Per anni un uomo dell’Agro Nocerino-Sarnese ha fatto rinviare i propri processi fingendo una malattia. Lo scrive la Direzione Investigativa Antimafia: dalla fine degli anni Novanta il destinatario della confisca eseguita a Salerno l’8 maggio 2023, detenuto per numerose condanne definitive fra cui omicidio pluriaggravato continuato e associazione di stampo camorristico, aveva ottenuto, con consulenze e perizie, il riconoscimento di un’incapacità processuale per un grave deterioramento cognitivo. Le indagini della Procura di Nocera Inferiore, anche con intercettazioni e videoriprese, hanno smentito «in radice» quella patologia, incompatibile con le attività criminali che l’uomo continuava a svolgere; i processi sono ripresi e sono arrivate le condanne. Poi è arrivata la confisca: beni immobili per oltre due milioni di euro ad Angri e a Sant’Egidio del Monte Albino, più circa 160.000 euro per equivalente. Il 10 settembre 2024 la DIA ne ha dato esecuzione definitiva, dopo la Corte di Appello di Salerno e la Corte di Cassazione, che l’ha resa irrevocabile il 1° luglio 2024.
È uno dei casi che la Sezione Operativa DIA di Salerno ha reso noti fra il 2023 e il 2025. Messi in fila, i comunicati mostrano un territorio in cui la prevenzione patrimoniale colpisce soprattutto imprese, bar, distributori, aziende per eventi, e in cui il criterio è sempre lo stesso: la sproporzione fra patrimonio e redditi. Il secondo filo è quello della politica locale, con l’indagine per scambio elettorale politico-mafioso a Capaccio Paestum.
Il clan Tempesta e la «Nuova Famiglia»
Per il Tribunale di Salerno, Sezione Riesame e Misure di Prevenzione, la pericolosità sociale dell’uomo è «qualificata»: deriva dalle condanne definitive, da una misura di prevenzione personale mai eseguita perché era detenuto, e dall’appartenenza, in ruolo apicale secondo la DIA, al clan camorristico «Tempesta», federato alla «Nuova Famiglia» che operava nell’Agro Nocerino-Sarnese. La proposta era firmata insieme dal Procuratore di Nocera Inferiore e dal Direttore della DIA. Il caso mostra che il tempo non protegge i patrimoni: per la DIA né i lunghi periodi di stasi processuale né il tempo trascorso hanno impedito di ricostruire i beni e la loro provenienza.
Cava de’ Tirreni: bar, carburanti e prestanome
L’8 agosto 2023 la confisca riguarda un uomo di Cava de’ Tirreni condannato con sentenza irrevocabile per associazione di tipo mafioso e, secondo la DIA, coinvolto in indagini sui collegamenti con il clan Bisogno. Il Tribunale aveva già disposto il sequestro in via cautelare; la confisca colpisce attività commerciali nel settore alimentare e nella distribuzione di carburanti a Cava de’ Tirreni, intestate in parte a familiari e a un prestanome, oltre a rapporti finanziari e veicoli, per oltre un milione di euro. Il comunicato, firmato dal Procuratore della Repubblica Giuseppe Borrelli, aggiunge che l’uomo è stato di recente sottoposto a una nuova misura cautelare per estorsione, usura e trasferimento fraudolento di valori: per queste accuse vale la presunzione di innocenza.
Da Nocera Inferiore alla Toscana
Il 26 febbraio 2025 la DIA sequestra beni per circa tre milioni di euro a un imprenditore di Nocera Inferiore, definitivamente condannato per estorsione nel 1999 e condannato in primo grado per associazione mafiosa nel 1997, reato poi dichiarato estinto per prescrizione dalla Corte di Appello di Napoli. Il Tribunale ha ritenuto sussistente la sua pericolosità sociale, sia generica sia qualificata, e il decreto riguarda cinque società con sedi in Campania e in Toscana, nei settori agro-alimentare e delle costruzioni, intestate nel tempo a vari prestanome. Il comunicato descrive l’origine del provvedimento con una formula che ritorna:
«Il decreto di sequestro è stato emesso all’esito delle risultanze della complessa attività investigativa condotta dalla Sezione DIA di Salerno finalizzata alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale sia generica che qualificata del “proposto”»
Il 4 novembre 2025, a Mercato San Severino e Roccapiemonte, il sequestro, per circa 2.5 milioni di euro, colpisce un imprenditore che la DIA indica come indiziato di appartenere al «clan Desiderio», operativo, secondo il comunicato, nella zona di Mercato San Severino: un opificio, due aziende di allestimenti e noleggi per fiere ed eventi, una ditta della ristorazione, quote di un fondo pensione e buoni postali. La pericolosità generica è stata riconosciuta dal 2009 al 2021, quella qualificata dal 2015 al 2017. Il provvedimento, avverte il comunicato, è «ovviamente suscettivo di impugnazioni».
Il sequestro più piccolo dell’elenco racconta lo stesso metodo in scala ridotta: il 30 gennaio 2024 la DIA esegue un decreto del Tribunale di Salerno, chiesto dalla Procura, su quote di partecipazione e un terreno agricolo nel Comune di Scafati, per un valore di oltre 250mila euro.
Usura ai conciatori dell’Avellinese
Accanto alle misure patrimoniali, la Sezione di Salerno lavora anche sui reati che producono quei patrimoni. Il 21 ottobre 2025, nelle province di Salerno, Napoli, Avellino e Potenza, esegue un decreto di fermo di persona indiziata di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, per usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo la Procura, l’indagine, cominciata nel luglio 2025, ha fatto emergere una rete di persone interne o contigue a tre sodalizi camorristici delle province di Salerno, Avellino e Napoli, che avrebbero estorto ingenti somme a due giovani imprenditori conciari dell’Avellinese in gravi difficoltà economiche, come profitto di prestiti usurari concessi in precedenza. Il fermo, spiega il comunicato, era urgente anche per le minacce sempre più pressanti rivolte alle vittime nelle ultime settimane; sono stati impiegati 120 operatori, fra cui quattro piloti di droni della DIA. Il provvedimento, precisa la Procura, non comporta alcun giudizio di responsabilità definitivo: per tutti i fermati vale la presunzione di innocenza.
Capaccio Paestum, il voto del 2019
Il 27 marzo 2025 la DIA di Salerno esegue un’ordinanza cautelare del G.I.P. del Tribunale di Salerno nei confronti di 10 indagati, fra cui il sindaco dimissionario di Capaccio Paestum, Francesco Alfieri, posto agli arresti domiciliari. Secondo la Procura, le indagini, durate circa due anni fra il 2022 e il 2024, riguardano un presunto patto elettorale politico-mafioso legato alla candidatura a sindaco nelle elezioni del giugno 2019: voti in cambio della conservazione di uno stabilimento balneare già colpito da provvedimenti ablatori. Le accuse, scrive la Procura, «saranno sottoposte al vaglio del giudice»: per Alfieri e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
Il Lazio, e il limite delle fonti
La versione precedente di questa pagina presentava le indagini campane e quelle laziali come un unico asse. I comunicati non lo documentano. L’unico punto di contatto esplicito è nel sequestro di Pomezia del 19 settembre 2025, eseguito dalla DIA di Roma: l’imprenditore destinatario, arrestato nel luglio 2024, secondo la DIA faceva da raccordo fra gruppi che includevano esponenti della criminalità organizzata campana e autoctona. È un indizio di rapporti, non la prova di una rete; per dire di più servirebbero gli atti dei processi.
Il fascicolo delle prove
- Fonti: Direzione Investigativa Antimafia, Sezione Operativa di Salerno, comunicati dell’8 maggio 2023, 8 agosto 2023, 30 gennaio 2024, 10 settembre 2024, 26 febbraio 2025, 27 marzo 2025, 21 ottobre 2025 e 4 novembre 2025 (feed ufficiale); Centro Operativo DIA di Roma, comunicato del 19 settembre 2025.
- Provvedimenti: Tribunale di Salerno, Sezione Riesame e Misure di Prevenzione (confische e sequestri ai sensi del d.lgs. 159/2011); Corte di Appello di Salerno e Corte di Cassazione (confisca irrevocabile dal 1° luglio 2024); ordinanza cautelare del G.I.P. di Salerno del marzo 2025.
- Stato dei procedimenti: confisca definitiva per il caso dell’Agro Nocerino-Sarnese; condanna irrevocabile per associazione mafiosa per l’uomo di Cava de’ Tirreni, indagato per i fatti più recenti; sequestri del 2025 provvisori e impugnabili; per gli indagati di Capaccio Paestum, compreso l’ex sindaco, presunzione di innocenza.
- Correzioni: le citazioni della versione precedente non erano letterali; tolti nomi di privati e di imprese familiari; l’«asse» Campania-Lazio non è documentato dalle fonti.
- Dati personali: i comunicati della DIA riportano nomi, anni di nascita e comuni di residenza degli indagati; questa pagina nomina solo l’ex sindaco, per la carica pubblica che ricopriva, e nessun privato.
- Base per la riproduzione: articolo 5 della legge 22 aprile 1941, n. 633, che esclude dalla tutela del diritto d’autore i testi degli atti ufficiali.

