Il 16 marzo 2023 la Direzione Investigativa Antimafia e la Guardia di Finanza di Reggio Calabria eseguono un provvedimento che non colpisce un affiliato, ma un’azienda: il Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, mette in amministrazione giudiziaria per un anno una società per azioni con sede a Catania, un marchio della grande distribuzione alimentare con oltre 100 punti vendita in Calabria e Sicilia, circa 900 milioni di euro di fatturato annuo e 2500 dipendenti. Secondo il comunicato della DIA, alcuni punti vendita del Reggino sarebbero stati costruiti o ristrutturati da imprese intestate a prestanome ma gestite da imprenditori contigui alla criminalità mafiosa locale. Il Tribunale, «allo stato del procedimento e fatte salve le future valutazioni nel merito», ha ritenuto che la gestione dell’impresa, «seppur colposamente», abbia agevolato imprenditori che operavano nell’interesse della ‘ndrangheta.
È uno dei comunicati con cui i Centri Operativi della DIA di Reggio Calabria e di Catanzaro hanno reso conto, fra il 2022 e il 2026, delle misure di prevenzione patrimoniale nelle due province. Messi in fila, raccontano due modi diversi di aggredire i patrimoni: la confisca o il sequestro dei beni di chi è indicato come appartenente alle cosche, e l’amministrazione giudiziaria di imprese che non sono mafiose ma, secondo i giudici, ne hanno favorito gli affari. In tutti i casi la misura si regge sullo stesso calcolo: il valore dei beni confrontato con i redditi dichiarati.
Il supermercato e i prestanome
L’amministrazione giudiziaria dell’articolo 34 del codice antimafia è lo strumento più leggero e insieme quello che tocca l’economia più grande. Non toglie l’azienda ai proprietari, la affida per un periodo a un amministratore nominato dal Tribunale. Nel caso catanese il comunicato richiama le risultanze dell’operazione Planning, condotta dalla DIA e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio, che avrebbe fatto emergere «uno stabile rapporto di oggettiva agevolazione» fra l’espansione commerciale dell’impresa e esponenti della ‘ndrangheta o soggetti collusi.
La stessa operazione Planning compare in un altro comunicato del Centro Operativo di Reggio, del 20 settembre 2023: la confisca di beni per oltre 18 milioni di euro a un imprenditore reggino che la DIA descrive come «espressione della ‘ndrangheta» nel settore della distribuzione commerciale. Cinque imprese del commercio di elettrodomestici e immobiliare, 7 immobili, 2 autovetture, 28 orologi di lusso e 147.000 euro in contanti. L’imprenditore era emerso nell’operazione Martingala, conclusa nel febbraio 2018, ed è stato rinviato a giudizio per diverse ipotesi di reato; la DIA precisa che il quadro vale «allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni». Il Tribunale gli ha applicato anche la sorveglianza speciale per tre anni.
Le ipotesi per cui è stato rinviato a giudizio, elencate nel comunicato, sono associazione di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, bancarotta, usura e reimpiego di denaro di provenienza illecita. Nel luglio 2022, nell’ambito di Planning, era stato raggiunto anche da un’ordinanza di custodia cautelare come indiziato di intestazione fittizia e reimpiego di capitali illeciti. Secondo la DIA, le sue imprese erano formalmente intestate a «compiacenti fiduciari» proprio per evitare misure patrimoniali; gli investigatori hanno ricostruito le acquisizioni dell’ultimo trentennio, giudicandone il valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Cinquant’anni di patrimonio a Platì
Il 14 novembre 2024 la DIA esegue un sequestro di beni per circa 6 milioni di euro riconducibili a un soggetto che il comunicato indica come apicale nella cosca Barbaro di Platì, già destinatario di un decreto di appartenenza ad associazione mafiosa firmato dal Questore di Reggio Calabria nel 1965 e, secondo la DIA, condannato per associazione mafiosa nelle operazioni «Reale», «Marine», «Mandamento Ionico» e «Saggezza». Gli investigatori hanno ricostruito le sue acquisizioni patrimoniali «a partire sin dall’anno 1961». Sotto sequestro sono finite 5 società, fra cui tre ditte agricole, un circolo privato e un ristorante, 14 immobili e 40 appezzamenti di terreno. Il ristorante, scrive la DIA, era già noto alle cronache come luogo di matrimoni fra famiglie di ‘ndrangheta.
A Villa San Giovanni, il 27 settembre 2022, la confisca riguarda beni per quasi 1 milione di euro di un uomo che la DIA ritiene appartenente alla famiglia Buda-Imerti e indica come «longa manus» del padre, condannato in appello nell’ottobre 2020 a 14 anni e 8 mesi nel procedimento «Sansone». Il sequestro era stato disposto nel febbraio 2021; la confisca comprende una società di servizi, immobili nel Reggino e uno in provincia di Milano.
Catanzaro, dove i processi sono già arrivati
A Catanzaro le misure patrimoniali si appoggiano spesso su processi penali avanzati. Il 27 febbraio 2026 la DIA sequestra beni per quasi 5 milioni di euro a un imprenditore di Mandatoriccio, attivo nella distribuzione di prodotti tipici e nel turistico-alberghiero, condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso con la sentenza della Corte di Cassazione del 5 giugno 2024 nell’operazione «Stige». Secondo le risultanze investigative era una figura di riferimento per le cosche Farao-Marincola di Cirò Marina, con proiezioni anche in Germania. Il sequestro comprende un’impresa in forma di S.n.c., due quote societarie, quattro immobili, cinque beni mobili e sei rapporti finanziari.
![Testo nero su fondo bianco: il titolo in grassetto del comunicato («la Direzione Investigativa Antimafia sequestra beni per oltre 4,6 milioni di euro ad un imprenditore del cosentino [...] “Stige”») e i primi quattro paragrafi, fino all'elenco dei beni: un'attività d'impresa (S.n.c.), due quote societarie, quattro immobili, cinque beni mobili e sei rapporti finanziari.](/assets/foto/indagine-direzioneinvestigativaantimafia-interno-gov-it-579a4cc9c1/corpo-1.jpg)
Il 9 ottobre 2023 tocca a un imprenditore dei dispositivi antinfortunistici, condannato nel luglio 2023 in primo grado a 30 anni per associazione di tipo mafioso nel processo «Profilo Basso»: la sentenza non è definitiva. Il sequestro riguarda 7 imprese, quote societarie, 11 immobili, 30 beni mobili e 23 rapporti finanziari, per oltre 15 milioni di euro. Il 30 marzo 2023, nello stesso filone, un sequestro di oltre 4 milioni colpisce un agente immobiliare arrestato nel gennaio 2021 e allora sotto processo nel procedimento 4499/2016: il comunicato precisa che il provvedimento ha natura provvisoria e che seguirà il contraddittorio fra le parti. Il 15 marzo 2024, infine, diventa definitiva dopo la Cassazione la confisca di oltre 1 milione a un imprenditore catanzarese, con due società della ristorazione e della posa di vetri, un’associazione culturale e 10 immobili.
Che cosa provano, e che cosa no, questi atti
I comunicati sono il racconto che la DIA fa delle proprie operazioni, e la loro forza è diversa caso per caso. Le confische definitive di Catanzaro e il sequestro legato alla condanna irrevocabile di «Stige» poggiano su accertamenti chiusi; il sequestro di Platì, quello di «Profilo Basso» e l’amministrazione giudiziaria dell’azienda catanese sono misure provvisorie, che la stessa DIA accompagna con la formula «impregiudicata ogni diversa successiva valutazione». Per chi non ha una condanna definitiva vale la presunzione di innocenza.
Resta, comune a tutti, il metodo: la sproporzione fra beni e redditi dichiarati, ricostruita a ritroso anche per decenni. È il punto su cui si giocano le fasi successive, e su cui i comunicati, per loro natura, non danno conto delle ragioni della difesa.
Il fascicolo delle prove
- Fonti: Direzione Investigativa Antimafia, comunicati stampa del Centro Operativo di Reggio Calabria (14 novembre 2024, 20 settembre 2023, 16 marzo 2023, 27 settembre 2022) e del Centro Operativo di Catanzaro (27 febbraio 2026, 15 marzo 2024, 9 ottobre 2023, 30 marzo 2023), dai feed ufficiali del sito della DIA.
- Provvedimenti: Tribunale di Reggio Calabria e Tribunale di Catanzaro, Sezioni Misure di Prevenzione (sequestri e confische ai sensi del d.lgs. 159/2011; amministrazione giudiziaria ex art. 34); Corte di Cassazione, sentenza del 5 giugno 2024 («Stige»).
- Stato dei procedimenti: condanna definitiva per l’imprenditore di «Stige»; condanna di primo grado, non definitiva, per l’imprenditore di «Profilo Basso»; procedimento pendente per l’agente immobiliare; sequestro di Platì e amministrazione giudiziaria dell’azienda catanese come misure provvisorie.
- Correzioni: la versione precedente di questa pagina conteneva una citazione non letterale, fondeva due persone diverse del filone «Profilo Basso» e riportava fatti (via Popilia, «Borotalco») estranei agli atti patrimoniali.
- Dati personali: i comunicati non nominano i destinatari delle misure, e questa pagina non li nomina.
- Base per la riproduzione: articolo 5 della legge 22 aprile 1941, n. 633, che esclude dalla tutela del diritto d’autore i testi degli atti ufficiali.

