Il 3 marzo 1999, la Corte ha emesso un'ordinanza per l'indicazione di misure provvisorie invitando gli Stati Uniti d'America, tra l'altro, a "prendere tutte le misure a loro disposizione per garantire che [il cittadino tedesco] [non sia stato] giustiziato in attesa della decisione definitiva [del] procedimento". Tuttavia, i due cittadini tedeschi furono giustiziati dagli Stati Uniti.
Le udienze pubbliche della causa si sono svolte dal 13 al 17 novembre 2000. Nella sentenza del 27 giugno 2001, la Corte ha innanzitutto delineato la storia della controversia ed ha poi esaminato alcune eccezioni degli Stati Uniti d'America sulla giurisdizione della Corte e sulla ricevibilità delle conclusioni della Germania. Ha ritenuto di essere competente a trattare tutte le argomentazioni della Germania e che queste erano ricevibili.
Decidendo nel merito della causa, la Corte ha osservato che gli Stati Uniti non negavano di aver violato, nei confronti della Germania, l'articolo 36, paragrafo 1, lettera b), della Convenzione di Vienna, che imponeva alle autorità competenti degli Stati Uniti di informare i LaGrand del loro diritto a far notificare al consolato di Germania il loro arresto. Ha aggiunto che, nel caso di specie, tale violazione aveva comportato la violazione dei paragrafi 1, lettera a) e c), di tale articolo, che disciplinavano rispettivamente i reciproci diritti di comunicazione e di accesso dei funzionari consolari e dei loro cittadini, nonché il diritto dei funzionari consolari di visitare i loro cittadini in carcere e di provvedere alla loro rappresentanza legale. La Corte ha inoltre affermato che gli Stati Uniti non solo avevano violato i loro obblighi nei confronti della Germania in quanto Stato parte della Convenzione, ma erano anche stati violati i diritti individuali dei LaGrand ai sensi dell’articolo 36, paragrafo 1, diritti che potevano essere fatti valere dinanzi alla Corte dal loro Stato nazionale.
La Corte si è poi rivolta alla tesi della Germania secondo cui gli Stati Uniti, applicando norme del proprio diritto interno, in particolare la dottrina del “procedural default”, avevano violato l’articolo 36, paragrafo 2, della Convenzione. Tale disposizione imponeva agli Stati Uniti di “consentire che fosse data piena efficacia agli scopi per i quali i diritti accordati [ai sensi dell’articolo 36] [erano] destinati”. La Corte ha affermato che, di per sé, la regola dell’inadempienza procedurale non violava l’articolo 36. Il problema sorgeva, secondo la Corte, quando la norma in questione non consentiva all’individuo detenuto di contestare una condanna e una sentenza invocando il mancato rispetto da parte delle autorità nazionali competenti degli obblighi previsti dall’articolo 36, paragrafo 1. La Corte ha concluso che, nel caso di specie, la regola dell’inadempienza procedurale aveva l’effetto di impedire alla Germania di assistere tempestivamente i LaGrand come previsto dalla Convenzione. In tali circostanze, la Corte ha ritenuto che, nel caso di specie, la norma richiamata violava l’articolo 36, comma 2.
Per quanto riguarda l’asserita violazione da parte degli Stati Uniti dell’ordinanza della Corte del 3 marzo 1999 recante misure provvisorie, la Corte ha sottolineato che era la prima volta che era chiamata a determinare gli effetti giuridici di siffatte ordinanze emesse ai sensi dell’articolo 41 del suo Statuto – la cui interpretazione era stata oggetto di ampie controversie in dottrina. Dopo aver interpretato l'articolo 41, la Corte ha ritenuto che tali ordinanze avessero effetto vincolante. Nel caso di specie, la Corte ha concluso che la sua ordinanza del 3 marzo 1999 “non era una semplice esortazione” ma “creava un obbligo giuridico per gli Stati Uniti”. La Corte ha poi esaminato le misure adottate dagli Stati Uniti per attuare l'ordinanza in questione e ha concluso che essi non l'avevano rispettata.
Per quanto riguarda la richiesta della Germania volta ad ottenere garanzie affinché gli Stati Uniti non ripetessero i loro atti illeciti, la Corte ha preso atto del fatto che questi ultimi avevano ripetutamente affermato in tutte le fasi di tale procedimento che stavano attuando un programma vasto e dettagliato al fine di garantire il rispetto, da parte delle loro autorità competenti, dell’articolo 36 della Convenzione e ha concluso che un simile impegno deve essere considerato conforme alla richiesta avanzata dalla Germania. Tuttavia, la Corte ha aggiunto che se gli Stati Uniti, nonostante tale impegno, venissero nuovamente meno al loro obbligo di notifica consolare a danno dei cittadini tedeschi, le scuse non sarebbero sufficienti nei casi in cui gli interessati fossero stati sottoposti a detenzione prolungata o condannati a pene severe. Nel caso di tale condanna e sentenza, spetterebbe agli Stati Uniti, con qualunque mezzo scegliessero, consentire la revisione e il riesame della condanna e della sentenza tenendo conto della violazione dei diritti sanciti dalla Convenzione.
