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Attività armate nel territorio del Congo (nuova domanda: 2002) (Repubblica Democratica del Congo c. Ruanda)
International Court of Justice

Attività armate nel territorio del Congo (nuova domanda: 2002) (Repubblica Democratica del Congo c. Ruanda)

International Court of JusticeInternational2026declassified06/08/2026
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Fonte Proprietaria: International Court of JusticeInternational

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Nota Legale

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Testo della Sentenza

Attività armate nel territorio del Congo (nuova domanda: 2002) (Repubblica Democratica del Congo c. Ruanda)

Attività armate nel territorio del Congo (nuova domanda: 2002) (Repubblica Democratica del Congo c. Ruanda)

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Attività armate nel territorio del Congo (nuova domanda: 2002) (Repubblica Democratica del Congo c. Ruanda)

PANORAMICA DEL CASO

Il 28 maggio 2002, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha depositato nella cancelleria della Corte un ricorso instaurando un procedimento contro il Ruanda per “violazioni massicce, gravi e flagranti dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario” conseguenti

“da atti di aggressione armata perpetrati dal Ruanda sul territorio della Repubblica Democratica del Congo in flagrante violazione della sovranità e dell’integrità territoriale [della RDC], come garantite dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Carta dell’Organizzazione dell’Unità Africana”.

La RDC ha affermato nel suo ricorso che la giurisdizione della Corte nel trattare la controversia tra essa e il Ruanda “deriva[ndr] da clausole compromissorie” contenute in molti strumenti giuridici internazionali, come la Convenzione del 1979 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, la Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, la Convenzione del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, la Costituzione del Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la Costituzione dell’UNESCO, la Convenzione di New York del 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione di Montreal del 1971 per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza dell’aviazione civile. La RDC ha aggiunto che la giurisdizione della Corte deriva anche dalla supremazia delle norme imperative (jus cogens), come riflesso in alcuni trattati e convenzioni internazionali, nel campo dei diritti umani.

Il 28 maggio 2002, data di deposito del Ricorso, anche la RDC ha presentato richiesta di indicazione di misure provvisorie. Su tale richiesta si sono svolte udienze pubbliche il 13 e 14 giugno 2002. Con ordinanza 10 luglio 2002, la Corte ha respinto tale richiesta, ritenendo di non disporre, nella fattispecie, della competenza prima facie necessaria per indicare le misure provvisorie richieste dalla RDC. Inoltre, “in assenza di manifesta incompetenza”, ha anche respinto la richiesta del Ruanda di cancellare il caso dalla Lista. La Corte ha inoltre ritenuto che le sue conclusioni non pregiudicassero in alcun modo la questione della sua giurisdizione nel merito della causa né eventuali questioni relative all'ammissibilità del ricorso o relative al merito stesso.

Il 18 settembre 2002, la Corte ha emesso un'ordinanza ordinando di affrontare in primo luogo le questioni scritte sulla giurisdizione della Corte e sull'ammissibilità del ricorso, fissando rispettivamente al 20 gennaio 2003 e al 20 maggio 2003 i termini per il deposito del Memoriale del Ruanda e del Contro-Memoriale della RDC. Tali memorie sono state depositate nei termini così prescritti.

Nella sentenza del 3 febbraio 2006, la Corte si è dichiarata incompetente a conoscere del ricorso presentato dalla RDC. La Corte ha ritenuto che gli strumenti internazionali invocati dalla RDC non potessero essere invocati, o perché il Ruanda (1) non ne era parte contraente (come nel caso della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti) o (2) aveva formulato riserve (come nel caso della Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio e della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale), o perché (3) non erano state soddisfatte altre precondizioni per l’audizione della Corte (come nel caso della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, della Costituzione dell’OMS, della Costituzione dell’UNESCO e della Convenzione di Montreal per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza dell’aviazione civile).

Poiché la Corte non era competente a conoscere del ricorso, non era tenuta a pronunciarsi sulla sua ammissibilità. Consapevole che l’oggetto della controversia era di natura molto simile a quello del caso tra Congo e Uganda, e che le ragioni per le quali la Corte non avrebbe proceduto ad un esame di merito nel caso tra Congo e Ruanda necessitavano di essere attentamente spiegate, la Corte ha dichiarato che una serie di disposizioni del suo Statuto le impedivano di prendere qualsiasi posizione nel merito delle pretese avanzate dalla RDC. Ha ricordato, tuttavia, “che esiste una distinzione fondamentale tra l’accettazione da parte degli Stati della giurisdizione della Corte e la conformità dei loro atti al diritto internazionale”. Pertanto, “[indipendentemente dal fatto che] gli Stati abbiano o meno accettato la giurisdizione della Corte, essi sono tenuti ad adempiere ai loro obblighi ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e delle altre norme del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, e rimangono responsabili degli atti a loro imputabili che sono contrari al diritto internazionale”.

Istituzione del procedimento

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